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Editoria. RIFORMA PRIMO SÌ AL FONDO PER L'INFORMAZIONE. LUNEDÌ IN AULA. Cento milioni dal canone Rai Liberalizzazioni per le edicole.

ROMA, 16 febbraio 2016.  VIA LIBERA della commissione Cultura della Camera al riordino del finanziamento pubblico dell'editoria con l'istituzione di un «Fondo per il pluralismo e l' innovazione dell'informazione». Il Fondo verrà ripartito «annualmente» con un decreto del presidente del Consiglio (è saltata la possibilità che il provvedimento possa essere varato anche dal sottosegretario delegato all' editoria). In commissione è terminato ieri sera l'esame degli emendamenti e giovedì dovrebbe esserci il mandato ai relatori per consentire l' avvio della discussione generale, lunedì prossimo in Aula, sulla riforma dell' editoria. 


CONFERMATA la previsione della «liberalizzazione della vendita dei prodotti editoriali». Nello specifico si parla di «regime di piena liberalizzazione degli orari di apertura dei punti vendita» e di «rimozione degli ostacoli che limitano la possibilità di ampliare l' assortimento e l' intermediazione di altri beni e servizi, con lo scopo di accrescere le fonti di ricavo potenziale». Da gennaio 2017, poi, scatterà la norma che punta a rivoluzionare la parità di trattamento (l' obbligo per i giornalai di mettere in vendita tutte le pubblicazioni che vengono mandate in edicola da grandi e piccoli editori): rimarrebbe il vincolo di assicurare la parità di trattamento senza discriminazioni tra prodotti editoriali, ma solo in occasione del loro primo lancio sul mercato. 


QUANTO al Fondo, sono diverse le risorse che vi affluiranno: il gettito derivante da un contributo di solidarietà dello 0,1 per cento sui redditi complessivi a carico dei concessionari della raccolta pubblicitaria (novità delle ultime ore); «le risorse statali destinate alle diverse forme di sostegno all' editoria quotidiana e periodica anche digitale, comprese le risorse del Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all' editoria»; le «risorse statali destinate all' emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale»; una quota «fino ad un importo massimo di 100 milioni di euro» all' anno «delle eventuali maggiori entrate» che arriveranno dal versamento del canone Rai che da quest' anno si pagherà in bolletta; infine le multe comminate dall' Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per violazione degli obblighi in materia di programmazione, pubblicità e contenuti radiotelevisivi.


I GIORNALI di partiti, movimenti politici e sindacali, i periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico saranno esclusi dalla possibilità di accedere ai contributi diretti dello Stato. (Il Resto del Carlino).


 


 


 


 


 





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