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Liberati Luca Chianca e Paolo Palermo, due inviati di Report, fermati in Congo, dove si erano recati per indagare su una presunta tangenti Eni in Nigeria. La notizia del fermo era stata tenuta segreta per favorire l’attività della diplomazia italiana.

ROMA, 20  marzo 2017 -  Sono stati liberati e sono rientrati a Fiumicino all’alba Luca Chianca e Paolo Palermo, due inviati di Report, fermati mercoledì scorso in Congo, dove si erano recati per indagare su una presunta tangenti Eni in Nigeria. Lo riferiscono il sito della stessa trasmissione e altri siti di informazione. La notizia del fermo era stata tenuta segreta per favorire l’attività della diplomazia italiana. Chianca e Palermo erano stati prelevati nel loro albergo a Point Noir dai servizi di sicurezza del Congo, dopo aver girato un’intervista un imprenditore italiano, Fabio Ottonello. La motivazione era che i due fossero sprovvisti di un visto giornalistico. Il sito del Corriere della sera in particolare scrive che i due reporter sono stati trasportati nel palazzo della Direction de la Surveillance du territoire, dove «sono stati segregati per tre giorni e due notti, seduti su una sedia di plastica, in una stanza di due metri quadrati invaso da insetti». In cambio della liberazione dei giornalisti la sicurezza nazionale congolese ha sequestrato telefoni, schede sim, computer, telecamere e il girato con l’intervista a Ottonello.  L’inchiesta sulla presunta tangente Eni in Nigeria alla quale stavano lavorando i due inviati di Report, Luca Chianca e Paolo Palermo, fermati dai servizi di sicurezza in Congo, rilasciati e sbarcati questa mattina a Fiumicino, «andrà comunque in onda lunedì 27 marzo in prima serata su Rai3, perché i blackout non sempre riescono a cancellare tutte le memorie». Lo assicura Sigfrido Ranucci, che cura il programma dopo averne raccolto il testimone da Milena Gabanelli. «Report - spiega la nota diffusa sul sito del programma - era a Pointe Noir per seguire una delicata indagine sulla presunta maxi tangente dell’Eni pagata per lo sfruttamento del giacimento 'Opl 245' in Nigeria, vicenda su cui sta lavorando la Procura di Milano e dove sono indagati l’ex manager Scaroni e l'attuale Claudio Descalzi. Chianca e Palermo erano arrivati a Pointe Noir lunedì, hanno organizzato il lavoro e mercoledì mattina, dopo aver realizzato un’intervista con Fabio Ottonello, (l'imprenditore italiano con molteplici affari e con grande influenza per aver sposato Sandrine, una delle figlie di Denis Nguesso, il presidente della Repubblica del Congo), sono stati fermati dai servizi di sicurezza. Ottonello, secondo l’ex dirigente Eni, Vincenzo Armanna, diventato il super teste dell’inchiesta, avrebbe messo a disposizione un suo aereo privato per trasportare due trolley contenenti parte della tangente al sicuro in un caveau in svizzera. Secondo Armanna si sarebbe trattato della parte destinata a Scaroni». Mercoledì mattina, al termine dell’intervista con Ottonello, Chianca ha scritto un sms a Ranucci, «in cui esprimeva il timore di poter ripartire per l’Italia, 'adesso tocca uscire dal Congò». Pochi minuti dopo Chianca ha inviato un secondo sms in cui spiegava che «erano arrivati in albergo uomini dell’agenzia di sicurezza in borghese per conoscere 'la lista dei nomi e nazionalità delle personè. Da quel momento - si legge ancora - si sono interrotte tutte le comunicazioni. Gli inviati di Report hanno cercato di copiare e trasferire i file dell’intervista in Italia, ma non è stato possibile a causa di un improvviso quanto tempestivo blackout delle linee telefoniche che ha riguardato tutta la zona. I due giornalisti sono stati trasportati nel palazzo della Direction de la Surveillance du territoire, dove sono stati segregati per 3 giorni e due notti, seduti su una sedia di plastica, in una stanza di due metri quadrati invasa da insetti». «Determinante - fanno sapere ancora da Report - per la liberazione dei giornalisti l’attività diplomatica dell’ambasciatore Andrea Mazzella supportata dal ministero dell’Interno italiano, e quella della Security Rai coordinata dal direttore Genseric Cantournet e da Ennio Matano che hanno seguito l’evolversi della vicenda. In cambio della liberazione dei giornalisti la sicurezza nazionale congolese ha sequestrato telefoni, schede sim, computer, telecamere e soprattutto il girato con l’intervista a Ottonello». (ANSA).





 





 




 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 



 






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