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Stampa

Cattivo giornalismo. No alle
verità unilaterali e ideologiche.

Il sito online dell’Ifg “De Martino”
è contro gli Usa, dimenticando l’aiuto
americano al nostro Paese negli
ultimi 60 anni: dal Piano Marshall
alla difesa della nostra indipendenza
negli anni della “guerra fredda”.
Lo sviluppo italiano degli anni 50-60
e 80 possibile solo grazie al fatto
che Roma destinava alla Difesa
appena l’1,5/2 per cento del Pil.
Ai giovani praticanti vanno insegnati
l’equilibrio e la tecnica storica
nella ricostruzione dei fatti.

Umberto Eco, concludendo nel 1979, il dibattito ventennale sull’obiettività, osservò che i cronisti devono comportarsi come “storici del presente o dell’istante”. Come gli storici, che indagano sui lunghi periodi, essi devono cercare carte e testimoni. Le verità unilaterali non servono e gettano ombre su chi le utilizza. I rapporti Italia-Usa comprendono anche la vicenda di Sigonella (1986), quando il primo ministro Bettino Craxi difese a denti stretti l’indipendenza italiana da una grave ingerenza americana nella vicenda della nave “Achille Lauro” attaccata da un commando palestinese. Di tutto ciò non c’è traccia nella prima pagina del sito dell’Ifg.

Il precedente risale al 17 marzo 2008: “Ifg e legge Basaglia: un dibattito senza l’altra campana” (intervento di Gianni De Felice in coda).

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IFG “De Martino”- 20 settembre 2000 – Inaugurazione del II anno del XII biennio


Montanelli: “Gli americani? Se  oggi parliamo


da uomini liberi in Italia lo dobbiamo


a loro. Sono venuti due volte a combattere e a  


morire in Europa per difendere la nostra libertà


e la nostra civiltà. E in Europa non c’è petrolio”.


 


di Franco Abruzzo


Milano,  sabato 22 marzo 2008. Oggi, navigando in internet,  sono finito casualmente nella home page di www.ifgonline.it, il giornale web dell’Istituto “Carlo De Martino” per la Formazione al Giornalismo (in sintesi “Ifg De Martino”). Una home page "schierata" dalla prima all’ultima riga, antiamericana, anche se i fatti  raccontati possono essere veri. Titoli e argomenti sono univoci e non lasciano dubbi sulle scelte operate in piena campagna elettorale, allorché la par condicio è un obbligo per tutti i media.  Una prima pagina che porta acqua al mulino di quanti, penso alla sinistra arcobaleno, propugnano l’uscita dell’Italia dalla Nato e dal sistema delle alleanze militari che per  40 anni (1949-1989),  e fino al crollo dell’Urss, ha garantito la pace in Europa  e la sicurezza del nostro Paese; missione che continua. L’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico (Nato oppure Otan) prevede il mutuo soccorso tra i paesi alleati. Nel 2001, in occasione dell’attentato alle Torri gemelle, ironia della storia, l’articolo 5 è stato invocato dagli  Stati Uniti nella battaglia contro il terrorismo musulmano. Oggi la Nato, crollato il muro, è impegnata in una attiva politica a tutela dei diritti dell’uomo (dall’Irak a Kabul e negli Stati sorti dalla dissoluzione  dell’ex Jugoslavia).


Il giornalismo d’inchiesta è americano. La stampa Usa rivendica a giusto titolo il ruolo di “guardiana dei poteri”. Anche l’obiettività è un  mito americano (“Hai due fonti?” chiede il capo al cronista in un celebre film sul  “quarto potere”). Questa storia pare sia dimenticata nell’Istituto milanese di via Filzi 17.


La "copertura" della Nato ha consentito all’Italia di destinare al bilancio della Difesa appena l’1,5/2 per cento del suo Pil, liberando immense risorse economiche, che sono state impegnate in altri campi (sanità, istruzione primaria e secondaria, università, spesa sociale, infrastrutture). La mia generazione  ricorda con emozione il 1961, quando il  bilancio della Pubblica Istruzione superò quello della Difesa. Una svolta epocale dopo 100 anni di Unità nazionale.


