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Stampa

Francia.
Sarkozy “lancia”
la sua ricetta per
salvare la stampa

Polemiche sulla concentrazione dei media in pochi grandi gruppi editoriali

Parigi, 2 ottobre 2008. Prime reazioni tutto sommato positive agli "Stati generali della stampa" convocati oggi dal presidente francese Nicolas Sarkozy, nel tentativo di mettere ordine in un settore gravemente colpito da una crisi di vendite e di raccolta pubblicitaria, soprattutto per quel che riguarda la carta stampata. Una riflessione che verrà svolta attraverso quattro "poli" - uno per ciascun mezzo di informazione: giornali, radio, televisione e internet - che dovranno entro due mesi produrre una serie di "raccomandazioni" sulle quali il governo baserà i suoi progetti di riforma del settore.


Sarkozy ha riproposto come una delle riforme a suo parere necessarie la concentrazione di più testate e media all'interno di pochi gruppi editoriali, ricetta che cozza contro una legislazione che per evitare conflitti di interesse vieta il possesso contemporaneo di una radio, una televisione e un quotidiano. D'altronde, fra le amicizie influenti di "Sarko" non mancano mogul delle comunicazioni e proprietari di varie testate, come Vincent Bolloré e Bernard Arnault, che potrebbero beneficiare di un cambiamento del quadro legale.


Oggi, varando l'iniziativa, il presidente ha sottolineato come gli aiuti pubblici alla stampa superino il miliardo di euro l'anno (pari al 10% del fatturato del settore), ma che ai sussidi deve seguire il rispetto delle regole o lo scenario potrebbe cambiare: "La stampa deve essere redditizia, è il modo migliore di mantenersi indipendente", ha ribadito il presidente, pur riconoscendo che un giornale "mon potrà mai essere un prodotto paragonabile a tutti gli altri".


Il ministro della Cultura e Comunicazione, Christine Albanel, ha difeso la ricetta della concentrazione notando come la Francia "possieda dei gruppi editoriali di media grandezza che vanno bene, ma non per questo ci si possa vietare di avere dei grandi gruppi internazionali della stampa" come quelli esistenti all'estero.


Per il proprietario di Le Figaro, Serge Dassault, Sarkozy "ha ben posto tutti i problemi"; quanto alla riuscita dell'operazione, "esiste apparentemente una volontà politica e un'organizzazione con dei responsabili economici, quindi perché no": "Non chiediamo ulteriori sovvenzioni, che lo Stato non è in grado di dare, ma una riduzione dei costi di distribuzione e stampa; quanto alla concentrazione, le cose vanno bene come sono".


Sulla concentrazione scettici anche i sindacati - peraltro non invitati all'Eliseo: "Sarkozy ha fatto molta demagogia e ha affermato delle inesattezze, quando dice che in Francia non ci sono grandi gruppi: ci sono, e i suoi amici ne fanno parte", ha dichiarato Dominique Candille della Snj-Cgt. I giornalisti si concentrano soprattutto sul diritto d'autore, che secondo gli editori impedisce un maggiore sviluppo economico delle aziende: "E' una completa bugia: vogliono colpire il diritto morale dei giornalisti; modificare, tagliare e vendere gli articoli su tutti le piattaforme senza dover chiedere alcun parere", ha dichiarato il responsabile del sindacato nazionale della stampa, Dominique Pradalié.


Sulla concentrazione critica anche l'opposizione socialista, che avverte dei possibili rischi per il pluralismo dell'informazione: per il resto, secondo il deputato Michel Françaix, Sarkozy "ha ripetuto quel che tutti sapevamo, idee interessanti ma nient'affatto nuove". (Apcom)


 


 


 


 


 


 


 





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