.18.5.2015 - Interrogazione a risposta in commissione 5-05423 presentato da GNECCHI Marialuisa - testo di giovedì 23 aprile 2015, seduta n. 414.
GNECCHI, COMINELLI, ASCANI, SCUVERA, CINZIA MARIA FONTANA, GREGORI, GRIBAUDO, INCERTI, GIACOBBE, MURER, ALBANELLA, CASELLATO, BARUFFI, BONOMO, QUARTAPELLE PROCOPIO e MARCO DI MAIO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 19 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito in legge n. 133 del 2008, ha previsto, dal 1o gennaio 2009, l'abrogazione del divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro autonomo e dipendente;
prima della suddetta abrogazione, da fonte Inps – coordinamento generale statistico attuariale – archivio centrale dei pensionati, nell'anno 2007, nella fascia di età fra 60 e 80 anni e oltre, erano 794.000 i pensionati che lavoravano. Per quanto riguarda i redditi da lavoro conseguiti, trascurando le classi di importo fino a 999 euro, ci sono circa 235.000 soggetti che hanno conseguito redditi fra 1000 e 1999 euro mensili e circa 136.000 soggetti che hanno conseguito redditi fra 2000 e fino a oltre 3000 euro mensili;
nell'anno 2012, ultimo dato disponibile dal rapporto 2013 sulla coesione sociale Istat – sempre da fonte Inps, nella fascia di età fra 60 e 80 anni e oltre, erano 1.355.000 i pensionati che lavoravano. Per quanto riguarda i redditi da lavoro conseguiti, trascurando le classi di importo fino a 999 euro, ci sono circa 661.000 soggetti che hanno conseguito redditi fra 1000 e 1999 euro mensili e circa 392.000 soggetti che hanno conseguito redditi fra 2000 e fino a oltre 3000 euro mensili;
dai dati di cui sopra, risulta evidente che a seguito dell'abrogazione del divieto di cumulo, i pensionati che hanno continuato a lavorare, sono aumentati gradualmente dopo il 1o gennaio 2009 e la differenza fra l'anno 2007 e l'anno 2012 ha comportato un aumento di circa 561.000 pensionati che hanno anche redditi da lavoro fra la fascia di età di 60 e oltre 80 anni;
dall'archivio storico Istat sull'occupazione giovanile nella fascia 15-24 (dati destagionalizzati) risulta che nell'anno 2008 la disoccupazione giovanile era in media del 22 per cento, nel 2009, anno di entrata in vigore della legge di cui sopra è salita a oltre il 26 per cento, nel 2010 al 28 per cento, nel 2011 è arrivata ad oltre il 31 per cento e dal 2012, per effetto anche della «manovra Foriero» sulle pensioni, è arrivata al 38 per cento, aumentando nel corso degli anni per gli effetti combinati di cui sopra, fino ad un tasso di disoccupazione del 42,6 per cento, registrato dall'Istat nell'ultima rilevazione del febbraio 2015;
in termini di dati assoluti, nel 2008 erano circa 1.400.000 i giovani occupati nella fascia di età 15/24 anni, a febbraio 2015 risultano invece essere 868.000 unità;
se è pur vero che in parte la causa dell'aumento della disoccupazione giovanile, sia dovuta alla situazione di crisi economica degli ultimi anni, non vi è dubbio alcuno, che l'assenza di opportunità occupazionali per i giovani, è causata anche dall'abrogazione del divieto di cumulo intervenuta a partire dal 2009 e dalla successiva «manovra Foriero» sulle pensioni che ha modificato pesantemente i requisiti di accesso alla pensione;
per gli aspetti di cui sopra, molti Paesi europei, che hanno parimenti al nostro elevato i requisiti di accesso alla pensione, hanno comunque mantenuto un canale di uscita flessibile verso la pensione prevedendo delle penalizzazioni e risulta agli interroganti anche che il pensionato è comunque legato a delle restrizioni o decurtazione della pensione, se prosegue l'attività lavorativa dopo la pensione;
a fronte delle situazioni sopra descritte, l'Italia non sta favorendo le nuove generazioni affinché queste possano aspirare alla possibilità di avere un'occupazione stabile, a costruirsi il proprio avvenire e a realizzare un progetto di sé e poter godere di un reddito futuro da pensione dignitoso –: se non ritenga il Ministro interrogato, per le ragioni suesposte e per favorire l'occupazione giovanile, di promuovere:
