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  I fatti della vita
Stampa

Mariagrazia Molinari
(Stampa Democratica):
“L’insostenibile
vaghezza degli
amministratori Casagit” .

Interventi di Paola
D’Amico, Isotta Gaeta,
Costantino Muscau
e Paolo Mastromo.

La risposta di Andrea Leone
a Maria Grazia Molinari

Milano, 10/11/08. I dati sono “affiorati” improvvisamente, in tutta la loro drammaticità: 3,9 milioni di euro di rosso nel bilancio 2007, 13,6 milioni di euro di “buco” pregresso. Dati a sorpresa, sottolineati da una solenne “promessa” del presidente Casagit, Andrea Leone: sono in arrivo tempi grami, di sacrificio per tutti. Senza sacrifici la Casagit fra tre-quattro anni sarà morta. 


Come, morta la nostra Cassa? Uno dei fiori all’occhiello, dei presidi dei giornalisti italiani. Ma cosa è successo? E, noi soci, dov’eravamo intanto che succedeva il finimondo?


Personalmente ho cercato di capire - andando a rileggere i dati messi a disposizione dalla Casagit - dove mi fossi distratta. Ho riletto comunicati e comunicazioni ufficiali e sono stata improvvisamente abbagliata dall’insostenibile vaghezza degli amministratori della Cassa. Di questa “vaghezza”, per la verità, avevano tentato di avvertirci sia Paola D’Amico sia Costantino Muscau, delegati senza potere: ne avevo preso buona nota ma non li ho aiutati a spezzare la rete di “osanna” che avvolgeva i vertici Casagit.


Posto d’onore, ovviamente, al Presidente che in una sua nota del 3 novembre (curiosamente diffusa da Autonomia e Solidarietà, la componente di maggioranza di cui è esponente di rilievo) esordisce così: “All’inizio del mio mandato avevo preso l’impegno di arrivare alla fine del quadriennio con un bilancio più chiaro che fosse trasparente e, quindi, certificabile.”


L’affermazione lascia a bocca aperta. Ma di quale quadriennio parla il presidente Leone? Perché, almeno ad una prima lettura, la frase sembra voler dire che, al suo insediamento, egli avesse notato una sostanziale e preoccupante mancanza di trasparenza cui porre rimedio. Invece…


Ecco chi ha governato la Casagit negli ultimi dieci anni.


5 luglio 1998, presidente è (ancora) Mimmo Ferrara, vicepresidente vicario Andrea Leone


6 luglio 2001, Leone diventa presidente Casagit, vicepresidente vicario è Laura Delli Colli


23 novembre 2005, Leone è confermato presidente per acclamazione (strana acclamazione visto che nel frattempo c’era stato il pasticciaccio delle prime elezioni elettroniche, rinviate a gran richiesta per totale mancanza di segretezza del voto). In questa legislatura Laura Delli Colli è confermata vicepresidente vicario, affiancata da Andrea Camporese, attuale presidente Inpgi.


Dunque, Andrea Leone ha un ruolo decisionale da almeno dieci anni. E solo oggi scopre (e con lui ci si augura che l’abbia scoperto l’intero Cda) che, accanto al rosso di bilancio, esiste un buco nero di quasi 14 milioni di euro. Questa voragine sarebbe emersa per un diverso metodo di redazione del bilancio (cassa/competenza) che avrebbe evidenziato forti ritardi nelle richieste di rimborso facendo sì che i risultati dei singoli anni non fossero realistici. In altre parole, scrive Leone, “le riserve accumulate negli anni non erano di fatto avanzi di gestione, ma mancati pagamenti di spese già fatte dai soci e, quindi, da rimborsare”.


Attualmente le richieste di rimborso possono essere presentate fino a due anni dopo il prodursi dell’evento. Anzi, dichiara il presidente che, in realtà, Casagit è arrivata a rimborsare pratiche vecchie di cinque anni (quando si dice il rispetto delle regole…).


Bene, ora arriva il giro di vite: non più due anni, neppure un anno, neppure sei mesi bensì tre mesi. Sarà interessante capire come faranno gli uffici visto che vige la raccomandazione di raggruppare pratiche fino a raggiungere almeno i 100 euro. E’ chiaro che i soci saranno spinti a presentare anche un solo giustificativo per volta.


