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Audizione di Mirella Pallotti.
Nella seduta del 1° luglio 1996, il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti (presidente Franco Abruzzo) della Lombardia ha ascoltato la deposizione di Mirella Pallotti, che qui di seguito viene integralmente riportata:

PRESIDENTE. Mirella Pallotti viene sentita come testi­mone nel quadro dell’inchiesta disciplinare


Occhipinti-Vezzani. L’inchiesta riguarda il direttore di


e  Caterina Vezzani, che fa la rubrica “Bellezza“. Il Consiglio ha già


concluso una prima inchiesta, quella su Andrea Mon­ti, direttore di


Panorama, e sulle scarpe di Cesare Paciotti indossa­te da Carla Bruni.


Il Consiglio ha deliberato la sanzione dell’avvertimento per il


direttore di Panorama.


Cosa vogliamo sapere? In queste inchieste,  abbiamo citato (ed è


agli atti) quella tua famosa intervista apparsa su


Comunicazione> dell'aprile 1993. E' agli atti ed è un documento che


abbiamo dato alle parti, perché la riteniamo un'intervista molto


importante, che ha offerto squar­ci sul mondo dell'informazione e della


pubblicità. Mirella Pallotti, allora direttrice di Anna, è per noi una


autore­vole collega. Ma prima di tutto ti voglio chiedere: questa


inter­vista a tu non l'hai mai smentita, vero?


 


PALLOTTI. No, assolutamente no.


 


PRESIDENTE. L'intervista non è stata mai smentita.


 


PALLOTTI. Siamo certi che stiamo registrando quello che dico?


 


PRESIDENTE. Si, stiamo registrando. Alla pagina 71 di (aprile 1993) c'è una domanda:


dovrebbero chiudere. Che etica c'è in riviste i cui servizi sono


det­tati dall'inserzionista pubblicitario?>. Tu ri­spondi: .Questa tua affermazione, la pubblicità è soverchiante...


 


PALLOTTI. Si è vero.


 


PRESIDENTE. ...che cosa significa sul piano concreto?


 


PALLOTTI. Significa, anche se immagino che sia la prima volta che un direttore lo dice - forse anche un giornali­sta, ma soprattutto un direttore - significa che nei femmi­nili soprattutto - anche maschili, ma io posso testimoniare più specificamente per quello che riguarda i giornali che ho diretto e igiornali che hanno fatto parte della tipolo­gia di riviste vicino alla mia specializzazione - significa che è la pubblicità a dettare i contenuti informativi delle riviste femminili.


 


PRESIDENTE. Voglio capire bene, scusa. La pubblicità fa le sue inserzioni, eccetera, e poi detta i contenuti informa­tivi. Ti vuoi spiegare con degli esempi?


 


PALLOTTI. Succede questo, nelle riviste femminili...


 


PRESIDENTE.  Stai parlando della Rizzoli?


 


PALLOTTI. Sto parlando della Rizzoli,


molto precisamente. In Mondadori la cosa è lievemente diversa,


perlomeno fino a che ci sono stata io, perché sono stata direttore


anche in Mondadori per tre anni...


 


PRESIDENTE. Quali anni?


 


PALLOTTI. Tra il 1984 e il 1987.


 


PRESIDENTE. Fino al 1987, prima che arrivasse­ro i nuovi azionisti?


 


PALLOTTI. Si, certo, il sistema non è cambiato, ma non vo­glio dire della Mondadori cose di cui non sono


testimone diretta. Preferisco parlare della Rizzoli perché in questa


azienda stata testimone diretta.


 


PRESIDENTE. Fino a quando?


