Si cura la malattia o la salute? Dipende dai punti di vista. Rossella Semplici, nel suo saggio “La cura della salute” (Edizioni Paoline, 151 pagine, 11 euro) sceglie quello meno banale.
La cura della salute quale processo quotidiano e continuo, è come un mosaico, le cui tessere prendono significato da una visione d’insieme. Nel tempo, la persona costruisce le sue tessere, le ritocca, le restaura. Tra le fondamentali emergono la capacità di sperare e godere delle gioie; la forza di affrontare le difficoltà, la malattia e la morte; l’abilità di conservare la curiosità; il coraggio di accettare nuove sfide; l’attitudine a coltivare l’humor e la sensibilità per continuare a emozionarsi.
Il volume si articola in quattro capitoli: La medicina nel tempo, Dalla prevenzione della malattia alla cura della salute, Arte e salute, Testimonianze.
Nel primo capitolo il punto centrale è la storia della medicina, una sintesi essenziale che coinvolge culture ed etnie diverse, accomunate nella stessa ottica di riguardo per l’essere umano.
Nel secondo si va dalla prevenzione della malattia alla cura della salute, affrontando elementi come autonomia, autoaccettazione, relazioni sociali e familiari. Anche su queste basi dovrebbe poggiare la medicina. Non solo farmaci, non solo corpo.
Nel terzo viene evidenziato il ruolo di primo piano per la salute che ricopre l’arte nelle sue diverse manifestazioni. Essa offre la possibilità all’uomo di fermarsi per osservare, riflettere e contemplare. Si dice che l’arte rende l’uomo più uomo. In particolare la musica, che riesce sempre a trovare uno spiraglio da cui passare e diffondersi nel corpo, nella mente, nell’anima.
Per dimostrare tutto questo, l’autrice – impegnata in attività di psicologia clinica – racconta il vissuto di pazienti che hanno migliorato la percezione del proprio benessere personale con la pittura o con la musica, superando precedenti esperienze negative.
Intento del libro (che verrà presentato il 24 novembre, ore 18, al Circolo della stampa di Milano, in corso Venezia 16), è anche quello di tracciare una possibile “strada della salute”, ponendo al centro l’individuo nella completezza del suo essere, compreso il mistero, poiché “nessuna scienza può dire chi è l’uomo, da dove viene e dove va”.