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Ministeri del Lavoro e dell’Economia:
il bilancio dell’Inpgi “tende al peggioramento”.
Necessari “interventi con urgenti e incisive
misure sulle contribuzioni e/o sulle prestazioni”.
In sostanza bisogna tagliare le pensioni
e aumentare i contributi versati dalle aziende
oppure bisogna tagliare le pensioni o alternativamente
aumentare i contributi. Le scelte sono ineludibili.


 Dal nostro corrispondente


Roma, 2 febbraio 2005. Nuova tempesta sull’Inpgi: il professor Fulvio Gismondi, perito attuariale, ha escluso che l’Istituto possa concedere il superbonus ai giornalisti con i requisiti della pensione di anzianità e il cumulo (fino a una somma di  13mila euro) a chi è già in pensione. Sul cumulo il professor Gismondi conclude così la sua relazione: “La reintroduzione della disciplina del cumulo tra pensioni e redditi da lavoro dei pensionati può razionalmente costituire un elemento, seppur aleatorio, di aggravio della sostenibilità del carico previdenziale nel medio-lungo periodo, da parte del Fondo”. Sul bonus il professor Gismondi conclude così la sua relazione: “Appare razionale affermare  come l’introduzione dell’istituto del bonus possa introdurre nella gestione del Fondo, rispetto alla situazione esistente, ulteriori elementi di incertezza riferiti all’equilibrio del medio-lungo periodo”. Dal 3 gennaio sul tavolo del presidente dell’Istituto c’è una lettera firmata dal direttore generale del Ministero del Lavoro,  Maria Teresa Ferraro, che scrive anche per conto del Ministero dell’Economia. In breve, secondo  i due Ministeri, il bilancio dell’Inpgi “tende al peggioramento”. Sono necessari “interventi con urgenti e incisive misure sulle contribuzioni e/o sulle prestazioni”. In sostanza bisogna tagliare le pensioni e aumentare i contributi versati dalle aziende oppure bisogna tagliare le pensioni o alternativamente aumentare i contributi. Le scelte sono ineludibili. Non c’è una terza via.


Questo il testo della lettera della dott.ssa Ferraro:


 OGGETTO: Bilancio tecnico al 31/12/2003 della Gestione Principale dell'INPGI.


 E' stato analizzato il bilancio tecnico della gestione principale di codesto Istituto, trasmesso con nota n. 262 del 27 settembre 2004, per il parere di competenza. La situazione gestionale dell'Istituto, che, in base alle risultanze del bilancio consuntivo, chiude l'esercizio 2003 con un avanzo di 63,775 milioni di euro ed un patrimonio netto pari a 1.122,828 milioni di euro, evidenzia, tuttavia, alcuni segnali negativi, di cui non si può non tener conto:


‑ la rallentata crescita dei contributi (da +6,06% nel 2002 a +5,14% nel 2003);


‑ l'incremento della spesa previdenziale (da +4,32% nel 2002 a +5,12% nel 2003).


La flessione delle entrate contributive, nonostante la serie di interventi che hanno interessato sia la base contributiva (ingresso nell'INPGI nel 2001 dei giornalisti pubblicisti con contratto di lavoro subordinato), sia l'aliquota IVS (1% in più dal 01/01/2005) è principalmente dovuta ai nuovi rapporti di lavoro che, pur in crescita, non riescono a costituire il gettito contributivo necessario per il pagamento delle pensioni in essere. L'incremento della spesa pensionistica, che costituisce il 90,2% delle entrate contributive, è da imputare, oltre alla perequazione di legge (2,4% nel 2003), ai seguenti fattori:


‑ incremento del numero di trattamenti pensionistici;


- maggior importo delle nuove pensioni rispetto a quelle cessate;


‑ passaggio da trattamenti ridotti ad interi;


‑ liquidazione dei supplementi di pensione;


‑ incremento delle retribuzioni per il calcolo della media pensionabile;


‑ onere dei prepensionamenti a totale carico dell'INPGI (pari a 18,4 mln di euro).


Nonostante la contribuzione IVS abbia fatto registrare un trend in crescita (4,85 in più rispetto al 2002), nel 2003 sono cresciute anche le prestazioni IVS, con una percentuale del 5,12%  rispetto all'anno precedente, con conseguente disallineamento che, se dovesse divenire sistematico, farebbe registrare un peggioramento progressivo della gestione.


Analizzando i flussi di contributi e prestazioni per l'esercizio 2003, emerge che il 91,5% delle contribuzioni totali proviene dalla gestione IVS, mentre il 95,4% delle prestazioni totali è costituito da prestazioni IVS, che assorbono, quindi, circa il 4% dei finanziamenti destinati alle altre prestazioni (disoccupazione, tbc, etc.).


Dall'analisi del bilancio tecnico al 31/12/2000, già si evidenziava uno squilibrio a partire dal 2020. Di conseguenza, questo Ministero aveva richiesto l'adozione di idonei provvedimenti correttivi sul versante delle prestazioni e/o contribuzioni.


Il disavanzo gestionale è stato nuovamente confermato dal bilancio tecnico attuariale al 31/12/2003, che anticipa il punto di criticità nel 2018 con un saldo previdenziale, cioè la differenza tra contributi e prestazioni, già negativo nel 2017, non rispettando neanche l'arco temporale di quindici anni previsto dall'art. 3, comma 12, della Legge 335/95. Nel 2029 il patrimonio non copre più le prestazioni correnti e si azzera nel 2034.


L'aumento dell' 1 % dell'aliquota IV S, che dal 1 ° gennaio 2005 si attesta al 28,97%, non è sufficiente ad assicurare l'equilibrio e risulta, comunque, inferiore a quella del FPLD che, al 01/01/2004 come aliquota contributiva ordinaria applica il 32,70% (23,81% a carico del datore di lavoro e 8,89% a carico del lavoratore).


Pertanto, la rilevata tendenza al peggioramento della gestione previdenziale rende ineludibile come, peraltro, sottolineato dal covigilante Ministero dell'Economia e Finanze, la necessità di intervenire con urgenti ed incisive misure sulle contribuzioni e/o sulle prestazioni, ai sensi del richiamato art. 3, comma 12, della legge n. 335/95.


 IL DIRETTORE GENERALE


(Dott.ssa Maria Teresa FERRARO)


 





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