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GIORNALISTI.
BUONA TENUTA
PER il FONDO
di PENSIONE
complementare.

Il Fondo non possiede in nessuno dei comparti titoli diretti o comunque collegati della Lehman Brothers.

Roma, 31 ottobre 2008. «Nel quadro complessivo della crisi dei mercati finanziari, che ha penalizzato fortemente nel corso di quest'ultimo anno tutti gli investimenti legati agli andamenti di Borsa, i risultati ottenuti dal Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani possono ritenersi moderatamente soddisfacenti». È la conclusione alla quale è giunto il consiglio di amministrazione del Fondo, che ha esaminato l'andamento della gestione insieme ai gestori finanziari e con la consulenza dell'advisor Agora. «I comparti storici, il prudente ed il 'mix', nel quale è inserita la maggior parte dei giornalisti - spiega una nota del Fondo - hanno contenuto le perdite derivanti dalla flessione dei mercati finanziari, confermando, dal momento della loro istituzione (gennaio 2003) un andamento di crescita superiore al tasso di rivalutazione del Tfr. Nel corso di questo periodo, infatti, il Tfr si è rivalutato complessivamente del 17,74%, mentre il comparto prudente del Fondo ha ottenuto un 23,65% ed il comparto 'mix' un 18,45%. Non sono comparabili sullo stesso piano i risultati del comparto garantito e del comparto crescita. Infatti, il comparto garantito assicura a tutti coloro che lo hanno scelto un incremento almeno pari al tasso di rivalutazione del Tfr. Mentre il comparto crescita, caratterizzato da una componente azionaria molto alta, è certamente quello che ha perso di più, ma occorre sottolineare che è partito da quest'anno ed è quindi, impossibile fare una valutazione sul suo andamento storico». La nota spiega ancora che «nel corso dell'esame della gestione finanziaria si è confermato che il Fondo non possiede in nessuno dei comparti titoli diretti o comunque collegati della Lehman Brothers ed è stata anche accertata una complessiva diversificazione degli investimenti, tale da garantirli da effetti negativi sui mercati di singoli titoli. Il consiglio di amministrazione del Fondo ha anche avviato la fase di verifica delle offerte pervenute da primarie società di assicurazione nazionali in relazione alla gestione delle rendite - conclude la nota - non escludendo la possibilità di una gestione diretta, così come previsto dalle nuove disposizioni di legge sulla pensione complementare». (ANSA)


 


FINANZA: BUONA TENUTA DEL FONDO GIORNALISTI


Roma, 31 ottobre 2008. «Nel quadro complessivo della crisi dei mercati finanziari, che ha penalizzato fortemente nel corso di quest'ultimo anno tutti gli investimenti legati agli andamenti di borsa, i risultati ottenuti dal Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani possono ritenersi moderatamente soddisfacenti». È questa la conclusione cui è pervenuto il Consiglio di amministrazione del Fondo che ha esaminato l'andamento della gestione insieme ai gestori finanziari e con la consulenza dell'advisor Agora. «I comparti storici, il 'prudentè ed il 'mix', nel quale è inserita la maggior parte dei giornalisti, hanno contenuto le perdite derivanti dalla flessione dei mercati finanziari, confermando, dal momento della loro istituzione (gennaio 2003) un andamento di 'crescità superiore al tasso di rivalutazione del Tfr. Nel corso di questo periodo, infatti, il Tfr si è rivalutato complessivamente del 17,74%, mentre il comparto 'prudentè del Fondo ha ottenuto un 23,65% ed il comparto 'mix' un 18,45%», continua la nota. «Non sono comparabili sullo stesso piano i risultati del comparto 'garantitò e del comparto 'crescità. Infatti, il comparto 'garantitò assicura a tutti coloro che lo hanno scelto, un incremento almeno pari al tasso di rivalutazione del Tfr.Mentre il comparto 'crescità, caratterizzato da una componente azionaria molto alta, è certamente quello che ha perso di più, ma occorre sottolineare che è partito da quest'anno ed è quindi, impossibile fare una valutazione sul suo andamento storico», continua la nota.