 


PALLOTTI. Fino al maggio 1995. In Rizzoli ho diretto due settimanali. Uno era Più Bella, dal 1987 al 1990, e uno è Anna, da fine 1990, inizio '91, fino al maggio 1995. Allora succe­de


questo. Succede che, addirittura per ordini scritti - e dico ordini


perché il direttore in pratica non si può sot­trarre - la pubblicità ti


dice, spesso numero per numero, cosa devi pubblicare e di chi. Questo


molto specificamente soprattutto su settori moda, bellezza, arredamento


e cuci­na. Spesso comunque ci sono delle intromissioni anche


nell'attualità. Nell'attualità non avviene per ordine scritto, avviene


per richieste a voce del tipo:


signor Paciotti (per esempio). Cerchiamo di fotografare... Trova un


pretesto per parlare del­la Biagiotti>. Devo dire che sull'attualità


vera e propria comunque le pressioni ci sono, ma non sono


istitu­zionalizzate per iscritto. Sul resto del giornale, che co­munque


dovrebbe contenere informazioni per il lettore e più specificamente


scelte dal direttore..... per etica professionale, poi in base ad


alcune leggi che esistono e ad alcune norme che dovremmo essere tenuti a rispettare.


Terza e ultima cosa: un giornale al servizio della pubblicità -


questa è la tesi e la ragione per cui ho rilasciato due anni fa


quell'intervi­sta - un giornale troppo al servizio della pubblicità


fini­sce per morire. Ci sono dei casi che abbiamo visto, casi di


giornali gloriosi, che vendevano un tempo 300.000 copie e che oggi ne


vendono 60.000 perché sono ridotti a cataloghi pubblicitari.


 


PRESIDENTE. Di quale stai parlando, ad esempio?


 


PALLOTTI. Per esempio Amica, direi che è il caso più clamo­roso nel mondo editoriale.


 


PRESIDENTE. Amica quanto vende oggi?


 


PALLOTTI. 60.000 copie in edicola, i


numeri non promozionati s'intende. Poi quelli con il profumo possono


venderne anche 150.000 copie. Comunque diciamo che la base edicola di


Amica è la più bassa in tutto l'arco dei femminili.


 


Dicevo che ci sono ordini scritti - dei quali ho testimo­nianza, con


documenti che vi posso lasciare - non solo di ciò che bisogna


pubblicare, ma anche di ciò che non bisogna pubblicare.


 


PRESIDENTE. Scusa, ciò che non bisogna


pubblicare. Danno ordini scritti non solo su quello che si deve, ma


anche su quello che non si deve pubblicare. Ho capito bene?


 


PALLOTTI. Purtroppo sì, hai capito bene.


 


PRESIDENTE. Quindi intendi tutti i redazionali, i soffietti..


 


PALLOTTI. Non li chiamiamo più


redazionali... Bé, sì, li chiamiamo redazionali. Allora, tutta la moda


è fatta per la pubblicità. Tutta la bellezza è fatta per la pubblicità.


Molta parte dell'arredo è fatta per la pubblicità.


 


PRESIDENTE. Ma scusa, se ti dico:


parliamo della casa di moda X. Nell'ambito di questo “X“ vi fanno


scegliere le cose o no? Almeno questa libertà!


 


PALLOTTI. Qualche volta sì, qualche volta


no. Per esempio, in un giornale come Anna, sì, spesso si sceglie. In


certi giornali più asserviti alla pubblicità - però ovviamente io dico


quello che penso e quello che ho visto avvenire, ma non posso dire che


sono testimone diretta: sono una testi­mone indiretta, perché sono a


conoscenza di come vanno le cose avendo fatto parte dello staff dei


direttori. In certi casi addirittura è lo stilista che manda uno stand


da foto­grafare, cioè sceglie addirittura lui che abiti fotografa­re,


ma direi che questo è abbastanza irrilevanti. Cito una data a caso, ma


che è abbastanza vicina al vero: prima set­timana d'ottobre,


obbligatorio dare la copertina a Fendi Pellicce. Quella settimana lì,


non un'altra, e a Fendi, non a qualcun altro.


Per esempio avveniva in Rizzoli che nella stessa settimana sia Anna


che Amica, stesso numero magari, numero 43, tutte e due dovevamo dare


la copertina a Fendi sullo speciale pellicce. Tutte e due entro ottobre


dovevamo fare una co­pertina ad Armani. Anche perché, per esempio, se


data in tempi diversi, l'inserzionista poteva protestare e dire: o è


troppo presto per me, non mi interessa, o è troppo tardi, non mi


interessa, quindi se anche me l'hai data, non me l'hai data secondo gli


accordi stabiliti. Stabiliti natu­ralmente non con il direttore, ma con la divisione pubbli­cità.


