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INPGI/Una storia di male in peggio. IL PASTICCIACCIO BRUTTO DEI DUE PALAZZI EX VIA DEI MISSAGLIA 63/4 E 63/10, OGGI VIA NICOLA ROME0 14 E VIA FRATELLI FRASCHINI 7. OVVERO: UNA STORIA NATA MALISSIMO E CHE SI VUOLE FAR FINIRE PEGGIO.

di Pino Nicotri/Senza Bavaglio


La magistratura ha riconosciuto che i due palazzi di via dei Missaglia sono di qualità inferiore a tutti gli altri palazzi dello stesso quartiere e che l’Inpgi li ha scandalosamente pagati - all’inizio degli anni ’90 - un bel pacco di miliardi di lire più del dovuto. Però l’Inpgi fa finta di niente e vuole venderli agli inquilini con uno sconto non solo inferiore al 30% (o anche più) che sempre si fa sulle grandi dismissioni del patrimonio immobiliare di enti e istituti, ma che per giunta è stato calcolato sulla base del prezzo delle compravendite degli appartamenti del resto del quartiere. Cioè a dire,  degli appartamenti  di immobili che i magistrati hanno riconosciuto essere di qualità migliore. E che spesso sono più giovani anche di una decina d’anni. Ma andiamo per ordine.





Nelle riunioni che si sono succedute a partire dallo scorso ottobre tra i rappresentanti di Investire Sgr - società che gestisce il Fondo Amendola (Inpgi al 100 per 100) incaricata delle vendite - e i rappresentanti degli inquilini è stato spiegato che l’attuale prezzo di dismissione degli immobili dell’Istituto è formato dalla media dei dati forniti dall'OMI e da Scenari Immobiliari per la zona nella quale si trovano gli edifici in questione. Sarebbe stato più corretto fare la media considerando anche i prezzi indicati dall’osservatorio immobiliare della Camera di Commercio, che come l’OMI ha il vantaggio di fornire maggiori garanzie essendo una società pubblica e non privata qual è invece Scenari Immobiliari, che tira l’acqua al molino degli immobiliaristi per il semplice motivo che la finanziano.





L’utilizzo di Scenari Immobiliari per calcolare il “prezzo medio” e l’esclusione invece dell’osservatorio della Camera di Commercio sono serviti solo per alzare la media del prezzo da pretendere al metro quadro. Un escamotage che non fa onore a nessuno.





A parte tutto ciò, il riferimento ai prezzi registrati da OMI e da Scenari Immobiliari è improponibile per un motivo molto semplice, evidente e facilmente riscontrabile: TUTTI gli altri palazzi del quartiere Le Terrazze hanno caratteristiche decisamente migliori dei due dell’Inpgi. Non a caso il Giudice delle Indagini Preliminari Giovanna Ichino, del tribunale di Milano, il 10 marzo 1993 nella sentenza di archiviazione dell’ipotesi di corruzione nell’acquisto dei due palazzi - pagati molti miliardi di lire di troppo - ha scritto che il prezzo è “da ritenersi senz’altro elevato, tenuto conto dei valori del mercato immobiliare in quell’epoca e in quella zona periferica, tenuto conto dell’oggetto della vendita - interi fabbricati e non singole unità immobiliari - e tenuto conto anche dei criteri di economicità seguiti nella costruzione, che hanno poi reso necessari interventi di radicale risanamento”. Quali siano stati e se sono stati davvero realizzati i “necessari interventi di radicale risanamento” non è dato sapere: quello che è certo è che all’interno degli appartamenti NON ci sono stati interventi per migliorarli, motivo per cui sono rimaste le non invidiabili caratteristiche sulle quali ci soffermeremo in seguito.





A tutto ciò, che già dimostra come sia scorretto considerare i due immobili in questione della stessa qualità degli altri dello stesso quartiere, è necessario aggiungere quanto segue. Per tale acquisizione immobiliare la Corte dei Conti del Lazio ha condannato in primo grado 30 colleghi a risarcire a testa oltre mezzo miliardo di lire all’Istituto. I colleghi sono stati in seguito assolti con la sentenza n°. 115 datata 01/04/2003, con la quale si scopre che i miliardi da risarcire erano ben 29.