«Nel corso dell'esame della gestione finanziaria si è confermato che il Fondo non possiede in nessuno dei comparti titoli diretti o comunque collegati della Lehman Brothers ed è stata anche accertata una complessiva diversificazione degli investimenti, tale da garantirli da effetti negativi sui mercati di singoli titoli», continua la nota del Fondo Giornalisti. «Il Consiglio di amministrazione del Fondo ha anche avviato la fase di verifica delle offerte pervenute da primarie società di assicurazione nazionali in relazione alla gestione delle rendite, non escludendo la possibilità di una gestione diretta, così come previsto dalle nuove disposizioni di legge sulla pensione complementare», conclude la nota. (Adnkronos)


 


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da: www.fondogiornalisti.it


 


Il testo riprodotto è tratto da Il Sole 24 Ore  del 9 ottobre 2008


 


COVIP: IMPATTO LIMITATO SUI FONDI PENSIONE ITALIANI


Da inizio anno calo solo del 3,4%: la strategia funziona


 


di Marco lo Conte


Una flessione del 3,4% da inizio anno a fine agosto per i fondi pensione: un dato che media il -2,5% dei negoziali e il meno -5,7% degli aperti; i piani individuali pensionistici (Pip) invece accusano un calo dell'8,8%, riferiti all'andamento dei fondi interni cui vengono destinati i contributi. E l'esposizione a titoli andati in default come Lehman Brothers risulta estremamente limitata: solo in 16 fondi su 600 è stata riscontrata la presenza di azioni o obbligazioni della banca Usa fallita per una quota superiore allo 0,5% del patrimonio e quasi mai oltre l'1 per cento. È questa la fotografia fornita dalla Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, dell'impatto prodotto dalla crisi dei mercati sulla previdenza complementare. Una rilevazione rassicurante, presentata ieri presso la Commissione Finanze del Senato, nell'ambito delle audizioni delle Authority di Vigilanza sui recenti ribassi di Borsa e sui rischi del credito, soprattutto se confrontata con il contesto finanziario che stanno vivendo i mercati. Attanagliati dalla crisi di liquidità e con ribassi dei listini azionari ben superiori al 40% da inizio 2008. Il Presidente facente funzione, Bruno Mangiatordi (a metà del luglio scorso è scaduto il mandato del presidente Luigi Scimìa), ha spiegato ai membri della Commissione come l'impatto negativo dei mercati abbia toccato marginalmente gli aderenti al secondo pilastro pensionistico: nei negoziali poco più dell'1% degli aderenti infatti è iscritto a comparti azionari, il 38% a bilanciati e il 53% a obbligazionari, mentre un altro 12 è iscritto a linee garantite. Nei fondi aperti, d'altro canto, è più alta la quota degli aderenti iscritti a linee azionarie, pari al 30 per cento. Da rilevare per quanto riguarda i Pip, l'assenza dell'utilizzo di contratti index: alcuni dei quali sono rimasti esposti in modo rilevante all'insolvenza di Lehman Brothers; mentre la distribuzione degli aderenti è quasi paritaria tra iscritti a gestioni separate di ramo I, tipicamente, prudenziali, e gestioni di ramo III di tipo unit linked, il cui rendimento è collegato a fondi interni.


 


Diversi i fattori che hanno protetto dalla tempesta finanziaria i contributi dei lavoratori: ultimo, in ordine di tempo, l'autorizzazione da parte della Covip di innalzare oltre il 20% del patrimonio il limite di detenzione di liquidità, per meglio gestire la discesa dei mercati. Mentre tra i fattori consolidati - ha ricordato Mangiatordi - determinante è stato il decreto 703/96, che impone ai fondi una marcata diversificazione del portafoglio e rigidi criteri di investimento in titoli quotati e liquidi. Fattori che hanno portato i fondi pensione ad evitare strumenti rischiosi come obbligazioni strutturate, spingendo i titoli di Stato al 58,9% del patrimoni dei negoziali e al 41,7% degli aperti.


 


Nella sua testimonianza in Commissione al Senato, Mangiatordi ha ricordato il monitoraggio svolto dalla Commissione sull'attività dei fondi: in particolare sulle scelte di investimento e sulle modalità con le quali sono definiti i mandati alle società di gestione. E proprio in questo contesto di crisi il Presidente ha spiegato che sulla previdenza complementare «è possibile fondare una più stabile fiducia nell'opportunità della scelta di partecipazione indipendentemente dalle fasi alternanti dei mercati. Il contesto critico attuale - ha aggiunto Mangiatordi - conferma la necessità di interventi mirati per favorire la diffusione della cultura finanziaria e previdenziale tra i cittadini e i lavoratori». Valorizzando i vantaggi derivanti dai diversi fattori: «i rendimenti, il vantaggio fiscale e il contributo del datore di lavoro».


