BILANCIO, CONTRATTO, CONTRIBUTI
In questi sei mesi è stato impostato il nuovo bilancio tecnico attuariale che sarà approvato dal cda e dal consiglio generale entro novembre. Posso anticiparvi che i conti di lungo periodo indicano una criticità a partire dal 2021, quando secondo l’attuario i contributi versati non basteranno a pagare le pensioni. E questo, considerando l’attuale meccanismo degli scatti d’anzianità previsto dal contratto Fnsi-Fieg: se con il rinnovo contrattuale si cambierà sistema di calcolo degli scatti, bisognerà rivedere anche il bilancio tecnico (il Ministero vigilante ci darà questa possibilità).
In sostanza, l’Inpgi aspetta di vedere il saldo finale del contratto (dato da aumento in busta paga e revisione degli scatti) per rifare i conti e verificare quali misure occorreranno per garantire la sostenibilità nel lungo periodo: in ogni caso sarà necessario un aumento dei contributi (oggi le aziende versano all’Inpgi il 7,32% meno di quanto pagano all’Inps) la cui entità dipende anche da come finirà la parte economica del rinnovo contrattuale.
A mio avviso, si potrebbe anche pensare a un aumento maggiore dei contributi sui contratti a termine, che sono sempre più diffusi e da un lato danno meno soldi in tasca ai colleghi che vivono nel precariato, dall’altro lato costano di più all’Inpgi che poi versa ai giornalisti l’indennità di disoccupazione alla fine del contratto a termine.
416, CUMULO, GESTIONE SEPARATA
Abbiamo inoltre affrontato i vari temi che richiedono non solo il confronto con gli editori, ma anche e soprattutto con la politica. I prepensionamenti, previsti per i quotidiani dalla legge 416 del 1981 e successive modificazioni, pesano sui conti dell’Inpgi (in media, 500 mila euro per ogni caso) in modo improprio: il cda ha avviato un ricorso al Tar del Lazio ponendo una questione di costituzionalità della norma. Intanto, anche con l’accordo di Fieg e Fnsi, abbiamo preso gli opportuni contatti a livello politico e ministeriale per arrivare a una modifica legislativa.
Un altro tema su cui dovremo presto decidere, a seguito di una nuova legge, è quello del cumulo tra pensione e reddito da lavoro: l’orientamento è elevare il cumulo consentito (ora meno di 9.000 euro lordi annui) evitando però di arrivare alla cumulabilità totale. (Nella seduta del 13/11 il Cda ha portato a 20mila euro il tetto del cumulo, ndr).
Anche sulla gestione separata, la cosiddetta Inpgi 2, ci siamo mossi nei confronti di Parlamento e Ministeri per rivedere le attuali regole: stiamo verificando la possibilità di modifiche legislative o regolamentari, e il primo cambiamento su cui puntiamo è dare la possibilità ai colleghi che ricevono pensioni troppo basse dall’Inpgi 2 di ottenere, anziché una rendita minima, il capitale versato negli anni, rivalutato.
PATRIMONIO E CRISI, IMMOBILI E MUTUI
L’Inpgi ha un patrimonio di oltre 2 miliardi di euro, di cui quasi due terzi in immobili (gli uffici dell’Istituto stimano in poco meno di 1.300 milioni il valore prudenziale di mercato dei nostri palazzi) e la novità della nuova gestione è duplice: da un lato vogliamo valorizzare e riqualificare il patrimonio (con vendite mirate delle case, ancora però da decidere, e nuovi investimenti anche tramite fondi immobiliari) dall’altro lato intendiamo dare la massima trasparenza (una nota sintetica sul patrimonio immobiliare è stata messa sul sito www.inpgi.it e l’abbiamo ripresa anche sul nostro www.quartopotere.org mentre gli uffici stanno ultimando le schede da cui emerge anche la redditività di ogni singolo immobile).
Soprattutto andrà attentamente valutata, anche alla luce dell’andamento della crisi economica, la composizione del patrimonio Inpgi in modo da ottimizzare la sua redditività senza incorrere in rischi eccessivi: noi non abbiamo per fortuna comprato Lehman Brothers (a differenza della Casagit che ha purtroppo investito 600 mila euro in questi titoli) né obbligazioni strutturate di alcun tipo, ma ovviamente non siamo esenti dai ribassi dei mercati finanziari.
Abbiamo deciso di non svendere le nostre azioni (pari a 108 milioni a fine ottobre, il 5,36% del patrimonio) né le quote di fondi hedge (un investimento di 72 milioni, il 3,6% del patrimonio) che sono state recentemente comprate con l’obiettivo di aumentare la diversificazione e il rendimento del portafoglio.
A mio avviso, non sarebbe opportuno neppure vendere obbligazioni (ne abbiamo in portafoglio un controvalore di 324 milioni di euro) per aumentare l’avanzo dell’Istituto nel 2008: è stato un anno difficile, e va messo in conto anche un “calo dell’utile” per l’Inpgi, ma dobbiamo ragionare sul lungo periodo e tenere i titoli più redditizi.
In ogni caso, uno dei migliori investimenti per l’Inpgi è la concessione di mutui e prestiti ai colleghi: il rendimento per l’Istituto è attorno al 4% netto (tolte le ritenute fiscali) mentre i tassi per i giornalisti sono decisamente interessanti, e scesi ancora in questo mese di novembre: si va dal 5,25% al 5,40% per i mutui casa a tasso fisso (considerando la durata minima e massima, rispettivamente 10 e 25 anni) mentre si paga il 6,4% per i prestiti personali.