Bilancio 2007. Il 29 maggio 2008 si svolge l’assemblea nazionale dei delegati. Sul sito Casagit, accanto a una foto del presidente e del tavolo presidenziale, compare un testo nel quale si comunica che l’assemblea ha approvato il bilancio consuntivo 2007 “che ha risentito della stagnazione dei contributi determinata tra l’altro dal mancato rinnovo del contratto collettivo di lavoro dei giornalisti…”. Non una cifra.


 


E solo pochi giorni fa emerge la dura realtà: il bilancio 2007 registra una perdita di ben 3,9 milioni di euro. Quello del 2008 non sarà meglio.


Torna la domanda: cosa è successo? Da cosa derivano queste perdite?


Sarebbe bene che qualcuno spiegasse chiaramente e senza reticenze la situazione. Il bilancio 2006 si era chiuso con una perdita contenuta in 814mila euro così commentata sul sito Casagit: il “rosso deriva dal mancato rinnovo del contratto nazionale”. Ma, si precisa, “non è un negativo strutturale ed è ampiamente bilanciato dal Fondo di garanzia”. Nel 2004 i conti avevano registrato addirittura un utile di 5 milioni di euro. Fatto anomalo perché un ente come la Casagit non deve accumulare utili ma gestire possibili avanzi in modo da fornire una migliore assistenza ai soci, come enunciato dal presidente della Cassa.


Dopo di che l’apocalisse.


Obbligazioni Lehman Brothers. 600 mila euro investiti e inghiottiti (speriamo non tutti) dai ripetuti crolli dei mercati finanziari. Ora il problema è sì rappresentato dalla perdita ma, ancor prima, dalla scelta di investire i soldi dei giornalisti italiani sul mercato speculativo.


Due quesiti ai quali il vertice Casagit dovrà dare risposta: chi ha deciso di investire sui mercati mondiali? E chi ha scelto (sceglie) il tipo di investimento?


Ancora: quanto è costata la sanatoria per i colleghi con contratto Aer-Anti-Corallo? Un contratto che ha sancito il fatto che esistono giornalisti di serie A e di serie B. Un contratto che ha riflessi negativi su Inpgi e Casagit ma al quale Casagit non si è mai opposta.


Di risposte ha bisogno la categoria. Molte risposte, rapide e precise.


Mariagrazia Molinari


Stampa Democratica


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Federalismo per la Casagit


 


di Paola D’Amico-delegato nazionale Casagit eletta con Stampa Democratica


Dicono: pagheremo tutto, pagheremo tutti. Per la Casagit dalla pessima gestione, sempre più malvista dalla categoria, pare che saremo chiamati a pagare di più per ricevere di meno. E tutto ciò fa logicamente affermare a molti colleghi che sarebbe il caso di tornare all’iscrizione volontaria all’assicurazione.


Sono molte le strade che si vorrebbero percorrere per risanare la Cassa. Ma ancora non si è parlato di “federalismo”. Parola abusata in molti campi, ma forse in questo caso risolutiva.  E nella fase di transizione per gestire l’emergenza non ritengo improponibile l’idea di un commissariamento del nostro istituto.


Sarebbe opportuno che tutti gli iscritti potessero conoscere (a che serve un sito altrimenti, considerato quel che c’è costato) quanti sono i “contribuenti” per ogni singola regione e quanto costano, quali sono le patologie prevalenti in ogni regione. Si deve poter conoscere quali convenzioni si privilegiano “dove e come”. E quanto ogni convenzione ci costa. E i flussi dei pazienti in relazione alle prestazioni di ricovero.


Un tempo nei bilanci Casagit era bene evidenziata voce per voce quanto a Roma si spendeva in cure dentali, per esempio. Cioè esattamente il doppio rispetto a Milano, nonostante la quasi parità numerica degli iscritti.


Molte distorsioni, poi, nascono dal fatto che per lungo tempo si è lasciato credere ai colleghi che Casagit fosse una cassa sostitutiva non integrativa. 


Altre distorsioni si sarebbero potute evitare coinvolgendo i ‘delegati’ eletti (80) invece di limitarsi a riunirli due volte all’anno, a dicembre e maggio, per alzare la manina e dire sì o no al bilancio. Coinvolgimento che sarebbe stato molto utile nelle regioni con molti delegati. E se non è previsto dagli statuti, gli statuti si possono cambiare.


Nel dicembre di un anno fa, quando all’assemblea Casagit dove venne annunciata la previsione di un buco, invitando il Cda a presentare per il futuro previsioni di bilancio semestrali (proposta che è stata raccolta), chiesi anche cosa intendesse fare per far fronte alla situazione. Mi fu risposto che questo tema non era all’ordine del giorno.