 


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Roma, 3 ottobre 2008


 


LA VICE PRESIDENTE DEL FONDO, MARINA COSI: “POCHE PERDITE, NON ABBIAMO MELE MARCE, MAI AVUTE AZIONI O OBBLIGAZIONI LEHMAN BROTHERS”


 


La tempesta finanziaria che si è abbattuta sui mercati ha lasciato tracce ovunque. Tutti i fondi negoziali hanno perso, ma per il fondo pensione giornalisti italiani le "perdite sono state più contenute. Nel nostro plateau non ci sono mele marce". A darne certezza all'Adnkronos è la vice presidente del Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani, Marina Cosi.


 


"Tra i fondi negoziali - spiega - quello dei giornalisti non è fra i più grandi (13mila iscritti) ma il patrimonio è buono grazie al flusso del Tfr. Noi, come tutti gli altri fondi, ovviamente stiamo perdendo - dice Cosi - ma è anche vero che, rispetto alla massa totale dei fondi, abbiamo meno azionariato e quindi abbiamo perduto di meno. I tre quarti della categoria ha scelto il comparto 'Prudente' (azionariato per un quarto e il resto obbligazionariato) che ad un anno ha perso il 2,29%. Essendo un comparto che ha guadagnato molto, grazie a questo non ha neanche perso molto in seguito alla crisi. Il comparto Mix , invece, ha perso molto di più (6,6%) ma lo hanno scelto solo in pochissimi. Poi ci sono due nuovi comparti: il 'Garantito', nato per ottemperare ad "un obbligo di legge che deve garantire non meno del Tfr attraverso una assicurazione (nel nostro caso è la Cattolica Assicurazione)".


 


Infine c'e' il comparto 'Crescita', che è molto rischioso. ''Ha il 75% di azionariato e l'1% degli iscritti. Ma darne una valutazione è prematuro perché è nato solo a febbraio scorso. Non è ancora trascorso un anno. Noi - evidenzia il vice presidente - siamo tra i migliori, tra quelli che stanno perdendo meno. E questo anche perché, tra le altre cose, non abbiamo mai avuto né azioni, né obbligazioni Lehman Brothers, nè di società ad essa collegate. E non abbiamo neppure titoli obbligazionari di banche e di finanziarie statunitensi. Nè possiamo comprare azioni o obbligazioni dei paesi emergenti''.


 


''Fatti, questi - sottolinea Cosi - che negli anni della finanza creativa non ci hanno fatto guadagnare tanto quanto gli altri, ma che ora ci hanno tutelato visto che la crisi in atto ha reso quei titoli quasi carta straccia. E questo perché il nostro fondo ha il preciso mandato di portare in salvo il patrimonio del collega e non quello di vincere a tutti i costi".


 


"Poi - aggiunge Cosi - c'è qualcuno che dice che il Tfr rende di più rispetto alla scelta del fondo. Può essere vero nel breve, ma sui tempi lunghi il fondo batte il Tfr". Non tutto è andato comunque secondo le previsioni. C'è infatti chi fra i giornalisti ha agito in controtendenza: "Un gruppo di circa 60 colleghi - fa sapere la vicepresidente - quando è scoppiata la turbolenza nel mercato si è trasferito dal 'Prudente' al 'Crescita'". C'è insomma chi ha scelto di scommettere''. (ADNKRONOS)


 


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Roma, 25 settembre 2008


 


NÉ AZIONI NÉ OBBLIGAZIONI DI LEHMAN BROTHERS


NEL FONDO GIORNALISTI


 


“Il Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani assicura a tutti i propri iscritti che in nessuno dei propri comparti d’investimento sono presenti titoli di natura obbligazionaria o azionaria emessi dalla società Lehman Brothers o comunque da soggetti ad essa collegati.


