Milano, 26 giugno 2005. I giornalisti, come i magistrati, sotto tiro. Per quanto riguarda i giornalisti, il Parlamento è sul punto di approvare alcune norme, che mettono a rischio il diritto dei cittadini all’informazione e il lavoro dei cronisti. L’ultima tegola è rappresentata dalla riforma della Giustizia: il relativo disegno di legge “potrebbe essere riapprovato dal Senato – secondo l’agenzia Apcom - già martedì della prossima settimana". Il 14 luglio i magistrati italiani incroceranno le braccia contro un provvedimento ritenuto incostituzionale in più punti. I giornalisti resteranno a guardare? Non sono in ballo, con questa “riforma”, le loro libertà fondamentali di mediatori tra i fatti e la gente?
Suscita, infatti, pesanti perplessità anche di profilo costituzionale un passaggio, che riguarda i rapporti Stampa-Magistrati delle Procure della Repubblica. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge, con l'osservanza dei princìpi e dei criteri direttivi di cui all'articolo 2 (commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8), uno o più decreti legislativi. Nell'attuazione della delega il Governo si atterrà ai seguenti princìpi e criteri direttivi:... “prevedere che il procuratore della Repubblica tenga personalmente, o tramite magistrato appositamente delegato, i rapporti con gli organi di informazione e che tutte le informazioni sulle attività dell'ufficio vengano attribuite impersonalmente allo stesso; prevedere che il procuratore della Repubblica segnali obbligatoriamente al consiglio giudiziario, ai fini di quanto previsto al comma 3, lettera r), numero 3), i comportamenti dei magistrati del proprio ufficio che siano in contrasto con la disposizione di cui sopra”.
Franco Abruzzo, presidente dell’Ogl, ha dichiarato: “Questa riforma della Giustizia, per quanto riguarda i giornalisti, è in netto e radicale contrasto con l’articolo 21 (II comma) della Costituzione. La Costituzione disegna una professione giornalistica libera, non soggetta ad autorizzazioni e censure. Il ruolo “monopolista” assegnato dalla nuova legge ai Procuratori della Repubblica contrasta con questi principi. La visione del legislatore è quella del generale Cadorna, quando l’Italia era impegnata nella prima mondiale: i giornali erano obbligati a pubblicare soltanto i bollettini del Comando supremo; potevano, però, scrivere articoli di colore sulla guerra. I giornali saranno costretti a pubblicare soltanto quel che dice il Procuratore capo della Repubblica novello Cadorna? Che accadrà se i giornali pubblicheranno notizie giudiziarie fuori dal canale ufficiale? Si apriranno inchieste a caccia del magistrato troppo loquace? Avremo un’informazione giudiziaria non solo centralizzata, ma anche reticente?
“Tutte le informazioni sulle attività dell'ufficio del Pm – continua Abruzzo - dovranno essere attribuite impersonalmente allo stesso Ufficio. Che significa? I giornali dovranno censurare i nomi dei magistrati, che si occupano delle singole inchieste? E se ciò non dovesse accadere?”.
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Giustizia, Anm: sciopero il 14 luglio contro la riforma
Il presidente Riviezzo: ''Atto estremo, ma noi non perdiamo la speranza che dal Parlamento arrivino parole di buonsenso''
Roma, 25 giugno 2005. Il 14 luglio i magistrati sciopereranno per la quarta volta contro la riforma dell'ordinamento giudiziario decisa dal governo e ora all'esame del Senato. Il direttivo dell'Anm ha infatti deciso all'unanimità di fissare l'azione di protesta appunto per la metà di luglio. ''La scelta di scioperare è un momento di grande responsabilità e di amarezza - sottolinea il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Ciro Riviezzo - lo sciopero è un atto estremo, ma noi non perdiamo mai la speranza che dal Parlamento arrivino parole di buonsenso''.
Nel documento che ha deciso lo sciopero, approvato per acclamazione dal comitato direttivo centrale dell'Anm, si sottolinea che ''i lavori parlamentari sull'ordinamento giudiziario stanno proseguendo in questi giorni al Senato, di fatto senza discussione alcuna e in mancanza di un adeguato esame di temi che incidono sull'esercizio della giurisdizione e sulle garanzie per i cittadini''.
''Sul contenuto della riforma - si stigmatizza - in quattro anni non si è mai realmente discusso, essendosi proceduto con blindature, maxi-emendamenti, voti di fiducia e contingentamento dei tempi, come in occasione della discussione in Senato, nella quale è stata operata la scelta di costringere il dibattito parlamentare negli angusti limiti di otto ore di lavori''. ''Otto ore'', ripete significativamente il presidente Riviezzo.
I magistrati protestano perché ''non sono stati esaminati gli aspetti di incostituzionalità e di ingestibilità segnalati dall'associazione e dalla cultura giuridica. Non si è tenuto conto - si sottolinea con forza - dei rilievi formulati dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel suo messaggio alle Camere. Ed è stato respinto, oltre a quelli presentati dall'opposizione, anche un emendamento che proveniva da esponenti della stessa maggioranza e che rispondeva a uno dei rilievi del Capo dello Stato''.
Già questa mattina, comunque, la platea di magistrati riuniti dalla loro associazione al Palazzo di Giustizia di Roma, sede della Corte di Cassazione, per valutare la risposta al progetto di riforma del sistema giudiziario, si era pronunciata a favore dello sciopero. ''Siamo pronti a proclamare lo sciopero contro questa legge'', aveva detto infatti il vicesegretario dell'Anm Nello Rossi, facendo scattare il lungo e unanime applauso degli astanti. Gli interventi e le reazioni della platea avevano dunque dato una sensazione ben precisa sulle intenzioni dei magistrati. Per il vicepresidente dell'Associazione nazionale dei magistrati Carlo Fucci, ''occorre gridare al Paese che questa legge rappresenta un'offensiva contro il sistema giudiziario così come contro la Costituzione, svilendo il principio della divisione dei poteri dello Stato''. Di ''regolamento dei conti'' parla invece esplicitamente il segretario dell'Anm Antonio Patrono, osservando che si sta registrando ''una frattura inedita fra magistratura e politica''. (Adnkronos)
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14 luglio 1789: la presa della Bastiglia
Le rivoluzioni che, sino a noi, avevano cambiato la faccia degli imperi non avevano avuto per oggetto che un cambiamento di dinastia o il passaggio del potere da un uomo solo a più persone. La Rivoluzione francese è la prima che sia stata fondata sulla teoria dei diritti dell'umanità e sui principi della giustizia. Le altre rivoluzioni esigevano soltanto dell'ambizione; la nostra impone delle virtù.
Maximilien Robespierre
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