Forse sarebbe bene interrogarsi su quanto sia poi opportuno che una Cassa vada oltre il compito di proteggere la salute dei suoi iscritti e lo stato patrimoniale. Che senso ha avuto ieri acquistare una sede (invece di restare in affitto per es. all’Inpgi) e oggi investire in una Finanziaria (nel caso la Lehman Brother’s) col rischio di uno ‘sprofondo’ rosso?


Nel 2004 Andrea Leone ha scritto nel bilancio consuntivo che “il risultato con un avanzo di oltre 5 milioni di euro, ben più di quanto ci aspettassimo, non è dal mio punto di vista un risultato equilibrato. Sono infatti fermamente convinto che la Casagit non debba accumulare: siamo un ente no profit, la cui missione è riversare ai soci e agli assistiti secondo il loro bisogno la maggior percentuale possibile di quanto versano. Se fossimo un’impresa industriale il 7,38% di utile sul fatturato sarebbe un risultato eclatante, ma per noi deve essere un motivo di profonda riflessione”.


Cosa ha portato da un avanzo di 5 milioni di euro in soli 4 anni ad un disavanzo di 18 milioni?


Non credo sia possibile puntare il dito solo sul mancato rinnovo contrattuale.


Dove erano e dove sono i revisori dei conti?


Il federalismo quindi, oltre a chiarire molti aspetti dell’amministrazione, potrebbe evitare le  spese eccessive. E senza nulla togliere alla ovvia solidarietà, si potrebbero indirizzare le regioni più “sprecone” verso una migliore gestione.


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Isotta Gaeta: anche Stampa democratica ha gestito


Casagit negli anni 80/90, ma con  buoni risultati.


Mi piace ricordare che, invece, Stampa Democratica ha avuto delle responsabilità nella gestione della Casagit negli anni 80/90 con in testa Dino Berretta nel CDA e altri, fra i quali io stessa, nel Consiglio; cosa  che non vale per Quarto potere perché non esisteva. Ma é bene citare quegli anni che sono stati di crescita e di buona gestione della Casagit. Mi sembra che si stia amputando la nostra memoria. A bientôt!Isotta Gaeta


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Alcune dimenticanze inspiegabili


 


di  Costantino Muscau - delegato nazionale all'Assemblea Casagit,


Cara Isotta, può sembrare da maramaldi dare un calcio al Leone morente, ma al Leone presidente (Casagit) di calci, pur senza essere un asino, ne ho assestati più di uno, e in tempi non sospetti. E purtroppo da solo. Neppure sostenuto dalla corrente (Stampa Democratica), che ho visto nascere e nella quale mi sono sempre riconosciuto. Una delusione.


Che, aggiunta ad altre, mi ha spinto a un piacevole e cinico letargo sindacale da circa due anni.


Letargo da cui mi hai svegliato tu, cara Isotta, perché , quale delegato nazionale all'Assemblea Casagit, sento come mio dovere informare i colleghi di alcune dimenticanze inspiegabili nel comunicato di Quarto Potere e Stampa Democratica sulle del gruppo dirigente Casagit di questa e della passata legislatura.


1)     La Casagit annullò le elezioni in Sicilia nel 2001. La nuova chiamata alle urne portò solo a una duplicazione del risultato, nel senso che i primi tre eletti rimasero gli stessi, e persino nello stesso ordine, a cominciare da colui che era stato il pomo della discordia, ovvero il collega siciliano Mario Cavaleri. Questo perché – scrisse nel 2005 lo stesso Cavaleri nel sito di Quarto Potere -


2)    Un’altra commissione in tempi più recenti la combinò ancora più grossa. Come dimenticarlo? Fu quella che doveva controllare il nuovo sistema del voto elettronico! Ricordate la storia dei Pin e delle elezioni rinviate, del flop colossale e costoso. Una vergogna che avrebbe dovuto spingere alle dimissioni dei vertici Casagit o come minimo dei membri della commissione.


3)     E che dire dell’altra oscura e ugualmente costosa ? Mi riferisco all’allora direttore Casagit, entrato in conflitto con il presidente Leone. Le sue dimissioni (di Tortora, non di Leone) vennero comunicate in assemblea solo perché (informato da un collega che volle mantenere l’anonimato) io mi alzai a chiederne conto. La risposta fu che . Subito dopo scoprii che qualche esponente di rilevo di Stampa Democratica sapeva tutto, ma se n’era ben guardato dall’informare almeno i delegati della corrente stessa..


