Fabrizio Cassinelli
Chinatown Italia
Tra società cinesi che monopolizzano i mercati finanziari, i nuovi milionari e la sempre attuale questione dei diritti umani, non passa giorno senza che esca qualche notizia riguardante la Cina e i cinesi.
Per capire questo fenomeno Fabrizio Cassinelli ha indagato la realtà a noi più vicina, quella delle Chinatown italiane, partendo da quella milanese, quartiere simbolo per i cinesi che hanno messo radici nel nostro paese, dove nell’aprile scorso è esplosa una sommossa popolare senza precedenti contro le autorità italiane.
Da navigato cronista di strada, utilizzando fonti istituzionali, soffiate e confessioni, Cassinelli, ha messo a nudo un mondo misterioso e ovattato, sfatando alcune leggende metropolitane che aleggiano sui cinesi, tipo quella che “non muoiono mai”.
Un’inchiesta meticolosa con cui ha ricostruito il traffico di esseri umani, che va dall’Estremo Oriente all’Europa, gestito dagli emissari della mafia cinese: i famigerati She tou. Ha scoperto i collegamenti tra l’invasione di merce “made in China” e la camorra napoletana e descritto il business dilagante della prostituzione nei centri massaggi a “lanterne rosse”. Il giornalista è entrato nei laboratori cinesi in cui si lavora di notte per turni interminabili, “ma solo quando c’è lavoro”, e dove qualche cottimista “velocissimo e abile” guadagna anche 3000 euro al mese.
Quello di Cassinelli è pure un viaggio senza pregiudizi nelle tradizioni millenarie cinesi che racconta, e fa raccontare ai cinesi stessi, chi sono e come vivono.
Ne scaturisce, così, il quadro di un popolo laborioso e instancabile e di una comunità con una forte rete economico-solidale. Per i cinesi, infatti, non esistono banche, girano sempre col contante e se devono aprire un’attività commerciale o acquisire un immobile intervengono le famiglie e le associazioni a finanziare.
Le sciure bene cinesi amano vestire firmato, mentre i giovani si dividono tra quelli che si sentono italiani a tutti gli effetti e quelli che, pur avendo perso le antiche usanze, si sentono più cinesi. Sono i segnali del ricambio generazionale che pone nuove sfide oltre l’integrazione, perché le famiglie si trovano a fronteggiare problemi comuni a tutte le etnie, come il disagio giovanile che sfocia nella violenza e nella droga.
F. Cassinelli, Chinatown Italia, Aliberti, Reggio Emilia 2007, pp. 299, euro 14,00
L’autore: giornalista dell’Ansa, si occupa di cronaca nera da oltre dieci anni. Ha fondato Mediacare, associazione no profit di giornalisti specializzata in comunicazione etica.
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Massimo Picasso
Dio contro Dio
Il mondo è malato, la violenza dilaga e non si ferma nemmeno davanti agli innocenti: bambini che spariscono per alimentare il commercio clandestino degli organi, altri che sono violentati e uccisi, e altri ancora che chiedono la carità ai semafori o che sono costretti a prostituirsi. Tutte immagini che scorrono davanti agli occhi del protagonista che non riesce a capacitarsi del perché Dio non intervenga di fronte a tale orrore.
A due anni di distanza, l’autore, regala un seguito al suo giallo, Il Gemello di Dio, nel quale il personaggio principale è sempre alle prese con un travagliato percorso interiore, che tra passione e razionalità, lo porta a scoprire nuove verità. Singolari e misteriose figure, richiami storici e religiosi, esoterismo e spunti di psicologia, sono i pezzi di un puzzle che lentamente si ricompone fino a una sconcertante rivelazione: che anziché un Dio, ne esisterebbero due. Due gemelli, uno buono e l’altro cattivo, entrambi sovrani, che starebbero in eterna lotta tra di loro per il dominio sul mondo. Una lotta che si conclude con un finale a sorpresa che lascia spazio alla speranza di rinnovamento materiale e spirituale dell’uomo.
Un libro per chi non si accontenta delle risposte convenzionali sul senso della vita e per palati fini, appassionati teologia, materia nella quale Massimo Picasso eccelle.
M. Picasso, Dio contro Dio, Anima Edizioni, Milano 2007, pp. 256, euro 17,90
L’autore: giornalista pubblicista, è stato dirigente editoriale del primo gruppo editoriale italiano e direttore di pubblicazioni medico scientifiche. Attualmente si dedica a studi storici e teologici.
