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Stampa

Associazione lombarda dei giornalisti
e Ordine dei giornalisti della Lombardia
ricordano Walter Tobagi
nel XXV anniversario dell’assassinio.
Dibattito il 27 maggio (h 15) al Circolo della stampa
e scoprimento della targa il 28 maggio (h 11)
in via Salaino/angolo via Solari.
Speciale di Tabloid (numero 5/maggio 2005)

Al dibattito interventi di Enrico Decleva, Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Milano; del prof. Michele Tiraboschi dell'Università di Modena (collega di Marco Biagi) e di Ferruccio de Bortoli, direttore de “Il Sole 24 Ore. Concuderà Franco Abruzzo.


Milano, 25 maggio 2005. L’Associazione Lombarda dei Giornalisti e l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ricordano Walter Tobagi


Sabato 28 maggio ricorre il 25° anniversario della morte dell’inviato del Corriere della Sera e Presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, assassinato da un gruppo di brigatisti rossi. Per onorare il suo indimenticato Presidente, l’Alg ha pubblicato il volume “Walter Tobagi, giornalista”, di Giuseppe Baiocchi e Marco Volpati, e ha organizzato un convegno che si terrà alle ore 15 di venerdì 27 maggio al Circolo della Stampa di Milano, in corso Venezia 16. I relatori saranno il professor Enrico Decleva, Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Milano che fu di Tobagi uno dei maestri di storia, il professor Michele Tiraboschi, dell’Università di Modena allievo e continuatore di Marco Biagi, e Ferruccio de Bortoli direttore de “Il Sole 24 Ore”. Seguiranno contributi e autorevoli testimonianze di esponenti delle istituzioni, della società civile e del giornalismo. Presiederà Giovanni Negri, Presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Concluderà il convegno Franco Abruzzo, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia.


Grazie al sostegno del Comune di Milano e all'impegno diretto e generoso del vicesindaco Riccardo De Corato, il 28 maggio  (ore 11) verrà, invece,  scoperta  una Targa sul luogo del delitto (via Salaino) in memoria di Walter “Giornalista, inviato speciale del Corriere della Sera, studioso di storia del sindacato, presidente dell’Associazione lombarda dei Giornalisti, assassinato in questo luogo all'età di 33 anni”. Nella targa è riportata una frase di una lettera (dicembre 1978) di Walter alla moglie Stella: “ …al lavoro affannoso di questi mesi va data una ragione, che io avverto molto forte: è la ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente e cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei valori umani [...] per contribuire a quella ricerca ideologica che mi pare preliminare per qualsiasi mutamento, miglioramento nei comportamenti collettivi".  


Il Consiglio dell’Ordine della Lombardia, con l’editore Scheiwiller, ha predisposto la stampa di due volumi  il primo è una riedizione del saggio di Mario BorsaLibertà di stampa” con un’analisi  storica di Walter Tobagi  su Mario Borsa, mentre il secondo è una tesi di laurea a firma Federica Mazza dal titolo “Il  sindacato dei giornalisti. 1877-1980. Da Francesco De Sanctis a Walter Tobagi” (con una prefazione di Franco Abruzzo, pubblicata nel numero di maggio di Tabloid)..


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 COMUNICATO STAMPA DEL MINISTERO DELL’INTERNO


Il  sottosegretario  Michele Saponara presente al dibattito


e alla cerimonia dello scoprimento della targa in via Salaino


 Roma, 24 maggio 2005. In rappresentanza del Viminale, il sottosegretario al Ministero dell’Interno on. avv. Michele Saponara parteciperà alle cerimonie organizzate dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia, dall’Associazione lombarda dei Giornalisti e dal Comune di Milano per commemorare il giornalista del “Corriere della Sera”  Walter Tobagi nel 25° anniversario dell’assassinio, che si svolgeranno a  Milano il 27 e 28 maggio prossimi.


Il sottosegretario Saponara parteciperà all’incontro - dibattito previsto al Circolo della Stampa nel pomeriggio del 27 maggio ed alla cerimonia di scoprimento della lapide commemorativa il giorno successivo alle ore 11,  presso l’abitazione di  Walter Tobagi in via Solari angolo via Salaino. Parteciperà alla cerimonia anche il prefetto di Milano dott. Bruno Ferrante.


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 MILANO/TARGA IN MEMORIA DI WALTER TOBAGI.


