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Con l' inflazione, occhio alla pensione. I pensionati penalizzati dalla Fornero sono in attesa della Consulta per lo sblocco delle rivalutazioni. Fare causa ora permetterà di agganciare il rimbalzo dei prezzi

di Silvia Malandrin/Responsabile del progetto Rimborsopensioni.it


17.5.2017 (LA VERITA') - Un concetto semplice eppure per molti non così immediato: senza inflazione non può esserci rivalutazione e la rivalutazione delle pensioni è l'unico strumento che i pensionati hanno per mantenere inalterato il proprio potere di acquisto, mentre il costo della vita sale e la qualità della vita peggiora. Effetti che vengono ignorati perché nascosti dietro un importo di pensione che non cambia e che confonde le idee a chi è convinto di avere sempre la stessa forza economica, mentre in situazione di aumento dei prezzi la conseguenza è una sola: con la stessa pensione (non rivalutata) ciò che puoi comprare diminuisce di un «X» variabile. Tutto è connesso, per questo lo «sgambetto» del ministro Elsa Fornero ai danni dei pensionati italiani cui bloccò la rivalutazione degli assegni pensionistici avvenuto nel 2012 ha ripercussioni in termini economici, per le tasche di questi ultimi, che continuano ad avere i loro effetti anche a distanza di cinque anni.
Nel biennio 2012/2013 l'inflazione ha raggiunto il 3% e così gli arretrati, dati dal cumulo dei ratei di rivalutazione del proprio assegno mensile di pensione, aumentano di importo in virtù dell'effetto trascinamento: il blocco della rivalutazione è come un innocuo sassolino che si trasforma in una valanga, dove il montante della perdita non trova mai un ostacolo che ne fermi la corsa, almeno fino a quando la corte Costituzionale non si pronuncerà sull'illegittimità di un bonus (il bonus Poletti legato al decreto legge 65/2015) che non ha voluto rendere onore a una battaglia già vinta dai pensionati con la sentenza 70/2015 della stessa Consulta. Ma come scritto in apertura senza inflazione non può esserci rivalutazione: per questo tutti i pensionati, non solo gli interessati dal blocco del 2012, continuano a lamentare un importo di pensione mensile lorda sempre con la stessa cifra, vivendo la mancata rivalutazione (o l' insulso «quantum» che si vedono riconoscere) come l' ennesima ingiustizia nei confronti di una categoria da sempre considerata alla stregua del «bancomat» dello Stato, ma deve essere ricordato che il decreto ministeriale economia lavoro ha dichiarato pari allo 0% la rivalutazione ufficiale del 2015 (con effetto dal 1 gennaio 2016) e di quella provvisoria del 2016. Detto questo è bene aggiungere che l'inflazione è ciclica e ha ricominciato a «mordere»: è notizia di marzo scorso che il costo della vita in città come Milano o Bolzano è stato calcolato al 2% e per i pensionati non c'è altra «legittima difesa» possibile se non quella di pretendere che vi siano sempre e in ogni intervento legislativo che sarà messo in essere, scaglioni di rivalutazione delle pensioni consoni a quelli che sono i dettami costituzionali, cosa che il governo Monti ha ignorato.
Lottare per avere i propri arretrati e la rivalutazione futura delle proprie pensioni è quindi essenziale, tenendo presente che si può ancora interrompere la prescrizione quinquennale e che non importa se adesso si sono «prescritti» 5 mesi di rivalutazione del 2012: la posta in gioco è ancora molto alta per tutti, soprattutto per chi supera le 6 volte il trattamento minimo Inps (3.000 euro lordi) poiché avrà un maggior importo di arretrati di cui beneficiare avendo avuto uno scaglione di rivalutazione. Per tutti deve essere chiaro che se l'inflazione inizia nuovamente a camminare nel momento in cui la Consulta si dovesse esprimere
in senso favorevole  alle richieste delle migliaia di pensionati che si sono attivati con ricorsi giurisdizionali il «gruzzoletto» di ciò che lo Stato dovrà rendere loro sarà ulteriormente cresciuto.






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