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CASAGIT. Finché
l'orchestra suona...
di Maurizio Andriolo

Lettera aperta di
Andrea Leone a
Maurizio Andriolo

L’Opinione del 10-09-2008.
GIORNALISTI,
LA CASAGIT
E’ IN CRISI
di Dimitri Buffa

Roma, 8 settembre 2008. E’ triste che il mito dell’orchestra del Titanic si riaffacci. Ancora più triste, demoralizzante, è che di una nostra importante istituzione, la Casagit, si discetti mentre pare stia affondando.


Stupisce peraltro il silenzio ormai annoso dei consiglieri della cassa, il silenzio dei soliti criticoni.


Ora è scoppiato il problema. Ma la nostra categoria ne discute (forse?) con soffocato disappunto come se la responsabilità fosse del caso.… “di circostanze sfavorevoli….!”


Si cerca di dare una responsabilità al mancato contratto di lavoro, si tenta di turare la falla chiedendo “sacrifici”, ad una categoria che di sacrifici ne sta già facendo (come tutti gli altri cittadini).


I dirigenti tacciono, i consiglieri neppure si accorgono delle responsabilità che stanno gravando sulle loro spalle. Tanto l’orchestra suona. E il buco si allarga: tre, sei, otto milioni di euro.


Ma è proprio così?…


E come è accaduto?


In casi del genere, diverse sono le circostanze, molte le attenuanti.


Non dimentichiamo però certi errori: l’acquisto di una sede costosa, allo “sprofondo” della città, elegante ma di gestione onerosa. Non era meglio essere inquilini dell’Inpgi?


1) Cercammo in pochissimi di rendere evidente la teoria dei risparmi. Invano!


2) Ci battemmo invano e in tutte le sedi, perché la Cassa rientrasse nell’Inpgi. E’ finita già da anni l’era facile della sanità sociale.


3) Fummo sbeffeggiati. Eppure ancora oggi, non è soltanto necessario, è inevitabile che la Cassa ritorni nell’alveo dell’Inpgi. Per la sua salvezza e anche per il potenziamento del nostro Istituto di Previdenza.


Ci vuole altro che tagli e sacrifici per salvare la Cassa.


Ma i colleghi devono sapere anche che, invece di approfondite discussioni sul futuro della Cassa, si parla se è meglio fare Presidente l’uno o l’altro dei “pochi” noti della nostra categoria. Degnissime persone certamente, ma i soliti animatori del mercatino degli incarichi.


Finché l’orchestra suona……


                                                                                     Maurizio Andriolo


 


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Lettera aperta di Andrea Leone a  Maurizio Andriolo


Caro Maurizio, di “triste e demoralizzante”, a mio parere c’è che proprio da te, uomo di lunghissima esperienza all’interno degli organismi di categoria, venga una palese strumentalizzazione sulle vicende della Casagit. Si sa da tempo che tu sostieni la necessità di un accorpamento tra la Cassa e l’Inpgi, tema su cui ci siamo confrontati spesso. Ancora una volta non consideri il fatto che l’Istituto è un Ente obbligatorio, sostitutivo per legge dell’Inps, e non può dedicare risorse ad attività diverse da quella previdenziale. Certo, i neppure 100 milioni di bilancio della Cassa sono una briciola nei confronti delle cifre amministrate dall’Istituto di cui tu sei vicepresidente, ma sempre di pere e di mele si tratta. Metterle nella stessa cassetta non è utile e non è produttivo.


Qui, te lo assicuro, nessuno balla. Su una cosa però hai ragione: non è con i sacrifici che si può risolvere il problema. Tant’è che sacrifici non ne abbiamo chiesti. Abbiamo invece chiesto a tutti un uso più responsabile delle risorse comuni. E per questo siamo stati accusati di voler togliere benefici alla categoria. Invece, senza scendere in pista, stiamo cercando di individuare una proposta compatibile con lo scenario della disastrata e costosa sanità di questo Paese che conservi le tutele che sinora hanno permesso ai giornalisti di affrontare con tranquillità almeno economica eventi di per sé dolorosi, difficili e destabilizzanti.


Errori se ne fanno e certamente ne sono stati fatti anche in Casagit, seppure in buona fede. E’ però singolare e paradigmatico che l’unico da te citato non lo sia. Aver risparmiato un oneroso affitto (nel 2000 413 milioni di lire, ovvero 213 mila euro) investendo 10 miliardi (meno di 5 milioni di euro) in una sede di 2.800 metri quadri, pagata quindi 3,5 milioni al metro quadro non mi sembra un cattivo affare. Sempre meglio dell’acquisto di palazzo Volpi. Tant’è che il mese dopo l’inaugurazione Casagit ricevette un’offerta superiore del 60% rispetto al costo. Potevamo vendere, ma avremmo dovuto pagare uno sproposito di tasse. In compenso le spese di esercizio, compreso l’ammortamento al costo storico dell’immobile, non raggiungono i 200 mila euro.