DIREZIONE, ORGANIZZAZIONE E TRASPARENZA
Il direttore generale, Arsenio Tortora, lascerà il suo incarico nel 2009. Ma prima che il cda dell’Inpgi decida il nuovo direttore, sarà necessario rivedere l’attuale struttura dove, oltre al direttore, ci sono ben 10 dirigenti (un altro è uscito dall’Istituto durante gli ultimi sei mesi) su un totale di circa 200 dipendenti. L’organizzazione dell’Inpgi potrebbe essere resa più efficiente creando alcune aree: per esempio Inpgi 1 e Inpgi 2 potrebbero essere meno “separate” unificando, rispettivamente sotto i servizi contributi e prestazioni, le strutture delle due gestioni, in modo da dare un servizio più efficiente e “unitario” ai colleghi. Segnalo che intanto si sta già cercando di rendere ancora più efficiente e trasparente l’attività dell’istituto: per esempio il regolamento d’amministrazione è stato per la prima volta messo online, su iniziativa del nuovo Presidente Andrea Camporese, sul sito dell’Inpgi.
Naturalmente, sono a disposizione dei colleghi per qualsiasi approfondimento.
Edmondo Rho
Consigliere d’amministrazione Inpgi
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Il Cda dell'Istituto di Previdenza vara
il cumulo a 20 mila euro: più che
raddoppiata la possibilità di sommare
pensione e redditi da lavoro autonomo
e dipendente. Contraria solo la Fieg.
Ma la legislazione generale prevede
la totale abolizione del cumulo
dal primo gennaio del prossimo anno.
Il cumulo era e resta totale per le donne che abbiano compiuto i 60 anni, per gli uomini che abbiano superato i 65 e per chi va in pensione di anzianità con almeno 40 anni di contributi. Nel corso del Cda è stata decisa una verifica a 12 mesi dell’impatto della nuova norma, che ora viene trasmessa ai Ministeri Vigilanti per l’approvazione, per capire se si possa proseguire nel percorso che porta alla totale liberalizzazione del cumulo. L’Inpgi, in via assolutamente prioritaria, è chiamato a garantire la sostenibilità del suo sistema previdenziale per i prossimi decenni. D’altro canto le proiezioni attuariali, consegnate proprio in questi giorni dal professor Micocci, redatte secondo le regole stabilite dal Ministero del Lavoro, evidenziano, a partire dal 2021, uno squilibrio tra entrate per contributi e uscite per pensioni.
Roma, 13 novembre 2008. Il Consiglio di Amministrazione dell’Inpgi, con la sola contrarietà dei due esponenti designati dalla Fieg, ha deciso di elevare la possibilità di cumulare redditi da lavoro (autonomo e dipendente) e pensione di anzianità dagli attuali 8 mila 900 euro a 20 mila euro
Si tratta di una decisione che tende ad armonizzare, così come previsto dalla legge di privatizzazione dell’Istituto, la normativa Inpgi alla legislazione generale che prevede la totale abolizione del cumulo dal primo gennaio 2009. A questa decisione si è arrivati attraverso un attento processo di analisi dei dati della platea dei giornalisti, dell’evoluzione del mercato giornalistico, delle proiezioni attuariali recentemente realizzate. Anche la Commissione Previdenza è stata chiamata ad esprimere un giudizio. “La stragrande maggioranza dei colleghi ha concordato sulla linea di un aumento sostanziale – afferma il Presidente dell’Istituto Andrea Camporese - che supera il raddoppio dell’attuale soglia, permettendo ai giornalisti in pensione con meno di 65 anni di cumulare fino a circa 900 euro netti al mese senza vedere decurtato l’assegno di pensione. Il cumulo era e resta totale per le donne che abbiano compiuto i 60 anni, per gli uomini che abbiano superato i 65 e per chi va in pensione di anzianità con almeno 40 anni di contributi. Nel corso del Cda è stata decisa una verifica a 12 mesi dell’impatto della nuova norma, che ora viene trasmessa ai Ministeri Vigilanti per l’approvazione, per capire se si possa proseguire nel percorso che porta alla totale liberalizzazione del cumulo.
L’Inpgi, in via assolutamente prioritaria, è chiamato a garantire la sostenibilità del suo sistema previdenziale per i prossimi decenni. D’altro canto le proiezioni attuariali, consegnate proprio in questi giorni dal professor Micocci, redatte secondo le regole stabilite dal Ministero del Lavoro, evidenziano, a partire dal 2021, uno squilibrio tra entrate per contributi e uscite per pensioni. Il mancato rinnovo del contratto di lavoro, la propensione al pensionamento non appena raggiunti i requisiti minimi, la diminuzione sostanziale delle medie retributive dei giovani giornalisti sono elementi che gravano sul quadro generale.
Il nuovo livello di cumulo adottato sostanzialmente cancella le decurtazioni di pensione in essere alla quasi totalità dei pensionati che oggi esercitano la libera professione. I dati estratti dalla Gestione previdenziale evidenziano 457 iscritti con età tra i 58 e i 65 anni con una media di collaborazioni di 18 mila euro annui. Il nuovo limite stabilito supera le retribuzioni percepite per lavoro autonomo e dipendente da parte di circa l’85 per cento dei colleghi pensionati .
Questo dato, a maggior ragione, evidenzia lo sforzo che l’Istituto ha voluto mettere in campo in presenza di una erosione inflativa di salari e pensioni che grava pesantemente sui bilanci delle famiglie. (www.fnsi.it)