I motivi dell’assoluzione - leggibili tramite il link http://www.altalex.com/documents/news/2003/04/09/caso-inpgi-sulla-responsabilita-dell-organo-collegiale-di-governo-dell-ente - sono i seguenti: "L’organo collegiale di governo dell’ente, che delibera le sue scelte in conformità all’istruttoria tecnica degli uffici, non può ritenersi responsabile dei danni conseguenti alle scelte adottate sulla scorta di devianze degli uffici amministrativi”.


La sentenza quindi riconosce pienamente che ci sono state delle “devianze”, costate all’Istituto, cioè ai giornalisti italiani ad esso iscritti, in totale quasi 30 miliardi di lire. La scadenza termini ha poi italianamente impedito che venissero processati i responsabili di quella “devianza” madre del malaffare e brutto affair. Ma per quanto possa parere strano e assurdo, se non anche sospetto, è che l’Inpgi non solo non ha cercato di appurare chi fossero i responsabili della “devianza”, ma non ha neanche fatto nulla per farsi restituire dal venditore, una società controllata da  Salvatore Ligresti, i troppi miliardi pagati in più.


Come se non bastasse, nel corso dell’inchiesta della Corte dei Conti la perizia affidata all’architetto Lombardo ha appurato, tra l’altro, che il costruttore ha realizzato non tutti i lavori riguardanti le fondamenta indicati nel progetto dei due palazzi approvato dal Comune di Milano. Con linguaggio meno felpato e più giornalistico si potrebbe parlare di truffa nella truffa?  


Come facilmente verificabile tramite Google Earth, TUTTI i palazzi del quartiere adibiti a civili abitazioni hanno a piano terra il verde privato, a volte di notevoli dimensioni e godibile per passeggiarvi, come per esempio TUTTI quelli del lato di via Romeo con numeri civici dispari, compresi gli immobili ex Enasarco venduti con uno sconto del 40%.


I due palazzi dell’Inpgi hanno invece solo un cortile in pietra e due risicate striscioline di verde che comunque non è pedonale perché sopraelevato rispetto il cortile.  Un verde tutto sommato inutile, ma che ha costi di manutenzione.


Nel progetto iniziale, e probabilmente quindi anche nel prezzo pagato, lo spazio che separa il palazzo di via Nicola Romeo 14 da quello di via Fratelli Fraschini 7 era di loro “area condominiale”, ma il 9 marzo 1993 l’architetto Praderio, della ripartizione Urbanistica del Comune di Milano, ha comunicato al Comitato di Quartiere il cambio delle carte in tavola: l’area non era più condominiale dei due palazzi Inpgi, ma era destinata invece ad “area di raccordo” tra l’attuale piazza Remo Cantoni e quella che dovrebbe prima o poi diventare la chiesa del quartiere più la “Struttura per Anziani” della quale non si è saputo più nulla. Il cantiere per la chiesa è stato aperto solo di recente ed è già fermo per mancanza di fondi: altra palla al piede de Le Terrazze e futuro paradiso per le zanzare grazia all'acqua piovana stagnante nella grande vasca in cemento per ora a cielo  aperto delle fondamenta.


Come che sia, i due palazzi dell’Inpgi e i relativi inquilini sono stati derubati della loro “zona verde condominiale”, che esiste invece in tutti gli altri immobili del quartiere.


TUTTI i palazzi del quartiere hanno i pianerottoli chiusi verso l’esterno da vetrate, mentre i due immobili dell’Inpgi sono invece gli unici con i pianerottoli aperti all’esterno perché sono tutti privi di vetrate. A suo tempo abbiamo dovuto incalzare più e più volte l’Istituto perché chiudesse quelle aperture, dalle quali entravano gli autori di un’ondata di furti in appartamento, e alla fine vennero applicate delle inferriate, dall’aspetto vagamente carcerario. Il risultato comunque è che i due immobili dell’Istituto con quelle aperture dei pianerottoli verso l’esterno sono gli unici ad avere un aspetto un po’ tristanzuolo,  da case popolari, reso ancor più triste dalle inferriate. 


