Genova, 21 ottobre 2008. La giornalista? Più pericolosa di un killer, inquisito per l’omicidio di una donna a Sanremo e per l’assassinio di un’altra a Genova. Due donne uccise dopo mesi di minacce. Il processo per l’omicidio di Genova a due anni dai fatti è ancora da fissare, ma la procura genovese ha trovato tempo e modo di impegnare una decina di agenti della polizia giudiziaria per perquisire l’abitazione, la redazione, l’auto e la borsetta della collega Ilaria Cavo, di Mediaset, “colpevole” di avere diffuso una intercettazione sul killer Luca Delfino il cui contenuto era peraltro già agli atti dell’inchiesta per l’omicidio di Sanremo.
La perquisizione a Ilaria arriva alla vigilia delle ultime manifestazioni (il 23 ottobre alle 10,30 a Genova di fronte al Tribunale con volantinaggio e presidio dei giornalisti) per il diritto dovere di fare e di ricevere informazione, contro i progetti politicamente trasversali nelle diverse maggioranze di governo, tendenti a limitare il diritto a fare informazione, alla conoscenza dei processi e delle inchieste, insomma a una informazione ovattata e controllata più ancora di quello che in molti vorrebbero o già riescono a fare oggi.
E’ poi, per così dire curioso, che la magistratura (giustamente) così impegnata a difendere i propri valori di autonomia e di professionalità, riesca a spendere tempo e persone per indagare i giornalisti. Attaccando spesso con decisioni e scelte incomprensibili una categoria – quella dell’informazione – che come la magistratura e l’avvocatura ha il suo valore principale nell’autonomia, indipendenza personale e professionalità.
A Ilaria va, purtroppo, la “solita” solidarietà. E’ questo, con moltissimi altri, un buon motivo per partecipare al presidio e volantinaggio di giovedì a Genova e alla manifestazione nazionale ed europea del 5 novembre a Roma.
Nel caso di Ilaria Cavo, la collega è stata prima convocata per la “banale” comunicazione di un atto giudiziario,per poi rivelarle che era indagata e che c’era un ordine di perquisizione della Procura di Genova. L’operazione che ha complessivamente impegnato tra Genova e Milano una decina di persone ha visto la perquisizione della borsa di Ilaria, della sua auto, il sequestro del notebook, la perquisizione senza esito in redazione e nell’abitazione della collega dove sono stati sequestrati tutti i materiali informatici e hard disk anche non attinenti all’oggetto specifico dell’indagine.
Fa piacere rilevare tale solerzia e dispiego di forze, impegnate già in altre città per analoghe iniziative contro giornali e colleghi come a Genova dove negli ultimi anni si è trovato tempo, per esempio, di indagare e condannare chi aveva fatto inchieste giornalistiche su un maniaco (condannato in primo grado a 14 anni di carcere) utilizzando anche materiali diffuso dalle stesse forze dell’ordine, sulle vicende del G8, sul serial killer Donato Bilancia, sui temi del terrorismo e via aggiungendo. Con sponde spesso ancora più realiste in taluni amministratori , tifosi di calcio, dirigenti di società sempre più infastiditi dal fare cronaca che non sia il passaggio di una semplice velina o comunicato stampa. (www.fnsi.it)
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CASO DELFINO: PERQUISIZIONI A CRONISTA ILARIA CAVO e a MEDIASET.
Genova, 21 ottobre 2008. Le abitazioni di Milano e Genova della giornalista Ilaria Cavo e la redazione di Mediaset dove lavora sono state perquisite per ordine della Procura di Genova. A darne notizia sono il cdr di Videonews-Mediaset e l'associazione ligure dei giornalisti in due distinti comunicati in cui si esprime solidarietà alla collega. Alla Cavo si contesta la violazione del segreto d' ufficio relativa ad un'indagine della Procura di Genova su Luca Delfino, accusato di aver ucciso l'ex fidanzata Luciana Biggi nell'aprile del 2006. All' origine del provvedimento vi sarebbe la diffusione di stralci di telefonate sul killer, lo scorso 13 maggio, in esclusiva nel programma Mattino 5. Delfino uccise nell'agosto 2007 un'altra ex fidanzata, Antonella Multari, accoltellandola per strada a Sanremo. L'operazione, secondo quanto afferma il Cdr di Videonews, ha impegnato uno spiegamento di forze inusuale, almeno dodici gli agenti coinvolti nella perquisizione, per reperire materiale informatico. Durante la lunga perquisizione, denuncia il Cdr, è stato copiato l'intero hard disk di due computer della Cavo. (ANSA).
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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2356
Ricerca di Franco Abruzzo aggiornata con le sentenze 348/2007, 349/2007 e 39/2008 della Corte costituzionale.
SEGRETO PROFESSIONALE PERQUISIZIONI.
Con le sentenze Goodwin, Roemen
e Tillack, la Corte di Strasburgo
ha imposto l’alt alle perquisizioni
nelle redazioni e nelle abitazioni
dei cronisti a tutela delle fonti
dei giornalisti. “Gli Stati contraenti
sono vincolati ad uniformarsi
alle interpretazioni che la Corte di
Strasburgo dà delle norme della Cedu”:
le sentenze 348/07, 349/07 e 39/2008
della Corte costituzionale sono
una svolta ineludibile ed epocale!
Pm e giudici obbligati ad adeguarsi
immediatamente e senza indugi
all'indirizzo espresso da Strasburgo.
Testo in allegato
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“Guida al diritto” n. 40/2008 settimanale di “Il Sole 24 Ore”.
ANALISI.
Con il ddl intercettazioni
tramutato in legge,
cronaca giudiziaria
destinata a scomparire.
I cronisti e i direttori rischiano non solo il carcere “fino a 3 anni”, ma anche la sospensione cautelare dalla professione fino a 3 mesi non solo per la pubblicazione di intercettazioni, ma anche se “mediante modalità o attività illecita, prendono - dice il nuovo articolo 617/septies del Cp - diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti dal segreto”. L’articolo 58 della legge 69/1963 sull’ordinamento della professione di giornalista impedisce, però, al Consiglio dell’Ordine l’adozione di qualsiasi provvedimento prima della conclusione del processo penale. La nuova norma, pertanto, potrebbe essere inapplicabile, perché non è coordinata con l’articolo 58 citato.
Anche i pubblici ufficiali, -che rivelano illecitamente il contenuto di intercettazioni, conversazioni o interrogatori di testimoni e imputati -, rischiano il carcere non più fino a un anno come accade oggi, ma fino a cinque.
di FRANCO ABRUZZO
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