E quando dico che dicono quello che bisogna fare ma anche quello che


non si può fare, intendo dire che è difficile per un direttore essere


libero di fotografare qualcosa che piace al direttore, al proprio


vicedirettore moda e, si presume, ai propri lettori. I capi che sono


fotografati - parlo della moda, ma potrei parlare anche di un prodotto


di bellezza - possono anche essere validissimi, ma se costui non paga


la pubblicità è, diciamo, vietato fotografarli: Perché? Perché prima di


tutto chi paga, le aziende che pa­gano possono protestare e dire:


allora guarda, tu hai foto­grafato me che pago, però hai fotografato


anche l'altro che non paga e allora questo non è giusto. E poi perché


si da­rebbero cattive abitudini a possibili clienti. Se tu gli


fotografi le cose per tua scelta, come facciamo noi a ven­dergli la


pubblicità? Quello già contento è, no?


 


Oppure per punizione. Un cliente che ha tolto la pubblicità perché


prima investiva in Rizzoli, adesso investe solo in Mondadori, oppure


investe solo sul Gruppo Vogue, va punito, cioè va tenuto in riga.


 


La cosa è così grave che prima di quell'intervista che ho dato a


Prima Comunicazione, un anno prima di quell'intervi­sta, quando arrivò


il dottor Folio come amministratore de­legato del Gruppo Rizzoli, io


che avevo a cuore il mestiere di giornalista, il fatto che la casa


andasse bene, che i giornali si potessero tirare su invece che decadere


come poi avete visto sta succedendo in Rizzoli inesorabilmente, scrissi


una relazione al dottor Folio - riservata natural­mente - in cui gli


spiegavo cosa avveniva nei giornali e gli spiegavo perché questo era di


danno all'azienda. Quindi gli chiedevo di  fare il possibile - visto


che lui arrivava dal di fuori, poteva diciamo forse ricomincia­re i


giochi a bocce ferme - per il bene della casa editrice e dei giornali


perché questo sistema cessasse. Non mi rispose mai. Ricordo che io


scrissi questa relazione un sabato e domenica, e cominciai questa


relazione con le pa­role...


 


PRESIDENTE. La relazione era per il dottor Folio, allora amministratore delegato di Rcs. Lorenzo Folio.


 


PALLOTTI. Io pensavo in buona fede che


fosse venuto col mandato di risollevare l'azienda e quindi pensavo che


fosse interessato a capire che cosa è che faceva il male dei giornali.


Cercai di dirglielo quindi molto chiaramente, fa­cendo proprio il caso


di Amica e dicendo che Anna non pote­va correre lo stesso pericolo. E


che comunque questo era un male per l'editoria, perché? Perché i


giornali che sono troppo al servizio della pubblicità, intanto si


assomiglia­no tutti, quindi non c'è più una distinzione in edicola fra


chi ha uno stile e chi ne ha un altro, per esempio, perché fotografano


tutti le stesse cose degli stessi utenti che pagano le pagine di


pubblicità, con pochissime varianti. Questa è una delle ragioni per cui


i femminili si assomi­gliano tutti.


 


Poi perché i giornalisti, invece che aguzzare l'ingegno, e­sprimere


la propria personalità e trasmetterla nelle pagine dei giornali e


pensare alla lettrice alla quale si rivolgo­no, mettono il cervello nel


cassetto. Non possono scegliere cosa fotografare, non possono scegliere


pressoché neanche come fotografarlo, e quindi si disabituano a fare i


giorna­listi.


 


FALABRINO. Una visitazione critica, diciamo, della collezione, è consentita o no?


 


PALLOTTI. E' consentita una visitazione critica, però cri­tica in che senso? Se tu sei obbligato comunque a pubblica­re...


 


FALABRINO.  Il dire che qualche cosa appare...


 


PALLOTTI. Scelgo di Armani quello che più mi piace, per e­sempio. Cioè, devo dare 12 pagine...


 


FALABRINO. No. Se devo parlare della sfilata di Armani...


 


PALLOTTI. Intanto non si parla di sfilate, di sfilate si parla due volte all'anno, poi tutte le settimane dell'anno...