Tutto ciò DIMOSTRA che i prezzi rilevati da OMI e quelli preconizzati o sperati da Scenari Immobiliari  si riferiscono ad immobili di qualità sicuramente superiore a quelli dell’Inpgi e che è quindi improponibile voler applicare a questi la media degli stessi prezzi  di vendita al metro quadro degli altri. E’ come voler  vendere le Fiat esistenti nel quartiere Le Terrazze al prezzo medio col quale vendono, in ipotesi, non dico le Mercedes del quartiere, ma le auto comunque di marca migliore, come le Audi, le Toyota e le Opel, che per giunta sono anche più nuove delle Fiat in questione. Il fatto che si tratti di automobili dello stesso quartiere NON significa neppure per scherzo  che siano tutte della stessa qualità, e neppure della stessa età! Stesso discorso per i palazzi de Le Terrazze: il confronto dei due dell’Inpgi con gli altri del quartiere è improponibile. Oltre a quanto già detto, il palazzo di fronte a quello dell’Istituto in via Fraschini 7 è - come altri palazzi de Le Terrazze - più giovane di una buona decina di anni.


Nel gennaio 2003 il consigliere d’amministrazione dell’Inpgi Maurizio Calzolari ha inviato al giornale online Il Barbiere della Sera e al sottoscritto, rappresentante del comitato inquilini e pubblico agitatore di questi argomenti, una mail nella quale ha scritto che i difetti dei due immobili in questione “sono ineliminabili perché si tratta di difetti di costruzione”. 


E nello stesso gennaio 2003 l'allora presidente dell'Inpgi, il giornalista Gabriele Cescutti, ha inviato a tutti i colleghi  italiani una lettera per spiegare che a causa di quei difetti l'Inpgi si era fatta restituire dal costruttore 700 milioni di lire, il che è la prova provata che i difetti riconosciuti perfino da Calzolari nella veste di membro del CdA esistevano e - in quanto ineliminabili - esistono davvero ancora oggi. A parte il fatto che meglio avrebbe fatto Cescutti a farsi ridare dal costruttore non solo le briciole dei 700 milioni di lire, ma tutti i 29 miliardi di lire calcolati dalla Corte dei Conti.


Stando così le cose:


- come si pensa oggi di eliminare dei difetti ineliminabili per rendere vendibili gli appartamenti che ne sono afflitti?


- E come può l'Inpgi pretendere come prezzo di partenza quello dedotto dagli altri immobili del quartiere privi anche dei difetti riconosciuti da Calzolari?


CONCLUSIONI


- La dirigenza Inpgi per la sua irremovibilità sul prezzo non può invocare l'alibi del "dover fare l'interesse dell'Istituto", visto che non ha mosso un dito per farsi ridare da Ligresti i miliardi di lire pagati di troppo (oggi pari a più o meno 30 milioni di euro!).


- Non sarà l’eccesso di prezzo preteso dall’Inpgi sui 40-50 appartamenti che riuscirà a vendere tra quei 104 a mettere al sicuro i suoi bilanci sempre più traballanti. Mentre invece sarà un prezzo più aderente alla realtà dei fatti, e quindi più onesto, a salvarne l’onorabilità.


Pino Nicotri  - Senza Bavaglio - Ex consigliere generale Inpgi  - Inquilino di via Nicola Romeo 14 - www.senzabavaglio.info  - (TESTO IN https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/senzabavaglio/conversations/messages/6243 )


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CASE INPGI/Un mio errore (di Pino Nicotri)



 