Milano, 27 aprile 2005.  Una targa in memoria di Walter Tobagi, l'inviato del Corriere della Sera ucciso da un commando di terroristi nel 1980 sarà posta il 28 maggio a Milano, in via Salaino all'angolo con via Solari, nei pressi del luogo ell'omicidio e dell'abitazione di Tobagi.   Lo ha stabilito la Giunta comunale di Milano, recependo così la richiesta venuta dall'Associazione Lombarda Giornalisti, di cui Tobagi era presidente, e dall'Ordine del Giornalisti della Lombardia, su iniziativa del suo presidente Franco Abruzzo.   Nella targa commemorativa è riportato un passo di una lettera che Tobagi scrisse nel dicembre del 1978 alla moglie Stella: ''...al lavoro affannoso di questi mesi va data una ragione, che io avverto molto forte:  è  la ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente e cerca di capire perche' si e' arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei valori umani (...) per contribuire a quella ricerca ideologica che mi pare preliminare per qualsiasi mutamento, miglioramento nei comportamenti collettivi''.


''Un piccolo segnale verso un uomo e un giornalista che ha rappresentato un punto di riferimento saldo e ostante in quegli anni così terribili'', ha commentato il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato. Per il presidente  dell' OdG Lombardia, Franco Abruzzo, ''quella di Tobagi è una ferita ancora aperta e con questo piccolo gesto la città di Milano onora un suo figlio''.  (ANSA).



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Tobagi: un'antologia di scritti a 25 anni dall'omicidio


 Milano, 20 maggio 2005.  ''Testimone scomodo e rigoroso'', ''giornalista impegnato a difendere le sue idee a prezzo della vita'': così Walter Tobagi  è stato ricordato al Circolo della Stampa di Milano in occasione della pubblicazione di un'antologia di scritti a 25 anni dall'assassinio per mano della 'Brigata XXVIII Ottobre' e alla vigilia di un convegno che il 27 maggio ''dimostrerà la straordinaria attualità del suo impegno'' come ha annunciato il presidente dell'Associazione lombarda dei giornalisti, Giovanni Negri.


   Il volume, curato da Giuseppe Baiocchi e Marco Volpati, è stato pubblicato dall'Associazione e dalla Provincia di Milano. Raccoglie i contributi di Tobagi dai tempi della Zanzara (il periodico del liceo Parini da lui frequentato) fino agli articoli per il Corriere della Sera, agli scritti storici, all'impegno nel sindacato e alla rottura con la corrente maggioritaria, progressista, di Rinnovamento, fino alla nascita di Stampa Democratica.


   ''Un giornalista di rango - lo ha definito il presidente della Provincia Filippo Penati - che nella sua purtroppo breve esistenza ha lasciato un segno. Il segno di chi ha saputo raccontare la realtà con la concretezza del cronista e la  finezza del politologo. Un uomo che non aveva paura di cercare la verità, dovunque si trovasse, qualunque fosse, e senza tare intrappolato in facili schematismi semplificatori, senza  mai lasciarsi sopraffare dalla retorica''.


   Il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Franco Abruzzo, ha ricordato i tre volumi pubblicati su Tobagi (due dall’Ordine lombardo e uno dal sindacato regionale). Negri ha sottolineato il suo impegno quando ''si pose il problema di come il sindacato poteva meglio difendere gli interessi dei lavoratori. Si parlava allora di nuovo modello di  sviluppo. Tobagi si battè per un sindacato plurale, all'interno del quale tutte le componenti fossero rappresentate. Un sindacato non ideologico, non condizionato e non condizionabile dai partiti, democratico al suo interno, in grado di prefigurare il futuro del sistema informazione e perciò di guidare i giornalisti attraverso le nuove frontiere dell'editoria, tutelandoli, mantenendone la centralita' nelle redazioni''. (ANSA).


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 Terrorismo:  Pansa, i miei anni con Tobagi.


Roma, 20 maggio 2005.  ''Un uomo tenace, anche caparbio, difficile da piegare. Fermissimo nei convincimenti. Intransigente sui valori che aveva posto alla base della vita e del lavoro. E coraggioso, capace di tenere testa all'arroganza e alla prepotenza che il mestiere, fatalmente, gli faceva incontrare''. Giampaolo Pansa ricorda così, in un intervento su 'La Repubblica', Walter Tobagi, il giornalista del 'Corriere della Sera' ucciso il 28 maggio 1980 dai terroristi rossi.


 Venticinque anni dopo la sua morte, Pansa ricorda ancora l'ultimo colloquio con Tobagi, avvenuto durante una cena nella primavera del 1980 in cui il giornalista gli confidò la sua paura dei terroristi. ''Ma avere paura -racconta Pansa, ricordando le parole di  Tobagi - è inutile. Non serve a evitare il pericolo. E non ti aiuta a sopravvivere''.  ''Avevo portato a Walter - prosegue Pansa - un mio libro sul terrorismo, appena uscito da Laterza. Non potevo sapere che qualcuno stava già esaminando quelle pagine, per decidere se accopparmi o no. E anche Tobagi non immaginava che, due mesi dopo, gli stessi killer che mi stavano studiando l'avrebbero assassinato. Per  questa doppia ignoranza, concludemmo la cena in allegria. Dicendoci che non valeva la pena di guastarci le giornate, alzandoci la mattina con il terrore di essere ammazzati''.