 


FALABRINO. Insomma, scegliete delle produzioni di uno stilista...


 


PALLOTTI. Qualche volta si sceglie, qualche volta no, ti faccio un esempio.


 


FALABRINO. Il redazionale, che è affidato a un giornale, con­sente qualche osservazione non positiva o ... addirittura critica?


 


PALLOTTI. Ovviamente no, siamo impazziti?


Ma neanche sui quotidiani. Intanto i commenti devono essere solo


entusia­stici, se ci sono. Altrimenti puoi non esprimerli, ma se li


esprimi devono essere solo entusiasti.


 


D'altra parte io vi sfido a trovare un solo articolo sul


durante qualunque tipo di annata, di


sfilata che volete consultare, precisamente i pezzi li scrive la Laura


Dubini, io vi sfido a trovarne uno critico. Se lo trovate... Una volta


io ho avuto un'accesa discussio­ne con la Dubini dicendole che,


insomma, così si deprimeva la professione. In pratica dicendole: ma


insomma, è mai possibile che tu trovi che tutto è meraviglioso, non c'è


mai una critica a nessuno? Questi sono articoli in ginoc­chio - le ho


detto. E lei però mi ha detto: ma sì, ma sai, ma cosa vuoi... Insomma,


credo che non lo volesse ricono­scere neanche con se stessa.


 


D'altra parte, prima della Dubini c'era  Adriana Mulassano che è


stata allontanata - o si è allontanata da sé - proprio perché in forte


disaccordo con la divisione pubblicità. Siccome l'Adriana Mulassano


e­sprimeva anche qualche preferenza, diciamo, e forse ogni tanto faceva


anche qualche critica, l'hanno messa nelle condizioni di andarsene.


 


Ma queste sono cose di cui parlo per testimonianza indiret­ta. Le


cose di cui invece posso parlare per testimonianza diretta è che se tu


fotografi qualcosa per scelta redazio­nale molto spesso - fino a che ci


sono stata io, ma sono disposta a scommettere, ancora oggi, forse


ancora di più - ricevevi anche la telefonata di qualcuno della


divisione pubblicità che diceva: ma perché è uscito il capo di questo


signore che non ci fa pubblicità?


 


Naturalmente non c'era poi neanche modo di controllare con la stessa


divisione pubblicità, che pur faceva parte della nostra azienda, perché


tante e tali pagine al tale, al tale e al tal’altro tipo:


22 pagine per Max Mara, perché? Mi vuoi almeno spiegare perché? Che


cosa ha inve­stito sul mio giornale perché io gli debba dare 22


pagine?>. Questa era un'informazione non ottenibile. La risposta


era: .


 


Naturalmente c'erano anche degli scrupoli di ordine più complesso.


Uno, il fatto di dover fotografare cose che ma­gari secondo me non


interessavano le mie lettrici. Il se­condo, che quando tu devi


fotografare un tal numero di pa­gine - vuoi di moda vuoi di bellezza -


c'è un dato economi­co che è il conto del giornale. Perché, potendo


scegliere, non farei certo 40 pagine di moda alla settimana, come mi


suggeriva, per tanti mesi l'anno, o 35 o talvolta 60. Ne basterebbero


20 secondo i gusti che penso siano del­le mie lettrici.


 


Se tu devi invece fotografare tutte queste pagine .... significa che


il borderò peserà molto sul conto economico del giornale ...  ...


 


PRESIDENTE. Questo rapporto a Folio è stato scritto prima o dopo dell'intervi­sta a Prima Comunicazione?


 


PALLOTTI. Almeno alcuni mesi prima, direi


che io sono anda­ta a fare questa intervista proprio perché esasperata


... proprio non c'era modo neppure di farsi sentire. Soprattut­to


dall’amministratore delegato.


 


PRESIDENTE. Hai avuto conse­guenze da questa intervista?


 


PALLOTTI. Molto pesanti. Agli inizi non


mi ha parlato nessu­no, proprio era come se non esistessi più, poi sono


venuta a sapere, da fonti molto precise, che era stato richiesto il mio


licenziamento a Fattori.


 


PRESIDENTE. Giorgio Fattori era il presidente della Rcs o amministratore delegato?.


