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Perquisizioni nei giornali
vietate dalla Corte di Strasburgo,
ma i nostri Pm se ne fregano e
ne hanno ordinato 40 in tre anni.

UNCI: “INACCETTABILI
GLI ABUSI DA PARTE
DELLA MAGISTRATURA”.
PALAMARA (ANM): “NO
A CONTRAPPOSIZIONE
TRA GIUSTIZIA E STAMPA”

"LIBRO BIANCO" (in allegato) sui difficili e a volte burrascosi rapporti tra Magistratura e cronisti sul fronte del diritto di cronaca e della libertà di informazione. ANM: “Si abolisca il segreto investigativo, non siamo censori della stampa”.
IN CODA STUDIO DI FRANCO ABRUZZO

Roma, 24 ottobre 2008. Sono 40 le perquisizioni compiute dalla Magistratura nei confronti di giornalisti italiani negli ultimi 3 anni, «davvero troppe per un Paese democratico». È l'Unci, Unione nazionale cronisti italiani, a denunciare che «un pezzettino alla volta, parte della Magistratura inquirente e giudicante sta tentando di impadronirsi delle prerogative dei giornalisti, in qualche caso -rileva il presidente dell'Unione nazionale cronisti, Guido Columba- con abusi e comportamento persecutorio e intimidatorio». L'Unci ha perciò redatto un «libro bianco sui difficili e a volte burrascosi rapporti» tra Magistratura e cronisti sul fronte del diritto di cronaca e della libertà di informazione. Una sorta di «vestiario della Magistratura che sarà inviato -ha annunciato Columba- a tutte le istituzioni, al Csm, ai procuratori». Tra i casi denunciati, il «ricorrente ricorso a perquisizioni con strane formule tipo 'in concorso con pubblico ufficiale non potuto identificarè, gli ordini illegittimi di sequestrare tutto il materiale dei giornalisti, come dimostrano alcune sentenze della Cassazione, i sequestri e la clonazione di computer appartenenti a parenti dei giornalisti, cronisti fatti uscire dall'aula del Tribunale in un processo pubblico perché davano fastidio all'imputato, la condanna accessoria della sospensione dalla professione per 6 mesi» decretata dal giudice a due giornalisti di un settimanale piemontese.


Roberto Natale, segretario della Federazione nazionale della stampa italiana parla quindi di «inaccettabile comportamento di alcuni magistrati», che va ad unirsi al «preoccupante ddl sulle intercettazioni» in discussione in Parlamento. «Siamo rispettosissimi dell'autonomia della Magistratura -ha rilevato Natale- ma chiediamo che sia rispettata l'attività autonoma dei giornalisti. Il 5 novembre ci sarà una manifestazione a Roma per sottolineare che l'informazione non può essere insabbiata e il Parlamento ci pensi bene prima di dare corso a quel ddl. Torniamo a chiedere a chi ha responsabilità di legiferare che non emani norme che ledono il diritto della comunità civile a sapere. Quando il presidente del Consiglio smentisce se stesso e se la prende con i giornali perchè hanno riportato dichiarazioni registrate, capiamo che il valore dell'informazione assume un'importanza assolutamente centrale. Ci deve essere un limite -ha aggiunto Natale- allo sport diffuso di attribuire ai giornalisti la responsabilità dei fraintendimenti». Tra gli intervenuti anche Roberto Bartoloni, presidente del Sindacato cronisti romani. «Il clima è pesante, chi osa ricercare notizie di prima mano può andare incontro a cose di questo genere. Il ddl sulle intercettazioni, sul quale si registra una larga convergenza politica, di fatto abolisce la cronaca giudiziaria». Alla presentazione del libro bianco dell'Unci, il punto di vista dei magistrati è affidato a Giuseppe Cascini e Luca Palamara, rispettivamente segretario e presidente dell'Associazione nazionale magistrati. Il problema, ha spiegato Cascini, «è sempre esistito e non va collegato all'introduzione del nuovo codice di procedura penale. A volte ci sono degli errori, magari dettati dal clima complessivo che si respira. Spesso si criticano i magistrati perchè compiono gli accertamenti necessari ad individuare le fughe di notizie. Ma la ricerca dell'autore di questa fuga di notizia passa necessariamente per il giornalista che ha ricevuto l'informazione».


Più in generale, a contribuire al problema è anche «un sistema legislativo attuale sbagliato, con atti 'conoscibili ma non pubblicabilì e che crea un sistema che si presta ad abusi e ad errori». Cascini è del parere «che vada abolito del tutto il segreto investigativo e mantenuto solo dove necessario a tutela delle indagini o per esigenze legate alla tutela della privacy di chi è estraneo alle inchieste. Non è necessario, salvo che non ci sia un'effettiva necessità investigativa, mantenere il segreto sulle indagini. Oggi la segretezza è indipendente dal fatto che sia necessaria per le indagini, gli atti sono sempre segreti finchè non sono a conoscenza dell'interessato. È questo -ha rilevato il segretario dell'Anm- che scatena la caccia al segreto». Per evitare «la contrapposizione tra Magistratura e stampa», ha poi osservato il presidente dell'Anm Luca Palamara- occorre trovar un punto di equilibrio tra gli atti coperti e quelli non coperti dal segreto. Quando cade la segretezza dell'atto, non c'è motivo di impedire ai giornalisti di svolgere il proprio ruolo costituzionale. Noi vogliamo soltanto -ha concluso- che in determinati momenti l'inchiesta non venga pregiudicata«. (Adnkronos)


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UNCI, LIBRO BIANCO Sulle  INTIMIDAZIONI delle PROCURE. 


