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LETTERA APERTA A TITO BOERI SULLA BANALITA' DEL MALE. Conclusioni sul pensiero del presidente dell'Inps: "Se riusciamo a ridurre le pensioni, gli istituti di previdenza risparmieranno non solo sulla quantità degli importi, ma anche sul protrarsi nel tempo delle erogazioni, perché i beneficiari moriranno prima". "Lei evidentemente, nonostante i suoi titoli accademici, non conosce né sensibilità, né umanità".

di Salvatore Rotondo


27.12.2016 - Esimio Presidente, scorrendo il suo vasto curriculum il sottoscritto, un modesto pensionato, non può avere dubbi sul fatto che Lei sia dotato di particolare cultura e intelligenza. Una recente circostanza tuttavia mi ha convinto che al tempo stesso Lei non possieda neppure un briciolo di umanità. Nulla di cui sorprendersi. Può capitare. Né è eccezionale il fatto che in un sol colpo sia riuscito a ferire 16 milioni di persone. C'è chi ha fatto di peggio.


Un esempio storico calzante? Ha presente la frase del generale Philip Sheridan "Gli unici indiani buoni che abbia mai visto erano morti"*? Lo stesso Sheridan in un'altra circostanza si era rallegrato di aver eliminato il capo Cheyenne, Pentola Nera, definendolo "un vecchio logoro e inutile che non valeva nulla"**.


Quando ho letto su un paio di blog che Lei, nel corso di una conferenza del Consiglio e dell'Ordine Nazionale degli Attuari aveva in qualche modo augurato vita breve ai pensionati non potevo crederci. L'ho giudicata una delle solite fastidiose, spesso vigliacche bufale che circolano in rete. Poi ho deciso di fare una verifica.


Sul sito di Radio Radicale (https://www.radioradicale.it/scheda/494883/presentazione-dellaggiornamento-dello-studio-la-mortalita-dei-percettori-di-rendita-in) ho trovato la registrazione, anche in video, della conferenza, organizzata per rendere pubblico il risultato di uno studio che dimostra come ad una pensione più alta, corrisponda una più lunga aspettativa di vita. Di fronte ad una conclusione del genere, del resto abbastanza scontata, una persona dotata anche soltanto di una dose minima di sensibilità, reagirebbe con un "Bene! Facciamo dunque tutto il possibile per aumentare il benessere degli anziani. Perché vivano più a lungo e in salute". Ma Lei evidentemente, nonostante i suoi titoli accademici, non conosce né sensibilità, né umanità.


Ho sbobinato la registrazione della sua osservazione che riporto per intero. La punteggiatura ovviamente è mia. I tre punti corrispondono a una sospensione della frase. Mi corregga, La prego, se c'è anche soltanto una singola imprecisione:


"Uno degli aspetti forse più rilevanti che emerge da questo studio è il fatto che le prestazini più generose, più alte, hanno tassi di mortalità significativamente più basse degli altri. E questo è un risultato interessante... certamente ci sono moltissime spiegazioni perché chiaramente c'è una correlazione tra prestazioni e livello di istruzione, tenore di vita delle persone, ma ha un'implicazione importante anche di politica economica perché ci dice che delle misure che dovessero intervenire in termini perequativi sui trattamenti pensionistici in essere... sono state formulate diverse proposte in tal senso nel dibattito di politica economica in Italia negli anni più recenti... probabilmente avrebbero un impatto sulla sostenibilità del sistema pensionistico ancora più forte di quello che è stato stimato assumendo che i tassi di mortalità, il coefficiente di trasformazione, fossero gli stessi per ogni categoria di ricettore e di beneficiario di rendite... di rendite pensionistiche. Quindi è un dato credo importante su cui occorre riflettere e che probabilmente ulteriormente rafforza l'idea che possibili interventi perequativi possano essere fonti anche di risparmi non irrilevanti nel nostro sistema pensionistico. E' molto importante che i risultati che oggi vengono qui presentati sull'eterogeneità nei tassi di mortalità possano essere gradualmente indirizzati verso scelte di politica economica che dovranno essere fatte nel nostro Paese nei mesi futuri" .