4)     E ci siamo dimenticati di quando si dovette aspettare dei mesi per ottenere i rimborsi? Il tutto perché – se non ricordo male – il sistema informatico era stato male impostato o qualcosa di simile. All’epoca si mormorò anche che il personale avesse messo in atto operazioni di vero e proprio boicottaggio. In ogni caso è certo che si buttarono al vento somme enormi (Leone – sempre se non ricordo male – annunciò cause pr danni alla società informatizzante).


5)     Infine, ma non è il punto meno importante, sospetti sui bilanci erano stati avanzati anche dal collegio dei revisori dei conti nella passata legislatura. Il che mi dette lo spunto per scrivere un articolo in cui criticavo la mancanza di trasparenza, o una certa opacità, nei bilanci dell’Ordine Nazionale, Federazione della Stampa e Casagit. L’articolo fu pubblicato da Giornalismo e messo in rete sul sito di Stampa Democratico. Alla pubblicazione seguì la ovvia e sdegnata reazione di Leone. Meno ovvio il fatto che dopo poche ore il pezzo sparisse dal nostro sito.


Una spiegazione non mi è mai stata data.


Detto tutto ciò ringrazio i colleghi (se hanno avuto la pazienza di arrivare in fondo), non chiedo riconoscimenti al merito (volevo solo dire l’avevo detto) ma domando: perché nel comunicato, Quarto Potere e Stampa Democratica non hanno chiesto le dimissioni del Consiglio di amministrazione? E ora che la Casagit metterà le mani nelle nostre tasche (le metterà, le metterà..) che faranno Stampa Democratica e Quarto Potere, lanceranno un altro comunicato e alti lai?


Grazie Isotta, me ne torno in letargo.


Costantino Muscau


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Casagit: i dirigenti


prima si taglino


l’indennità


e poi si dimettano.


 


di Paolo Mastromo


Mi piace aggiungere il mio contributo sull'argomento Casagit, che vedo ci trova sensibili e anche piuttosto ragionevoli e "costruttivi". Sono in pensione dall’anno scorso, dopo aver versato a Casagit, in quasi 35 anni, un bel po’ di soldi. Mi sono serviti a curare qualche dente, a fare i recenti (molto utili, direi) screening, a pagare la lunga psicoterapia della mia ex moglie. In totale, credo di aver ricevuto più o meno ciò che ho dato: un calcolo sommario – molto sommario – mi porta a considerare non-inutili i soldi


versati per tanti anni in Casagit. La politica sanitaria nazionale, nel frattempo, sta evolvendo verso un universo nel quale le prestazioni-base (gratuite) saranno sempre meno. Adesso che – con l’età… – potrebbero rendersi utili terapie più frequenti (e forse anche più care) mi pare che per me un istituto come Casagit sia ancora un discreto investimento: un costo ragionevole per coprire, più che altro, eventuali rischi futuri che – senza questo paracadute - potrebbero rivelarsi “una brutta sorpresa” dal punto di vista finanziario. Altra cosa è il nostro legittimo desiderio di vederci chiaro nella inopinata “crisi” della Casagit. Forse è vero che tutti sono buoni amministratori quando le cose vanno bene (e quindi non serve essere buoni amministratori) e che non tutti reggono l’esame del merito quando le cose –come oggi – non marciano da sole. Non conosco direttamente le persone di cui si parla in questi giorni (cioè gli amministratori Casagit) ma il fatto che per anni non abbiano  avvertito le difficoltà finanziarie che sono poi emerse è “tecnicamente grave”.


Abbiamo “scialato” – appunto con le operazioni di screening… - quando ritenevamo di avere tanti soldi che non sapevano dove metterli, e adesso si scopre che no, abbiamo commesso sprechi che non potevamo permetterci. Ciò è obiettivamente grave. Io direi che gli amministratori di un’azienda privata, in un caso del genere, sarebbero licenziati. Siccome non so chi potrebbe licenziare gli attuali amministratori Casagit penso che essi stessi – per  decoro personale prima di tutto - farebbero bene


a) a ridursi significativamente i compensi (e questa dovrebbe essere la “premessa etica” per poter effettuare successive operazioni di coinvolgimento degli iscritti);


b) a dimettersi, lasciando il campo, nell’interesse comune, a qualcuno più capace di loro (ce ne saranno, no?).