 


PALLOTTI. No, ma c'era anche Folio.


 


PRESIDENTE. Fattori era presidente e Folio era amministra­tore delegato, benissimo.


 


PALLOTTI. Sul.licenziamento, però per


ragioni di opportunità si decise di non procedere perché il licenziarmi


sarebbe stato un confermare le cose che avevo dichiarato. Vorrei, però,


osservare che sono stata io, il mese successivo a quell'intervista, a


chiedere per iscritto al dottor Vallardi di poter lasciare l'incarico


di direttore di Anna e di essere destinata ad altra mansione, perché


non mi sentivo, dopo aver rilasciato quell'intervista, di con­tinuare a


reggere questi giochi perversi. E quindi gli ho detto:


tante cose per questa azienda, .... non mi sento più di aderire a


questa filosofia>. Giliberti, che era di­rettore della pubblicità, e


Giulio Lattanzi mi pregarono di restare per non danneggiare


ulterior­mente l'azienda.


 


Più precisamente fui trattata con grande brutalità da Giliberti: o


aderivo a questo sistema oppure me ne andavo ma senza un posto di


lavoro, cioè ... Mi era stato lasciato intendere che magari mi


avrebbero offerto un posto in cambio della direzione di Anna ... Questo


non è mai avvenuto. Io ricordo che parlando con  Redendo Mori,  che era


direttore del Mondo, un collega che stimo molto e con il quale mi


consigliavo, io dissi:


caso, se non vado via adesso, lasceranno che tutto  scorra, poi mi


licenzieranno fra due anni senza motivazione>.


 


PRESIDENTE. Quello che avvenne.


 


PALLOTTI. Praticamente è quello che avvenne, esattamente nel maggio del 1995...


 


PRESIDENTE. Maggio 1995, licenziamento.


 


PALLOTTI. Per essere più precisa, ho


incontrato il dottor Luigi Menghini, direttore del personale, allora


come oggi, l'ho incontrato in un corridoio del Tribunale, c'era una


delle udienze fra i sindacati, il Pretore ....


 


PRESIDENTE. Il Pretore del lavoro? Chi era? Frattin?


 


PALLOTTI. No, no, uno che si occupa


specificamente del ... Comunque c'era un'udienza fra sindacati e


azienda e in que­sto caso c'era anche Menghini ... Siccome con Menghini


c'e­ra stato comunque un rapporto civile nonostante fosse una del­le


persone che hanno favorito il mio licenziamento, però c'era un'enorme


stima dal punto di vista del lavoro da par­te sua nei miei confronti,


dichiarata anche a colleghe, an­che successivamente al mio


licenziamento, gli chiesi se pensava di aver fatto un buon affare


licenziandomi ...Mi disse:


rilasciato due anni fa? Si certo, mi ricordo. Ecco allora, mi disse, ci


pensi>.


 


PRESIDENTE. Si può parlare chiaramente di


queste pagine fatte come contropartita delle inserzioni, tipo


pubblicità mascherata? Ce ne puoi dare di questi documenti?


 


PALLOTTI. Allora, prendiamo un cliente


che si chiama Sciar­ra, un'azienda ... I numeri stanno per i numeri


delle pagi­ne. Le crocette che voi vedrete  di inserzionisti del


settore .....


 


PRESIDENTE. Le crocette stanno a indicare dare molto e dare poco.


 


PALLOTTI. Ma ci sono anche dei messaggi


... Ecco, io avevo chiesto anche a Giliberti, con una lettera che ho


conserva­to e che vi potrei dare:


resto>. Ve la posso dare, non l'ho portata con me oggi però ce l'ho.


 


PRESIDENTE. Allora, dobbiamo mettere a verbale.


 


PALLOTTI ... questi documenti insieme ad altri ...


 


PRESIDENTE. Tutte queste carte sono


allegate a un ricorso depositato alla Pretura del Lavoro di Milano. Il


ricorso in copia è già nelle nostre mani. Noi abbiamo in questo


momento...  Quindi abbiamo un dossier Anna... La collega consegna un


dossier su Anna, primo semestre 1995, settore moda. Questo documento


porta la data del 23 novembre 1994. Poi c'è un aggiornamento 9 febbraio


1995, aggiornamento clienti primo semestre 1995. Poi abbiamo una


comunicazione interna della Rcs Pubblicità che è diretta dai rapporti


editoriali al condirettore di Anna, Bruna Rossi, che è la tua ...