Ho un vivo ricordo degli anni 1945-1950, quando gli americani hanno soccorso l’Europa con il Piano Marshall, garantendo il pane e lo sviluppo ai paesi europei usciti distrutti dalla II guerra mondiale. Che dire del viaggio di Alcide De Gasperi negli Usa? Era il 1947. Il grande presidente della ricostruzione italiana  (la cui importanza nella nostra storia è pari a quella di Camillo Benso conte di Cavour) rientrò con un assegno di 100 milioni di dollari, che, appena sceso dall’aereo, si affrettò a consegnare a Luigi Einaudi (allora Governatore della Banca d’Italia).


Ho un altro ricordo.  Enzo Biagi e  Indro Montanelli il 20 settembre 2000 hanno inaugurato il II anno del XII biennio dell’Ifg “De Martino”. Un allievo-praticante chiese a Montanelli: “Lei, direttore, è sempre filo americano?”.  Il grande Indro si alzò, magrissimo,  puntò il dito e disse: “Gli americani? Se  oggi parliamo da uomini liberi in Italia lo dobbiamo a loro. Sono venuti due volte a combattere e  a morire in Europa per difendere la nostra libertà e la nostra civiltà. E in Europa non c’è petrolio”. Quell’Ifg aveva  come direttore Gigi Speroni, giornalista e storico, e come vicediretore Alfredo Pallavisini, già uomo di punta della redazione Esteri del "Giornale".


Ai giovani praticanti vanno insegnati l’equilibrio e la tecnica storica nella ricostruzione dei fatti. Umberto Eco, concludendo nel 1979, il dibattito  ventennale sull’obiettività, osservò  che i cronisti devono comportarsi come “storici del presente o dell’istante”. Come gli storici, che indagano sui lunghi periodi, essi devono cercare carte e testimoni, pubblicando anche verità divergenti. Le verità unilaterali ed ideologiche non servono e gettano ombre su chi le utilizza: chi  si comporta così, non fa il giornalista, ma il propagandista.


I rapporti Italia-Usa comprendono anche la vicenda di  Sigonella /(1986), quando il primo ministro  Bettino Craxi difese a denti stretti l’indipendenza italiana da una grave ingerenza americana nella vicenda della nave “Achille Lauro” attaccata da un commando palestinese. Di tutto ciò non c’è traccia nella home page del sito dell’Ifg.


 


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PRIMA PAGINA DI www.ifgonline.it


(il giornale online dell’Istituto


“Carlo de Martino” per la


Formazione al  Giornalismo”).


(sabato 22 marzo 2008)


 


Primo piano


Basi americane: i segreti della politica italiana


Nel 2007 un dossier elaborato per il Senato riporta alla luce il problema della basi americane sul nostro territorio. Una storia che inizia negli anni Cinquanta con un accordo segreto firmato da Italia e Usa. Un viaggio nelle scelte politiche del nostro paese.


Andreotti: “I patti segreti riguardano il passato” 


Angioni: "Bisogna rivedere l’Alleanza Atlantica"


 


Interni


Camp Darby: dall’accordo segreto all’uranio impoverito


La base fu istituita nel 1951 come struttura temporanea, ma è attiva da 57 anni. Un istituto di ricerca americano ha rilevato che si tratta del più grande arsenale americano all’estero. Gli accordi che disciplinano la sua presenza sul territorio italiano sono coperti dal Segreto di Stato.


 Dalla parte della legge: basi americane in Italia


 


Esteri


Italia testa di ponte del comando per l’Africa dell’esercito Usa


Dopo l’11 settembre gli Usa hanno lanciato la “Global War On Terror”, ridisegnando la geografia delle truppe di stanza all’estero. Nel 2004 Bush ha approvato il piano di riposizionamento dell’esercito. E l’Italia è proprio nel mezzo.


 Switch South: l’energia che naviga nel Mediterraneo


 


Economia


Basi Usa in Italia: un affare da sei miliardi di dollari


Dal 1995 le spesi militari Usa nel mondo hanno ricominciato a crescere e, anche se la presenza dei contingenti americani in Europa si sta assottigliando, il nostro paese rimane in cima alla lista dei finanziamenti per strutture e armamenti. Una corsa a cui, inconsapevolmente, partecipa anche il contribuente italiano.