Non siamo sul Titanic. Le riserve ci consentono di non fare passi affrettati e respingere i facili allarmismi. E non balliamo. Tanto meno siamo silenti o inconsapevoli delle nostre responsabilità. I consiglieri tutti collaborano nello sforzo che stiamo facendo. A parlare per noi sono le azioni che abbiamo intrapreso e che intraprenderemo. Non ultima quella di rendere più trasparente e oggettivo il bilancio della Cassa, ripulendolo da impostazioni che seppure totalmente legittime non consentivano una attribuzione temporale certa delle voci di spesa. Siamo talmente poco orientati a discettare dei futuri assetti, che pure devono essere una preoccupazione, al punto che ci prepariamo a penalizzare il bilancio in virtù di questa trasparenza. Non vogliamo portarci dietro fardelli impropri, nascosti tra le pieghe dei conti. Parliamo e parleremo con i fatti. Al di là di qualunque comoda strategia preelettorale. Se qualcuno discute dei futuri amministratori, non siamo noi. Abbiamo già dato in passato precisi segnali di rinnovamento, e continueremo su questa linea. Anche se altri, mi pare, si comportano diversamente.


Un caro saluto


Andrea Leone


Roma, 9 settembre 2008


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L’Opinione del 10-09-2008.


GIORNALISTI, LA CASAGIT  E’ IN CRISI


 


di Dimitri Buffa


“Cari colleghi il fatto innegabile è che le prestazioni crescono con una dinamica del 7% all’anno mentre i contributi aumentano solo del 2,5%”. E’ stato proprio lo stesso presidente della Casagit Andrea Leone a dovere ammettere la crisi ormai evidente del glorioso istituto che da anni integra le prestazioni sanitarie dei giornalisti. E lo ha fatto rispondendo con una lettera aperta alle critiche forse ingenerose piovutegli addosso da un sito internet, anzi da un blog, per addetti ai lavori: piazzettavergani.org. Dice Leone che “..sino all’evidenza dei  dati di bilancio del 2007 eravamo convinti che la mancanza del contratto poteva essere assorbita senza difficoltà resistendo ancora per qualche tempo, senza aggiungere al danno rappresentato dalla volontà degli editori di distruggere la categoria dei giornalisti anche la beffa dei  tagli alle prestazioni della Cassa”. Spiega ancora Leone, “ ..solo alla chiusura del bilancio abbiamo visto che il problema era diventato strutturale”. Ieri la versione meno soft della cosa l’ha spiegata invece il sindacalista della Lombarda Maurizio Andriolo in una’altra lettera aperta (sport molto diffuso nella categoria) in cui si parlava di “affondamento del Titanic”. “E’ triste - sostiene Andriolo - che il mito dell’orchestra del Titanic si riaffacci. Ancora più triste, demoralizzante, è che di una nostra importante istituzione, la Casagit, si discetti mentre pare stia affondando”.


Poi le cifre: “..i dirigenti tacciono, i consiglieri neppure si accorgono delle responsabilità che stanno gravando sulle loro spalle. Tanto l’orchestra suona. E il buco si allarga: tre, sei, otto milioni di euro”. Le cause? Andriolo ne elenca alcune: “Non dimentichiamo certi errori: l’acquisto di una sede costosa, allo ”sprofondo“ della città, elegante ma di gestione onerosa. Non era meglio essere inquilini dell’Inpgi?”. E poi? “Cercammo in pochissimi di rendere evidente la teoria dei risparmi. Invano! Ci battemmo invano e in tutte le sedi, perché la Cassa rientrasse nell’Inpgi. E’ finita già da anni l’era facile della sanità sociale”. “Fummo sbeffeggiati - sostiene Andriolo - eppure ancora oggi, non è soltanto necessario, è inevitabile che la Cassa ritorni nell’alveo dell’Inpgi. Per la sua salvezza e anche per il potenziamento del nostro Istituto di Previdenza”. Un pessimismo che però non è condiviso dallo stesso presidente della Casagit che pure non si nasconde dietro un dito: “.. innanzi tutto la Casagit è l’ente che spende di meno (fondo pensione integrativa a parte) tra tutti quelli della categoria per gli  organi sociali. E le spese per questa voce calano. Abbiamo ridotto il numero delle riunioni del Consiglio di amministrazione e della Commissione Permanente. Non abbiamo altre commissioni. Abbiamo tagliato le consulenze, eliminando quelle poco utili... poi abbiamo ridotto da tre a uno il numero dei dirigenti, non sostituendo i due vicedirettori andati in pensione. Non abbiamo ridondanza di personale, e abbiamo bloccato le assunzioni. Le spese per il personale crescono, ma all’interno di una dinamica legata all’applicazione del contratto collettivo di lavoro. Stiamo studiando dove e in che modo realizzare altri risparmi, se e quando saranno necessari. Per fortuna non abbiamo fretta, grazie alle riserve accumulate negli anni”. Insomma per qualche altro anno i giornalisti potranno dormire sonni tranquilli purchè non pretendano di passarli in degenza in qualche clinica di lusso magari per curare un colpo della strega. Poi  però si riaprirà il vero contenzioso che è quello con gli editori: oramai i giornalisti sono l’unica categoria di professionisti italiani rimasti senza contratto per oltre cinque anni. E non ci si può illudere di tirare a campare per quieto vivere e perché i sindacalisti troppo ideologicizzati del passato hanno pensato più a fare i girotondi contro Berlusconi (che peraltro rendono molto politicamente, almeno per chi ha ambizioni parlamentari) che a portare a casa un po’ di soldi per tutti.


            



 


 


 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 





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