Gli investimenti finanziari del Fondo, ancorché affidati a gestori specializzati, sono costantemente monitorati da una società di controllo. I gestori finanziari sono vincolati dai benchmark definiti dal Consiglio di amministrazione per ciascuno dei comparti. Inoltre, in tutti gli investimenti del Fondo, la cui componente azionaria complessiva è di circa il 30%, non sono presenti titoli obbligazionari di banche e finanziarie americane, né titoli obbligazionari o azionari dei paesi emergenti.


Il riflesso del fallimento della Lehman Brothers su tutti i mercati azionari e in tutte le borse del mondo ha provocato, come evidente, una perdita generalizzata, più accentuata ovviamente, per quei comparti d’investimento nei quali è più alta la quota di titoli azionari (come il comparto Crescita che comunque ha meno dell’1% dell’intero portafoglio). I rendimenti di tutti i comparti hanno regolarmente battuto il rispettivo benchmark ed il comparto Garantito copre il rendimento del Tfr (3,1%).


Di conseguenza, essendo i rendimenti in linea e con il profilo di rischio e con l’andamento del mercato, non sono stati necessari interventi correttivi.”


 


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Roma, 9 luglio 2008


 


Il testo riprodotto è tratto da Il Sole 24Ore dell'8 luglio 2008


 


PENSIONE, INTEGRARLA È DI RIGORE


 


di Elsa Fornero


 


Di fronte alla rapidità dell'invecchiamento demografico, l'Europa si interroga sull'adeguatezza del risparmio accantonato per soddisfare le esigenze dell'età anziana, e sui modi per incentivarlo. La domanda potrebbe sembrare inopportuna in Italia, nel momento in cui si discute soprattutto di "come far ripartire" i consumi anziché il risparmio delle famiglie, ma sarebbe sbagliato lasciare che considerazioni di breve termine facciano premio su quelle di lungo, perché ciò significherebbe non affrontare mai i problemi strutturali, che sono quelli che davvero frenano la crescita.


 


La domanda deve quindi essere posta anche per l'Italia, che invecchia più rapidamente della media europea: le famiglie stanno risparmiando a sufficienza per la loro età anziana? Il risparmio a cui si fa riferimento in questa domanda è un concetto molto ampio, che comprende sia i contributi versati al sistema pensionistico pubblico (che rappresentano un risparmio forzoso, ma pur sempre un risparmio), sia le somme accantonate ai fondi pensione, sia il risparmio addizionale prudenzialmente accumulato dalle famiglie per far fronte a imprevisti o per sostenere spese di "cura di lungo termine", vista la scarsità di prestazioni pubbliche di questo tipo.


 


A questa domanda si risponde comunemente calcolando il tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra il reddito di cui si disporrà al pensionamento e quello da lavoro. In passato, ma ancora per le generazioni che si apprestano oggi al pensionamento, i tassi di sostituzione erano nel nostro Paese alquanto elevati, dell'ordine di grandezza del 70-80% dell'ultima retribuzione, e coperti interamente dal sistema pensionistico pubblico. In futuro, però, le cose cambieranno: per ristabilire l'equilibrio finanziario del sistema, minacciato da promesse eccessivamente generose, le riforme pensionistiche hanno infatti sensibilmente abbassato, per le stesse età di pensionamento, i tassi di sostituzione, portandoli a valori di circa 30 punti inferiori a quelli del passato, e quindi al 40-50% appena dell'ultima retribuzione.


 


Due sono le risposte possibili (ma sarebbe meglio dire obbligate) a questo stato di cose. La prima è lavorare più a lungo: visto che la vita si allunga, allungare la vita lavorativa dovrebbe costituire una risposta naturale; anche se in modo lento, le riforme hanno in effetti aumentato l'età media di pensionamento, e l'aumenteranno ancora in futuro. La seconda risposta è quella di sostituire la parte di pensione pubblica che verrà a mancare con una pensione privata integrativa. I fondi pensione dovrebbero per l'appunto consentire di raggiungere questo scopo.


 


Da 15 anni a questa parte, diversi provvedimenti hanno cercato di invogliare i lavoratori ad aderire alla previdenza integrativa, senza grande successo; da ultimo, ci ha provato anche la norma sul "silenzio-assenso", mirante a una sorta di trasferimento quasi automatico del Tfr a fondo pensione, giacché proprio un'aliquota simile a quella del Tfr (7% circa della retribuzione lorda) sembra in grado, su una normale vita di lavoro e per rendimenti finanziari realistici, di ricostituire quel 30% perduto di copertura pubblica.