Aviano, addio all’indotto della base Usa


 


Cultura ed Editoria


Quando home sweet home è la base militare


Aviano: il più grande comando americano in Italia. Una base-città, dove al suo interno si trova di tutto, dal supermercato alla discoteca. Ma, soprattutto, dove ogni cosa è organizzata per facilitare la vita ai militari, interamente consacrati all’esercito e per questo sempre in giro per il mondo.


US Army in Italia: missione al cappuccino


 


Scienze


In Italia il nucleare c’è, ma è americano


Documenti ufficiali del Pentagono ed ex soldati di stanza in Italia confermano lo stoccaggio di armamenti nucleari statunitensi nel nostro paese. Presenti anche proiettili all’uranio impoverito e altre armi, oltre a sistemi segreti di comunicazione.  Salute


 


Tumori, leucemie e strani roghi


Dal poligono di Salto di Quirra in Sardegna al sito segreto di Longare vicino a Vicenza, passando per gli aerei caduti nei pressi della base di Sigonella in Sicilia. L’Italia si trova a fare i conti con le basi militari. Anche dal punto di vista sanitario e ambientale. 


 


Multimedia


Accordi, segreti e armi nucleari


Le basi americane sul territorio italiano, una storia che inizia negli anni Cinquanta con un accordo segreto firmato dal nostro paese e dagli Usa. Le interviste radiofoniche al Senatore a vita Giulio Andreotti e al generale Franco Angioni. 


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IL PRECEDENTE (17 marzo 2008)


Ifg e legge Basaglia:


un dibattito


“senza l’altra campana”.


 


Riceviamo dal collega Gianni de Felice e pubblichiamo:


Caro Franco Abruzzo, leggo che domani, lunedì 17, verrà presentata al Circolo della Stampa di Milano l’inchiesta realizzata dagli allievi dell’Ifg, Istituto per la Formazione al Giornalismo Carlo de Martino, dal titolo: “La pazzia diffusa. Legge Basaglia, trent’anni dopo”.


Eccellente l’idea di ricordare con una ricognizione di giovani giornalisti il trentennale della discussa Legge 180. Un po’ bizzarra sembra  invece la decisione di farla discutere in un pubblico “dibattito” da tre illustri personaggi – il filosofo Umberto Galimberti, il premio Nobel Dario Fo e il professor Arcadio Erlicher, allievo di Franco Basaglia e dirigente di Psichiatria 1 a Niguarda – tutti prevedibilmente favorevoli alla controversa proposta dello psichiatra veneziano.


La Legge Basaglia, approvata durante il triennio di flirt fra la declinante Dc di Moro e il rampante Pci di Berlinguer, fu – come gli anziani ricordano – al centro di un lungo aspro scontro scientifico e ideologico. Coloro che la avversavano – e che tuttora la avversano, addebitandole la responsabilità oggettiva di tanti drammatici casi di follia incontrollata – la chiamarono “Legge dei matti in libertà”. Perché nessun illustre personaggio di questa opinione è stato invitato al “dibattito” dell’Ifg?


Quando nel 1972 venne a dirigere il “Corriere della Sera”, Piero Ottone – il mio migliore maestro – introdusse due regole fondamentali: commento separato dai fatti, sentire sempre l’altra campana. Oggi regole ovvie per tanti. Ma così “nuove” allora per giornalismo e cultura, che la pubblicazione anche dei comunicati del Movimento Studentesco (accanto ai “mattinali” della Questura) e anche dei comunicati sindacali dell’Alfa Romeo (accanto alle “veline” dell’Iri) fu interpretata come un’intollerabile svolta a sinistra del foglio di via Solferino.


Poiché al “dibattito” sui trent’anni della Legge Basaglia non è stata invitata nessuna “altra campana”, mi domando (senza entrare nel merito della questione): siamo andati indietro di trentasei anni? E’ questo l’esempio di obiettività che l’Ifg offre ai suoi allievi di giornalismo?


Ti prego, caro Franco, di farti interprete di queste perplessità – tu che ne sei membro – presso il Consiglio Regionale dell’Ordine dei Giornalisti. Grazie dell’attenzione. Un abbraccio


Gianni de Felice


 





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