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INPGI. L'intervento di Enzo Iacopino (presidente dell'Ordine) al Consiglio generale: "E' urgente che questo consiglio elegga il Cda e che questi scelga, assumendosene la responsabilità morale davanti alla categoria, di costituirsi parte civile nel processo che vede imputato l’ex presidente Andrea Camporese..... L’Ordine dei giornalisti ha deciso di farlo. E lo farà con la forza del voto della stragrande maggioranza dei suoi consiglieri".

Non è tempo di alibi, ma di scelte morali. Porre la questione della legittimità della mia presidenza, quale consigliere anziano, in questa prima seduta della nuova consiliatura, potrebbe essere utilizzato da uno di quegli straccioni che ipotizzano inchieste o indagini su di me per trasformare questo incontro in una rissa o per guadagnare strumentalmente del tempo al fine di non essere costretti ad assumere una decisione attesa dalla categoria. Ho con me un parere pro veritate che documenta la piena titolarità del consigliere con voto consultivo, quale io sono, a svolgere questo ruolo. Depositerò questo parere del professore Michele Damiani assieme al mio intervento che leggo, non per timidezza, ma per evitare, come è accaduto, che spariscano dai verbali alcune mie dichiarazioni (non credo proprio per colpa dell’addetta).Non porrò, però, il problema della mia titolarità a presiedere perché è urgente, anche per qualche aspetto olfattivo, che questo consiglio elegga il Cda e che questi scelga, assumendosene la responsabilità morale davanti alla categoria, se – come auspico – costituirsi parte civile nel processo che vede imputato l’ex presidente Andrea Camporese. Imputato, tra l’altro, per  truffa ai danni dell’Istituto. Imputato. Non colpevole: questo lo  decideranno i giudici. Ma esigenze morali impongono di affiancare l’azione dei magistrati, non di guardare dall’altra parte come è già accaduto in occasione del processo ai titolari della rinomata ditta Magnoni-Sopaf, condannati dopo aver ammesso le loro responsabilità. L’Ordine dei giornalisti ha deciso di farlo. E lo farà con la forza del voto della stragrande maggioranza dei suoi consiglieri (sorridendo amaramente davanti alla scelta che ha portato alcuni – che avevano votato a favore della costituzione di parte civile contro la ditta Magnoni-Sopaf – ad assumere una decisione diversa su quello che viene indicato come il complice dei truffatori. Una scelta giuridica o di setta? Lo decreteranno,quando sarà il momento, i colleghi). Una decisione, quella dell’Odg, che nasce da una considerazione elementare: non ci si può iscrivere all’Inpgi se non si è iscritti all’Ordine dei giornalisti. Tutti, tutti. Tant’è che l’articolo 17 dello Statuto prevede perfino tra le cause di decadenza dalle cariche “la cancellazione dall’Ordine dei giornalisti”.  Gli iscritti all’Inpgi sono, tutti, rappresentati dall’Ordine dei giornalisti. Ecco perché, con fiducia, ci siamo rivolti alla magistratura. Sono esigenze morali, ripeto olfattive. C’è il dovere di cambiare linea di azione, di rendere l’Inpgi una casa di vetro; di non ridurre i consiglieri generali a burattini, ai quali il principe di turno concede di sfogarsi in tre riunioni l’anno. All’Ordine dei giornalisti non c’è documento che venga negato ad un consigliere che lo richieda. Qui alle richieste di documentazione si forniscono risposte che sono un insulto ancor prima che alla trasparenza alle regole elementari della corretta amministrazione che deve garantire il diritto dei singoli consiglieri ad esercitare pienamente il  loro ruolo. E un oltraggio all’articolo 24 dello stesso Statuto dell’Istituto, che evoca una “trasparenza” della quale non si è vista traccia alcuna né  sulla vicenda Sopaf, né sugli incarichi presso società con le quali l’Inpgi è in rapporti di affari, auto assegnatisi dal presidente o attribuiti a un numero imprecisato di funzionari. Ovviamente, nell’ignoranza iniziale del Cda e nel successivo silenzio indifferente di gran parte dello stesso. C’è chi trova normale che il presidente percepisca danari da società con le quali l’Istituto è in affari. E che lo stesso – forse, perché il mistero è fitto – accada per non si sa quanti funzionari dell’Istituto. Nulla si sa, nonostante ripetute quanto inutili richieste: quali sono queste società, qual è l’ammontare  percepito dai singoli, chi sono i funzionari? Alla faccia dello Statuto e del codice etico. Etica…. Per favore non sporchiamo le parole! Nessuno scomodi la privacy: qui parliamo di trasparenza, di garanzie sulla indipendenza del presidente e di funzionari che hanno ruolo delicato e molto, molto ben retribuito. E’ una vergogna che il presidente dell’Inpgi guadagni più di un Capo di Stato e di moltissimi manager pubblici e privati; che il direttore generale dell’Istituto percepisca uno stipendio quasi doppio rispetto a quello dell’Odg, il quale ultimo non entrerebbe neanche nella top ten. E mentre questo accade si chiedono sacrifici ai colleghi, rinunce ai disoccupati e si ipotizza perfino la cancellazione di un aiuto ai superstiti.  Questo e altro sono il frutto di un rapporto malato, di una idea proprietaria degli organismi, di una arroganza che può derivare ancor prima che dal disprezzo per le regole del vivere civile, da un malinteso senso del ruolo o da  contiguità che è opportuno e urgente spezzare.  L’Inpgi deve essere una casa di vetro, deve diventare una casa di vetro perché ora non lo è. Non lo è. Fino ad oggi sono state negate informazioni delicate ai sindaci, si preannuncia l’intenzione di negarle ai consiglieri, tutto si immagina come a disposizione di una ristretta cerchia di persone che si puntellano a vicenda negando i diritti e la verità piena ai colleghi e a chi li rappresenta. C’è chi, in altra sede, propaganda uno slogan dal suono suggestivo: o si cambia, o si muore. Beh, vale anche per l’Inpgi: o si cambia, o si muore, nel disprezzo più che motivato dei giornalisti, provocando loro danni imperdonabili. Si può e si deve cambiare: comportandosi da uomini liberi e non da  famigli. O da complici, se lo si è stati, con azioni o perfino con omissioni.   ENZO IACOPINO


 


 


 





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