 


I lavoratori hanno però mostrato di riporre assai poca fiducia nei fondi pensione e di preferire il Tfr come tale, e così, a distanza di 15 anni la partecipazione rimane complessivamente modesta, con importanti categorie di lavoratori particolarmente a rischio d'insufficienza di risparmio (giovani, donne, lavoratori autonomi, dipendenti di piccole imprese). Neppure l'espediente del silenzio assenso si è mostrato risolutivo: sarà per l'irreversibilità della scelta (dal fondo pensione non si ritorna verso il Tfr, mentre dal Tfr è sempre possibile optare per la forma pensionistica) oppure per la perdita della "liquidazione", ossia di una somma fissa, preferita alla "rendita" o ancora per i maggiori rischi dei rendimenti finanziari rispetto al quello - basso, ma garantito - del Tfr; resta il fatto che, di fronte all'opzione, la maggioranza dei lavoratori ha manifestato la volontà di mantenere il Tfr, così aggirando il trasferimento automatico.


 


Che cosa fare? Come l'esperienza insegna, le scorciatoie sono inutili. La strada maestra è invece quella dell'informazione piena, onesta e trasparente e dell'educazione finanziaria, diretta in questo caso al risparmio pensionistico, un risparmio di lungo termine, rispetto al quale il rendimento di un anno ha scarso significato; dove il rischio può es­sere mitigato, ma per il quale non esistono garanzie gratuite, né private, né pubbliche; dove i costi di gestione debbono essere monitorati e controllati in modo da evitare brutte sorprese a posteriori. L'informazione deve riguardare anche la pensione pubblica, in modo che il lavoratore abbia un'idea di quanto verosimilmente otterrà dallo Stato, e possa consapevolmente e responsabilmente decidere di integrarla.


 


La crisi finanziaria oscura e complica tutto questo, ma non lo rende più evitabile. Un tempo si riteneva indispensabile insegnare a tutti a leggere, scrivere e far di conto perché tutti fossero dei buoni cittadini. Tutto questo non basta più: un minimo (neppure poi così basso) di cultura finanziaria è indispensabile per il cittadino che passerà alcuni decenni della sua vita aggrappato a spezzoni di pensione che avranno provenienze diverse, con i quali dovrà imparare ad avere qualche dimestichezza. E sconfortante pensare che, a distanza di quindici anni dalla prima introduzione dei fondi pensione, nessuna vera campagna di questo genere sia stata davvero realizzata e che non rientri nei piani di alcuna forza politica o sociale di cercare di rimediare a questa carenza.


 


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Roma, 5 maggio 2008


 


FONDO GIORNALISTI, NEL 2007 UN RENDIMENTO NETTO


DEL 3,4%


 


Bilancio più che soddisfacente per il "Fondo pensione complementare dei giornalisti italiani" in un anno non facile per le Borse e dunque per i gestori finanziari. Come pure per gli uffici amministrativi, alle prese con la destinazione del Tfr. Ancor più soddisfacente se confrontato ai risultati degli altri fondi e dello stesso trattamento di fine rapporto: nel 2007 il rendimento netto medio ponderato del Fondo giornalisti - al netto di commissioni e fiscalità - è stato del 3,4%, contro la media dell'1,8% netto del settore (fondi negoziali) e contro il 3,1% netto del tasso di rivalutazione del Tfr.


 


Fra i tre comparti che il Fondo aveva nel 2007 - Conservativo solo obbligazionario, Prudente col 25% di azionario e Mix metà azionario e metà obbligazionario - la performance migliore (+3,75% al netto di commissioni e fiscalità) l'ha messa a segno proprio quello prescelto dalla maggioranza degli iscritti, ossia il Prudente.