Pino Nicotri : Feb 15 06:39PM +0100

Riferendosi al mio intervento INPGI/Una storia di male in peggio (di Pino Nicotri), messo in rete da Senza Bavaglio alle 20:44 di sabato 11 febbraio, il collega Roberto Reale mi ha fatto rilevare via Messenger quanto segue:
“…. La consulenza tecnica di parte, commissionata dal Procuratore regionale il 27.5.1995 e consegnata scritta il 31.5.1995, ricalca la valutazione di massima precedente; essa, inoltre, come rileva lo stesso Procuratore generale nelle sue conclusioni scritte, contiene “stime ed obiezioni successive” ai fatti di cui trattasi; mentre le due consulenze di parte, redatte dagli ingegneri M. B., R.M. B., G. T., e dagli ingegneri P. C., G. N., R. P., confermano la perizia giurata degli ingegneri estimatori P. C. e F. C.; del resto, questa stima non è stata messa in discussione neppure dall’istituto bancario che ha concesso la fideiussione. In base alle considerazioni che precedono, il Collegio non rinviene ipotesi di danno al patrimonio dell’I.N.P.G.I., in relazione agli acquisti degli immobili di cui è causa”.
Ho fatto notare a Reale che la sua prosa non è chiarissima e che nel mio intervento avevo citato una sentenza del magistrato milanese Giovanna Ichino e riportato il link
http://www.altalex.com/documents/news/2003/04/09/caso-inpgi-sulla-responsabilita-dell-organo-collegiale-di-governo-dell-ente , il cui contenuto afferma tra l’altro quanto segue: "L’organo collegiale di governo dell’ente, che delibera le sue scelte in conformità all’istruttoria tecnica degli uffici, non può ritenersi responsabile dei danni conseguenti alle scelte adottate sulla scorta di devianze degli uffici amministrativi”. Ma Reale ha ribattuto:
"Scusa, ma hai fatto un po' di confusione, oppure mi sono spiegato male. 1) La sentenza della Corte dei Conti - anche nella copia del tuo link - esclude tassativamente qualsiasi danno con il seguente passaggio: "In base alle considerazioni che precedono, il Collegio non rinviene ipotesi di danno al patrimonio dell’I.N.P.G.I., in relazione agli acquisti degli immobili di cui è causa". 2) La Ichino s'occupava d'altro, non ha mai ordinato perizie e il suo commento è dunque un giudizio gratuito”.
Per meglio documentarmi ho chiesto al collega Reale se può inviarmi le perizia che ha citato, e lui mi ha risposto:
"Io purtroppo non ho copia delle perizie, ma posso dire questo: alla base del prezzo, dopo la valutazione della Commissione congruità, ci furono le perizie giurate (quindi penalmente rilevanti) di due ingegneri dei Lavori Pubblici); le perizie di parte di altri ingegneri milanesi presentate in giudizio ricalcavano identici giudizi e valori; la perizia ordinata dal Pg della Corte dei Conti lombarda abbassava drasticamente il prezzo supponendo uno sconto del 30 per cento per acquisto in blocco che il venditore non fece (erano gli anni della crisi abitativa, sul mercato non c'erano immobili). Questo è ciò che so, oltre al fatto che il pm già in primo grado aveva chiesto l'assoluzione di tutti, ribaltata invece dal giudice per un teorema politico. Sulla qualità degli immobili e sul prezzo richiesto non ho pareri perché tutt’oggi non so dove sia via dei Missaglia. A me premeva solo la verità storica sul danno mai accertato. Un saluto".
Insomma, pur nella scarsa chiarezza dell’intero discorso e nel contraddirsi delle sentenze e perizie d’epoca (lo stesso Reale riconosce che la legittima aspettativa di uno sconto del 30% fu delusa), il collega ci tiene a sottolineare che la Corte dei Conti del Lazio nella sentenza finale, di assoluzione di tutti i condannati in primo grado, ha così concluso:
"non rinviene ipotesi di danno al patrimonio dell’I.N.P.G.I., in relazione agli acquisti degli immobili di cui è causa”.
Io in effetti ho male interpretato il sunto della sentenza riportato in quel link di altalex.com, per giunta essendo miope ho letto male un numero: anziché 29 miliardi di lire, come ho scritto, la Corte dei Conti prima dell’assoluzione aveva chiesto iil risarcimento di 25 miliardi. Però il link riporta anche tutta la sentenza di assoluzione, in versione integrale, perciò il lettore non poteva essere tratto in inganno dal mio errore. Come che sia, ho sbagliato.
Le sentenze possono piacere o non piacere, possono convincere o non convincere, ma in un Paese civile quelle definitive vanno rispettate. Prendo perciò volentieri atto di quanto specificato dal collega Roberto Reale. E del resto il mio intervento non intendeva “resuscitare” la vecchia querelle sul prezzo pagato dall’Inpgi per i due immobili ex via Dei Missaglia, ma far notare che in più sedi è stato affermato che la loro qualità, contrariamente a ciò che si crede e si vuol far credere, è inferiore a quanto sarebbe legittimo aspettarsi. E alla qualità implicita nel prezzo di vendita agli inquilini chiesto da Inpgi e dalla sua incaricata SGR.
Pino Nicotri -  (Senza Bavaglio
Ex consigliere generale Inpgi
Inquilino di via Nicola Romeo 14)


16 febraio 2017




 



 



 









 









 








 





 





 






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