ANM: “Si abolisca il segreto investigativo, non siamo censori della stampa”. 


 


di Angela Majoli/ANSA


Roma, 24 ottobre 2008.  Quaranta perquisizioni compiute dalla magistratura nei confronti di almeno un centinaio di giornalisti tra il 2006 e il 2008, un dato in aumento rispetto agli anni precedenti: è l'allarme lanciato dall'Unione nazionale cronisti nel 'Libro bianco sui difficili, e a volte burrascosi, rapporti tra magistratura e cronisti sul fronte del diritto di cronaca e della liberta' d'informazioné. Un'iniziativa alla quale l'Associazione nazionale magistrati guarda con interesse, rilanciando con il segretario Giuseppe Cascini l'opportunità di "abolire del tutto il segreto investigativo". "La magistratura - è la denuncia di Guido Columba, presidente dell'Unci - sta tentando di impadronirsi delle prerogative dei giornalisti, talvolta con comportamento persecutorio e intimidatorio: ne abbiamo raccolto tanti esempi in questa sorta di bestiario che manderemo al Capo dello Stato, al Consiglio superiore della magistratura e a tutte le procure d'Italia". Nel Libro bianco, casi di perquisizioni e interrogatori a carico di cronisti, spesso solo persone informate sui fatti (su tutte, spicca la vicenda Abu Omar); sequestri di materiali (si arriva fino al servizio di Studio Aperto sul delitto di Perugia, di due giorni fa) poi dichiarati illegittimi dalla Cassazione; clonazioni di computer; pedinamenti di cronisti; giornalisti messi alla porta da un'aula di tribunale in un processo pubblico per il rischio di nuocere alla salute dell'imputato 'malato di cuore'; la sospensione dalla professione per sei mesi inflitta a due cronisti piemontesi non dall'Ordine dei giornalisti (al quale spettano le sanzioni disciplinari), bensì dal gup di Biella.


La situazione rischia di peggiorare con il disegno di legge sulle intercettazioni, "che di fatto abolisce la cronaca giudiziaria", accusa il segretario dell'Unci Romano Bartoloni. Contro quel provvedimento, ricorda il presidente della Federazione nazionale della st ampa, Roberto Natale, "il 5 novembre i giornalisti manifesteranno a Roma per sottolineare la centralità del ruolo dell'informazione e la nostra contrarietà a norme che puntano a limitare la libertà. Siamo disponibili a rendere più stringenti i meccanismi di autoregolamentazione della categoria, ma nel rispetto dell'autonomia dei giornalisti". A rappresentare la posizione della magistratura, il segretario dell'Anm Cascini e il presidente Luca Palamara. "E' il sistema legislativo attuale che è radicalmente sbagliato - sottolinea Cascini - perché il segreto d'indagine, accompagnato al divieto di pubblicazione degli atti, crea un sistema totalmente irrazionale che si presta ad abusi ed errori. I giornalisti, infatti, in un certo senso subiscono le notizie dalla fonte che le fa uscire e questo mortifica il loro ruolo di darle autonomamente". Cascini è convinto che andrebbe "del tutto abolito il segreto investigativo, mantenendolo soltanto quando è necessario tutelare la privacy delle persone coinvolte o nel caso in cui ci sia un'effettiva necessità investigativa. Salvo che in queste occasioni, la regola generale dovrebbe essere il libero accesso agli atti". Secondo Palamara, "é necessario trovare un punto di equilibrio tra gli atti coperti dal segreto e quelli non coperti dal segreto. Nel momento in cui cade la segretezza dell'atto, non c'é motivo per non pubblicarlo. In ogni caso valuteremo con interesse questo Libro bianco: assumersi il ruolo di censore della stampa - conclude - non è la linea dell'Associazione nazionale magistrati". (ANSA).


 


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2356


Ricerca di Franco Abruzzo aggiornata con le sentenze 348/2007, 349/2007 e 39/2008 della Corte costituzionale.


 


SEGRETO PROFESSIONALE E PERQUISIZIONI.


Con le sentenze Goodwin, Roemen


e Tillack, la Corte di Strasburgo


ha imposto l’alt alle perquisizioni


nelle redazioni e nelle abitazioni


dei cronisti a tutela delle fonti


dei giornalisti. “Gli Stati contraenti


sono vincolati ad uniformarsi


alle interpretazioni che la Corte di


Strasburgo dà delle norme della Cedu”:


le sentenze 348/07, 349/07 e 39/2008


della Corte costituzionale sono


una svolta ineludibile ed epocale!


Pm e giudici obbligati ad adeguarsi


immediatamente e senza indugi


all'indirizzo espresso da Strasburgo.


 


 







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