 


Canto del cigno per il Conservativo che ha guadagnato il 3,21% prima di chiudere a fine 2007. Alle poche centinaia di iscritti è stata offerta l’opzione, senza costi, fra la scelta d’un altro comparto o il Prudente per muto consenso. Va spiegato perché il Mix abbia reso, sempre al netto di commissioni e fiscalità, “solo” il 2,31%. Colpa dell'impatto negativo della componente valutaria di Stati Uniti e Giappone sui risultati del primo semestre prima che corressimo ai ripari modificando il benchmark. A luglio il cda del Fondo è intervenuto su tutti i comparti, rendendo omogenea la componente obbligazionaria - in prevalenza titoli di Stato europei con scadenze inferiori ai 3 anni per contenere il rischio di tasso d'interesse – e poi concentrando gli investimenti azionari soprattutto su titoli di società a larga capitalizzazione dell'area euro (con percentuali crescenti in funzione del grado di rischiosità del comparto: quindi 25% il Prudente, 50% il Mix, ma anche, alle due ali estreme, il 5% il Garantito ed il 75% il Crescita). Questi ultimi, Garantito e Crescita, nati l'uno per obbligo di legge e l'altro su richiesta di molti colleghi interessati a maggiori rischi/guadagni.


 


Già nel marzo 2006 il cda del Fondo era intervenuto sul benchmark del comparto Prudente, aumentandone del 5% la parte azionaria e riducendo la duration della componente obbligazionaria. Così ottenendo nel 2007 un extra-rendimento dell’1,8%.


 


La gestione del comparto Garantito - che per legge deve accogliere il tfr del silenzio/assenso, ma ch’è aperto anche ad altri colleghi e ad ulteriori versamenti - è affidata a Cattolica Assicurazioni. Come dice la parola, il Garantito garantisce unl rendimento minimo pari al tasso di rivalutazione del Tfr su base annua, però ha dei  vincoli, in particolare di permanenza minima, propri della sua natura “assicurativa”, che lo rendono differente dagli altri comparti. L’ultimo nato, il comparto Crescita – pensato per i più giovani perché i tempi lunghi dell’accumulazione consentono di bilanciare i rischi ed ottimizzare i guadagni - è gestito da Eurizon Capital ed è composto al 75% da azioni.


 


Infine le performance del nostro primo quinquennio 2003-2007 sono nei comparti Prudente (30,2% netto) e Mix (35,6% netto) largamente superiori rispetto al tasso di rivalutazione del TFR (14,3% netto). Confronto vincente anche rispetto ai rendimenti quadriennali confrontabili di 17 fondi di categoria: il rendimento netto medio ponderato del Fondo Giornalisti è stato del 25,5% contro il 20% dei concorrenti.


 


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Roma, 29 aprile 2008


Il Consiglio di amministrazione del Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani ha approvato all’unanimità, nella sua ultima riunione a Roma del 22 aprile, il bilancio consuntivo per l'esercizio 2007.


 


Bilancio di esercizio 2007 (Formato Pdf)


 


Relazione al bilancio di esercizio 2007 (Formato Pdf)


 


Relazione del Collegio dei Sindaci al bilancio di esercizio 2007 (Formato Pdf)


 


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Roma, 4 febbraio 2008 


 


MERCATI NEL PANICO, MANTENIAMO LA CALMA


 


Il mese di febbraio inizia con incoraggianti segnali di ripresa dei mercati, ma è opinione diffusa che le perturbazioni proseguiranno almeno per tutto il primo trimestre dell'anno.


Per questo riteniamo utile pubblicare un'analisi di uno dei nostri gestori finanziari, Eurizon Capital, licenziata venerdì 25 gennaio 2008.


 


Testo dell’analisi in formato Pdf


 


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Roma, 10 gennaio 2008 


 


IMPORTANTE COMUNICAZIONE


 


Versamenti contributivi e TFR 10 gennaio 2008


 


Con riferimento a quesiti posti da alcune aziende, si comunica che i versamenti contributivi inerenti il mese di dicembre 2007 ed il conferimento del TFR 2007 dovranno essere effettuati mediante la modulistica in atto utilizzata per i mesi precedenti.


 


I versamenti contributivi decorrenti dal mese di gennaio 2008 e da effettuarsi entro il giorno 10 del mese successivo, dovranno, invece, essere operati utilizzando la nuova modulistica conseguente alle nuove disposizioni normative.


 


Tale nuova modulistica sarà disponibile sul sito del Fondo, nella sezione Aziende, in tempo utile per l’effettuazione dei versamenti afferenti il mese di gennaio 2008 e successivi.


 


IL PRESIDENTE


Roberto Cilenti


 


In: http://www.fondogiornalisti.it/Comunicazioni2008.htm


 





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