 


PALLOTTI. Vicedirettore, uscito da Anna ...


 


PRESIDENTE. E' un documento di tre pagine


questo. Poi c'è un documento Anna 29 gennaio 1992, servizio costumi n.


21/92. Poi c'è una comunicazione interna 10 febbraio 1992 indirizzata a


Bruna Rossi.  Poi esiste un documento 15 febbraio 1993, sempre una


comunicazione inter­na della Rcs, diretta a Bruna Rossi, e poi c'è un


documento 27 febbraio 1993, aggiornamento libretto Anna primo seme­stre


1993. Tutte le pagine che bisogna dare ai vari inser­zionisti.


 


PALLOTTI. Naturalmente ho un sacco di altri documenti del genere ancora.


 


PRESIDENTE. La lettera a Giliberti ci interessa molto.


 


PALLOTTI. Ve la farò avere.


 


PRESIDENTE. Anche per fax. Agli atti abbiamo anche il ricorso della Mirella Pallotti in Pretura contro la RCS.


 


PALLOTTI. Ma andando avanti così i giornalisti deprezzano veramente il loro lavoro, i giornali vendono sempre meno.


 


PRESIDENTE. Una domanda per completare il


quadro. Si è parlato prima di pubblicità mascherata, perché quando


arrivano gli ordini di pubblicare 20 pagine, 10 pagine a quello, 5 a


quell'altro, non è informa­zione ma è pubblicità mascherata ed è un


problema che questo Consiglio va denunciando almeno dal 1986. Ma si può


parlare anche di pubblicità ingannevole?


 


PALLOTTI. Per la mia esperienza sì, molto spesso è anche ingannevole ... soprattutto nella bellezza


 


PRESIDENTE..  Quando tu per esempio stai


preparando il numero 45-46, tu conosci già da  tempo la pubblicità che


va al numero 45, al numero 46?


 


PALLOTTI. L’elenco arriva all'ultimo


momento. Quello che noi non sappiamo è perché devo parlare della crema


di Dior, se magari Dior fa una sua pagina sul giornale oppure magari


non la fa ...


 


FELAPPI. Se ti chiedono di fare un servizio sulla Contourel­la, è presumibile che ci siano pagine di pubblicità?


 


PALLOTTI. E' presumibile sì, ma non è detto che...


 


PRESIDENTE. Volevo chiederti un dato


economico. Le entrate dei giornali, dei periodici, dei quotidiani sono:


edicola, pub­blicità, abbonamenti e poi ci le rese, piccola voce, la


carta che viene riciclata. Tu hai qualche dato degli ultimi cinque


anni, l'incidenza delle edicole, degli abbonamenti, della pubblicità,


nel bilancio?  Volevo capire, la crescita del rendimento pubblicitario,


l'incidenza sul bi­lancio, quanto è? 50%, 30% del bilancio?


 


PALLOTTI. Le entrate pubblicitarie


incidono molto, 40-60 per cento...Le aziende non incentivano più il


direttore a far crescere le vendite ..., perché  il ba­ratto


pubblicitario ... garantisce comunque il rendimento economico del


giornale. Naturalmente questo sistema è vero che sul breve termine può


pagare, ma sul lungo, quando tu hai un prodotto deteriorato e le


vendite calano sempre di più,  rischi la chiusura ...


 


PRESIDENTE. Nella intervista  a Prima


dici che altrove, in Francia, in Ger­mania, quello che accade da noi


non accade. Se ci puoi spiegare...


 


PALLOTTI. In America è addirittura


vietato, e anche in Germania credo sia vietato, a un giornalista di


avere contatti con la pubblicità. Questo perché? Per il bene del


giornale. Perché se tu perdi di vista l'obiettivo che devi fare un


prodotto buono ... e accetti delle compro­missioni con chi paga


l'inserzione,  ... In America proprio è vieta­to, è una ragione di


licenziamento addirittura.. La Francia è più permissiva ma non come


noi....