Milano, 12 novembre 2008


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Andrea Leone, presidente Casagit: “Imprecisioni e omissioni nell’analisi della collega Mariagrazia Molinari” 


Roma,    12/11/08. I miei complimenti davvero sinceri a Mariagrazia Molinari per la puntigliosa ricostruzione attraverso gli atti pubblici del Cda di quanto accaduto dal 2001 ad oggi. Devo però sottolineare alcune imprecisioni ed alcune omissioni che forse spiegano la sensazione di vaghezza denunciata dalla illustre collega di Stampa Democratica. 


Innanzi tutto occorre precisare che il mio secondo mandato alla presidenza è iniziato sotto un segno gestionale diverso dal precedente. Era infatti cambiata la Direzione Generale. Nell’interregno intercorso prima della nuova nomina il Cda ha avuto modo di rilevare che il bilancio per cassa – pur perfettamente legittimo per un’associazione come Casagit - presentava alcune debolezze, in particolare una difficile quantificazione delle fatture relative agli anni precedenti, registrate ed archiviate sempre secondo l’ordine di protocollo, ovvero la data di ricezione da parte della Casagit. Proprio il bilancio 2004, con l’anomalia dell’avanzo di 5 milioni di euro, non in linea con le aspettative, ci ha convinti della necessità di passare a diverse regole contabili. Di qui l’impegno a riallineare i criteri entro questa legislatura. Per riordinare tutto ci sono voluti due anni e mezzo. E’ stato infatti necessario reimpostare il sistema contabile, quello di registrazione delle fatture, quello delle regole di accertamento di spesa. In più è stato necessario riqualificare la spesa degli anni precedenti, riformulando gli ultimi due bilanci secondo le nuove regole. Il termine trasparenza non sottende brogli o aggiustamenti, ma è molto più semplicemente riferito alla leggibilità dei dati, in particolare del divario tra contributi e prestazioni. Un ente come la Casagit infatti può contare sulla certezza degli introiti denunciati dalle aziende cui si aggiungono quelli, pure certi, versati dai soci capitari. Non così per le uscite.


Altro particolare: è ben vero che si sono sinora rimborsate anche spese presentate con oltre due anni di ritardo, ma sempre in misura percentuale e in base a decisioni della Commissione Permanente basate su motivazioni di eccezionalità condivise.


La cifra del disavanzo 2007 non è stata riportata nel comunicato del 29 maggio perché già conosciuta dopo il Cda che aveva approvato il bilancio. In ogni caso i delegati ne avevano precisa contezza, compresi i “senza potere” D’Amico e Muscau.


Aeranti Corallo: qui l’omissione è più grave. Tale da lasciare a bocca aperta. Sostenere, come fa Mariagrazia Molinari, che il Cda della Cassa che la Casagit non abbia fatto opposizione a questo contratto è impreciso e fuorviante. La Cassa, per suo stesso Statuto, nonché per assunto contrattuale, non può rifiutare l’iscrizione di un contrattualizzato. La titolarità del contributo, all’art.21 del Ccnlg, è in capo alla Fnsi che lo destina alla Casagit. Il nostro ruolo era far presente l’insostenibilità del contributo, più volte sottolineata con il sindacato. L’ultima con il comunicato del 26 febbraio con cui si rispondeva ad una nota di Democrazia Sindacale. Il fatto che il Cda Casagit, nell’ottica della solidarietà e dell’importanza di un contratto di emersione abbia accondisceso a posporre anche l’adeguamento già concordato mi sembra un atto di responsabilità sindacale.


Infine, la questione Lehman Brothers. Ritengo non accettabile e, ancora una volta, fuorviante la definizione “mercato speculativo” riferita ad obbligazioni di prima categoria della quarta banca d’investimenti al mondo, che il venerdì antecedente il fallimento era ancora classificata con un rating pari ai Bot emessi dallo Stato italiano. Ancora non ho trovato nessuno che ammetta di aver definito a rischio un investimento in obbligazioni bancarie di quel tipo prima del luglio 2008. Mercato speculativo, che io sappia è quello azionario, dei fondi azionari, dei derivati, dei subprime, degli hedge fund. Il resto, equivale alla classica tegola che cade sulla testa del passante.


Andrea Leone


Presidente Casagit 


 



 






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