 Del giorno della sua uccisione, racconta Pansa, ''non rammento  più niente. Tranne che ci misi un'infinità di tempo a scrivere il fondo di 'Repubblica' sull'assassinio di Walter. Di solito sono veloce ma quel giorno le dita non ne volevano sapere di battere sulla tastiera della mia Olivetti. E la testa viaggiava per conto suo''. Poi Pansa aggiunge: Che epoca assurda! Dopo lo sgomento e il dolore, emersero i sospetti, i veleni, le guerre politiche''.  ''Poi -racconta Pansa- quattro mesi dopo il delitto, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa arrestò un terrorista che sembrava di terza o quarta fila, per un episodio di poco rilievo. Si chiamava Marco Barbone, aveva 21 anni''. ''Era lui il capo della '28 marzo', un gruppo di appena 6 terroristi. Il sestetto si era dato una missione speciale: accoppare o ferire i giornalisti ' della sinistra istituzionale'''. Anche Giampaolo Pansa, con Marco Nozza, era nel mirino del gruppo del '28 maggio' . Lo pedinarono, poi il giorno stabilito per il suo attentato non lo trovarono. ''A quel punto -spiega Pansa- decisero di uccidere Tobagi''.


Dopo il processo e l'uscita dal carcere di Barbone, conclude Pansa, ''quel tempo atroce finì. Ma il ricordo di che cosa è stato gela ancora il sangue. Per lo meno a chi rifiuta il terrorismo. E non certo ai pochi o ai tanti che rimpiangono il vento che soffiava nelle  vele della meglio gioventù. Per quel che mi riguarda, vengo spesso assalito da una certezza: quegli anni feroci ci hanno cambiato tutti e in peggio. Ci hanno resi più rapidi di cuore, brutalmente ansiosi di dimenticare, di fare piazza pulita delle ombre dei morti e anche dei volti di chi  è rimasto vivo''.


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“Libertà di stampa”


di  Mario Borsa


in una nuova edizione


 Roma, 20 maggio 2005. A ottant'anni dalla prima edizione, torna in libreria, per iniziativa dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, nella collana 'Storia & Storie del giornalismo italiano' (editore Scheiwiller), 'Libertà di stampa', il pamphlet scritto nel 1925 da Mario Borsa, giornalista simbolo della lotta contro le imposizioni e la censura del regime fascista, e direttore del 'Corriere della Sera', dall’aprile  1945 all’agosto  1946.


Il libro, nella prima parte, ricostruisce la storia della  libertà di stampa dalle prime pene decise dai notabili della 'Camera Stellata' contro gli autori di satire e proclami nel '500 in Inghilterra, alle leggi statunitensi dei primi anni '20,  nelle quali ''il reato di diffamazione e di ingiuria contro uomini politici praticamente non esiste''. Vengono riportate anche le pagine di Borsa aggiunte ad un'edizione del dopoguerra,  nella quale il giornalista si sofferma sugli anni dell'Italia di Mussolini, in cui la ''stampa italiana degna di questo nome doveva cessare di esistere'', per mezzo dei ''sequestri di  giornali'' e le ''leggi eccezionali''; un periodo in cui ''direttori e redattori, appena sospetti di anti-fascismo, erano sostituiti da altri di... fede sicura''.


La seconda parte del volume, comprende il saggio ''Mario Borsa, giornalista liberale'' dedicato all'autore nel 1976 da Walter Tobagi, il giornalista del 'Corriere Della Sera', ucciso  il 28 maggio 1980 da un commando di terroristi. Ferruccio De Bortoli, individua tra i due colleghi, nell'introduzione al libro, dei tratti caratteriali in comune: ''Tobagi nella sua purtroppo breve vita di giornalista e di uomo di cultura, non accettò mai di piegarsi né all'indifferenza né alla rassegnazione'', né ''di condividere quell'atteggiamento di distacco, colpevole e complice, che la società italiana ebbe negli anni Settanta nei confronti del fenomeno del terrorismo. Così simile - aggiunge - al conformismo miope e vile che accompagnò l'ascesa del fascismo e la scomparsa, anche violenta, di ogni voce  dissonante. Come quella di Mario Borsa''.  (ANSA).


 


  





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