 


PRESIDENTE. Quello che faceva l'ufficio pubblicità con te, lo faceva con tutte le testate del Gruppo Rcs?


 


PALLOTTI. Un momento, con la mia


senz'altro, naturalmente con una differenza ... Io penso, naturalmente


parlo per testimonianza diretta, che i maschili siano comunque più


liberi...


 


Giliberti mi odierà anche perché in una discussione che abbiamo


avuto mi ha sempre detto: io non ho firmato niente, io non dirò mai che


ho dato ordini...., io dirò sempre che sono stato estraneo parlava con


molta traco­tanza e arroganza.


 


D’ASNASCH . I costi del fare pubblicità...


 


PALLOTTI.  .... Il giornale sarebbe stato


molto più florido senza quei servi­zi di moda e di bellezza. Una delle


mie battaglie era, ma se abbiamo un conto economico del giornale


pesante cosa c'en­triamo? I modelli, i fotografi, il materiale


fotografico, i viaggi ...costano....


 


AMBROSI. Hai avuto solidarietà dagli altri colleghi diret­tori o con incarichi direttivi nel tuo Gruppo o di altri Gruppi, neanche espressa in forma privata, confidenziale od altro?


 


PALLOTTI. Nel mio Gruppo sono diventata praticamente un fantasma per tutti i direttori colleghi ... compresi certi direttori ...... e hanno smesso di parlare con me per lungo


tempo, poi hanno ripreso. Sono diventata una per­sona infrequentabile,


come una ...


 


AMBROSI. Ci sono state mai reazioni da parte dei redattori, del corpo redazionale: sarebbe bene non far­lo o c'era un dialogo del genere o non c'era e non c'è mai stato? C'è


qualcuno che dice che non si devono fare queste commistioni?


 


PALLOTTI. Ma certamente, i colleghi della moda,  della bellezza ...


 


AMBROSI. Chi è chiamato a fare i redazionali, li fa volen­tieri? Sarebbe anche quello sanzionabile eventualmente.


 


PALLOTTI. No, non li fa per niente volentieri, ma è obbli­gato a farli se vuole conservare il posto di lavoro. Non vorrei che la sincerità con cui vi parlo finisse per


mettere in pericolo il posto di lavoro di persone che abbiano il


coraggio di testimoniare data la facilità con cui oggi in Rizzoli si


può licenziare..... Secondo me l'Ordine in questo momento dovrebbe


muoversi, perché un giornalista da solo non può  farlo perché perde il


posto di lavoro. Se non c'è l'Ordine a garantire la sua posizione, ...


onestamente da solo non ce la può fare ...l’Ordine deve garantire


l'etica e la dignità del giornalista. In Mondadori..... almeno fino a


quando ci sono stata (1987), ma poi ho avuto occasione di parlare ...


non arrivano a fornire indicazioni scritte da parte della Divisione


Pubblicità ... Naturalmente c'è anche lì una pianificazione delle


pa­gine da fare .. con un po' di rispetto per il giornalista, con un


filo di dignità in più, un maggior rispetto ... Io ho diretto Donna


Più, testata della Mondadori..


 


FELAPPI. Quando parli di esperienza indiretta ... dei dati dell'esperienza americana e tedesca, parli


perché hai dei dati  ... oppure no?


 


PALLOTTI. Quando parlo di esperienza indiretta ... Sulla Rizzoli ho testimonianze orali e ovviamente anche molto palesi. ... Si incontrano anche colleghi stranieri in occasione


delle sfilate ... ho chie­sto diffusamente come stanno le cose  in Germania ... In Germania vendono più copie in con­fronto a noi.....La stampa tedesca. vuole dare informazioni al lettore e la pubbli­cità


segue di conseguenza, cioè la pubblicità arriva perché è interesse dell'azienda essere sul giornale più prestigioso ... che va a un certo tipo di pubblico. Vorrei almeno che questa testimonianza servisse a qualcosa per la professione.....


…………………………………………………………………………………..


(Questo testo è inserito nel procedimento disciplinare riportato in http://www.odg.mi.it/node/31239)


 


 


 


 


 


 


 





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