a) la reintroduzione del divieto di cumulo fra redditi da pensione e redditi da lavoro o comunque un'adeguata trattenuta sulla pensione in godimento, portando ad un risparmio per il sistema previdenziale;
b) la reintroduzione della flessibilità in uscita per favorire il ricambio generazionale;
c) iniziative per l'attuazione del protocollo del welfare del 2007, recepito nella legge n. 247 del 2007 al fine di garantire ai giovani di oggi il raggiungimento di un tasso di sostituzione al netto della fiscalità non inferiore al 60 per cento. (5-05423)
.ATTO CAMERA. RISPOSTA SCRITTA PUBBLICATA GIOVEDÌ 14 MAGGIO 2015 NELL'ALLEGATO AL BOLLETTINO IN COMMISSIONE XI (LAVORO) 5-05423
Con il presente atto parlamentare, gli onorevoli interroganti richiamano l'attenzione sugli interventi che il Governo intende adottare in materia pensionistica per favorire il ricambio generazionale.
Al riguardo, faccio presente che è intenzione del Governo intervenire sul tema delle pensioni prioritariamente per risolvere le difficoltà delle persone che, a seguito degli effetti della «riforma Monti-Fornero» e della crisi economica, si sono trovate senza lavoro e non hanno ancora maturato i requisiti per l'accesso al trattamento pensionistico.
Evidenzio, inoltre, che è stata già avviata un'attenta riflessione sulle misure volte a favorire la cosiddetta «staffetta generazionale».
In tale direzione, vi sono attualmente numerose ipotesi in campo e il Governo sta individuando le soluzioni più idonee nella consapevolezza delle difficoltà legate alle possibili fonti di copertura.
Il Ministero che rappresento, infatti, è impegnato insieme all'INPS in un'attenta attività di analisi volta alla predisposizione di interventi normativi finalizzati a prevedere forme di flessibilità di pensionamento che possano, così, favorire il ricambio generazionale.
Sottolineando che per le ipotesi oggetto di studio sarà, in ogni caso, necessario trovare idonea copertura finanziaria, segnai, tra le possibili linee di intervento:
.l'introduzione di un regime di uscita flessibile dal mondo del lavoro a partire dal compimento di una certa età, in presenza di una certa anzianità contributiva;
.l'introduzione di un regime di uscita flessibile dal mondo del lavoro, con penalizzazioni, a partire dal compimento di una certa età, in presenza di una certa anzianità contributiva. Questa ipotesi dovrebbe prevedere che al trattamento pensionistico venga applicata una riduzione sulla quota calcolata con il sistema retributivo pari ad una certa percentuale per ogni anno mancante all'età di vecchiaia.
Faccio presente, inoltre, che si sta valutando anche la possibilità di introdurre, in via sperimentale e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, un assegno di pensione anticipata alternativo alle prestazioni di sostegno al reddito. Tale strumento sarebbe in grado di colmare il gap temporale esistente tra la cessazione degli interventi di sostegno al reddito e il raggiungimento dei requisiti per l'accesso al pensionamento, consentendo ai lavoratori dipendenti la possibilità di percepire un assegno temporaneo fino al perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia, con successiva restituzione da parte del pensionato della somma complessivamente percepita.
Da ultimo, prendendo atto delle ulteriori proposte degli onorevoli interroganti nel presente atto parlamentare, in particolare di quella relativa alla reintroduzione del divieto di cumulo fra redditi da pensione e redditi da lavoro, voglio assicurare che, nell'ambito dell'approfondimento in atto sul tema, tali proposte potranno essere valutate e concorrere con le altre ipotesi in campo al fine di adottare misure che possano favorire quanto più è possibile le nuove generazioni.
TESTO IN http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5-05423&ramo=C&leg=17