Detto in altre parole: se riusciamo a ridurre le pensioni, gli istituti di previdenza risparmieranno non solo sulla quantità degli importi, ma anche sul protrarsi nel tempo delle erogazioni, perché i beneficiari moriranno prima. Fulgido esempio, verrebbe da dire con Hannah Arendt, della "banalità del male".


Non saprei dire se mi ha sbalordito di più la sua affermazione, accompagnata tra l'altro da un'aria decisamente compiaciuta, o la pressoché totale mancanza di reazioni del giorno dopo. Con l'eccezione di Romano Bellissima, segretario generale della Uil Pensionati, che ha definito "allucinante" la sua dichiarazione. E devo annotare che persino tra i relatori presenti alla conferenza, tutti esperti economici, assicurativi e delle materie previdenziali, avvezzi a termini come "rischio longevità", accennati comunque con una certa dose di pudore, e ad un cinismo inevitabilmente connesso alla loro professione, c'è chi ha preso in qualche modo le distanze dalla sua dichiarazione. Mi riferisco a Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, che parafrasando un antico motto latino ("Homo senectus sine pecunia est imago mortis") ha sottolineato come "il benessere economico sia un dato importante per l'invecchiamento".


Mi permetto infine di smontare preventivamente un'eventuale lettura benevola da parte di qualche suo improvvisato avvocato d'ufficio, secondo cui riversando sui pensionati più indigenti il risparmio ottenuto dai tagli delle erogazioni più alte si otterrebbe un allungamento delle speranze di vita dei primi. Perché se così fosse – a parte la eticamente discutibile pretesa di arrogarsi il diritto di allungare la vita a una parte della popolazione per accorciarlo ad un'altra – le maggiori e le minori erogazioni si annullerebbero nella somma algebrica. Vanificando quell'ulteriore risparmio che Lei si augura. Quindi l'effetto da Lei sperato, se le parole hanno un senso, non è la ridistribuzione di risorse e di speranze di vita. Ma il taglio di entrambe.


Per concludere, a Lei e a tutti i suoi cari auguro di trascorrere serenamente questo periodo festivo. E alla sua mamma in particolare, che personalmente stimo come una delle menti creative più brillanti del nostro Paese, di essere risparmiata dall'apprendere in che misura uno dei suoi figli tenga in conto la salute degli anziani. Nessuna madre dovrebbe mai subire una simile ferita. Distinti saluti
Salvatore Rotondo


*Edwards S. Ellis, The History of Our Country, Indianapolis 1900, vol. 6, p. 1483
** Dee Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Oscar Mondadori, 1972, p. 173


POST SCRIPTUM DEDICATO A 16 MILIONI DI AMICI PENSIONATI - Ragazzi, non ve la prendete più di tanto. Non crediate che il sottoscritto non abbia valutato se diffondere questa lettera aperta in questi giorni rischiando di rovinarvi l'attesa del nuovo anno. Certo che l'ho valutato e ho deciso di inviarla comunque. E inviarla anche a una decina di studi legali specializzati in materia previdenziale e alla Corte Costituzionale e alla Corte di Cassazione. Perché? Perché è una notizia fantastica. Aiutatemi a diffonderla. Gli attuari, con il loro studio, hanno messo in mano agli avvocati un argomento assolutamente vincente nei ricorsi che in questi mesi stanno piovendo a migliaia contro il taglio della perequazione e contro i tentativi degli Istituti di previdenza di tagliare amministrativamente le pensioni. L'intelligentissimo Tito Boeri non se ne è minimamente reso conto prendendo una sbandata spaventosa che porterà la sua vocazione sterminatrice e spero anche la sua carriera a sbattere diritte contro un muro. Auguri a tutti!


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20.12.2016 - Chi ha una pensione vive più a lungo. - di FIRSTonline - TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=22266





 





 





 





 






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