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Mariuccia Teroni
Manuale di redazione
Non è facile apprendere il lavoro di redazione quando ci sono scadenze incombenti da rispettare e bisogna combattere la diffidenza dei colleghi più esperti. Così, se non si trovano dei pazienti “maestri” disposti a tramandare le conoscenze, non rimane altro che far da sé, magari leggendo un buon libro. Proprio come quello di Mariuccia Teroni, un manuale completo che, con linguaggio immediato e l’ausilio di grafici e immagini, dà un appiglio formativo sicuro a quanti, aspiranti redattori, scrittori, giornalisti o blogger che siano, hanno in progetto di pubblicare uno scritto sia su carta sia online.
L’autrice ha raccolto l’esperienza di vent’anni di attività editoriale, in cui ha collaborato a vario titolo a più di 200 volumi e prodotti digitali, per mettere in rassegna metodologie, procedure e regole del lavoro di redazione.
Dopo una parte introduttiva dedicata all’evoluzione storica della stampa da Gutenberg a Internet, la Teroni, accompagna il lettore nella stesura e nella revisione di un testo, secondo le corrette norme di stile e svelando problematiche e vantaggi derivati dalla digitalizzazione e dall'uso del computer.
Si scopre, così, come poter organizzare le varie fasi dell’attività redazionale, a partire dall’archiviazione delle informazioni, passando per la rielaborazione delle immagini e l’impaginazione. Sono svelati i trucchi del mestiere per poter effettuare redditizie ricerche iconografiche e utilizzare al meglio alcuni strumenti come l’editor Word, l’email o il messanger.
Il tutto con un occhio di riguardo al copyright, sempre in agguato nel mare magnum Internet.
M. Teroni, Manuale di redazione, Apogeo, Milano 2007, pp. 432, euro 35,00
L’autore: docente di Editoria multimediale alla Statale di Milano è tra i fondatori de’ Il Grifone, società che si occupa di tecnologie digitali, e della rivista universitaria Student Magazine.
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Silvia Ognibene
Esordienti da spennare. Come pubblicare il primo libro e difendersi dagli editori a pagamento
Se per gli italiani la lettura risulta sempre un po’ostica non è così per la scrittura, sempre più libri vengono pubblicati e nuove case editrici fioriscono.
Ma cosa spinge a scrivere un libro?
Molti hanno un racconto nel cassetto e lì rimarrà, mentre altri sognano di vederlo un giorno sullo scaffale della libreria sotto casa. C’è chi lo fa per vanità e chi per passione. Già, la passione! Questa, però, si scontra spesso col difficile mondo editoriale. Una realtà fatta di alcuni seri editori che credono nel lavoro di qualità investendo sugli esordienti e da altri, invece, che vedono negli aspiranti scrittori solo una fonte di guadagno. Questi ultimi sono gli editori a pagamento che non scelgono, non leggono neppure i manoscritti e mandano in stampa tutto quello che ricevono.
Il libro inchiesta di Silvia Ognibene, scoperchia questo sottobosco, dove è facile incappare in personaggi senza scrupoli, col rischio di spendere cifre importanti (anche tremila euro) per ricevere in cambio poche centinaia di copie del proprio libro, da regalare ad amici e parenti, senza avere la benché minima distribuzione e promozione dall’editore in questione.
Oltre a fornire un quadro d’insieme del mercato editoriale italiano (industria, distribuzione e librai), la giornalista, con la sua indagine, dà gli strumenti utili per difendersi da proposte editoriali senza via d’uscita. Certo, farsi leggere e pubblicare non è cosa semplice, soprattutto se non si hanno amicizie influenti, ed è vero che alcuni grandi come Giosuè Carducci, Luigi Pirandello o Alberto Moravia cominciarono così, ma le occasioni non mancano grazie agli editori onesti. Sempre tenendo a mente che quello della scrittura è un cammino duro e tutto in salita.
S. Ognibene, Esordienti da spennare, Terre di Mezzo, Milano 2007, pp. 143, euro 12,00
L’autore: giornalista free lance, nata a Firenze, collabora con l’agenzia di stampa Reuters e con diverse testate nazionali tra cui Altreconomia, Slow Food e il Manifesto.