Giornalisti. Dibattiti&Polemiche. Smettiamola di comportarci da capponi
di Marco Volpati
16.5.2015 - Da un po’ di tempo assistiamo a risse verbali tra i diversi organi della categoria dei giornalisti (o spezzoni di essi). Sembra di assistere a uno dei peggiori talk show della trash tv. E questo avviene quando i problemi reali nel mondo dell’editoria e dei media non mancano, anzi si aggravano.
Tant’è, sembra irresistibile la voglia autolesionistica di comportarsi come i capponi (non polli) di Renzo Tramaglino: andavano al macello, ma intanto si beccavano tra loro.
L’ultima disputa inutile coinvolge l’Ordine, Presidenza nazionale, e alcune associazioni: l’argomento è l’INPGI.
C’è chi accusa l’Ordine di inflazionare gli elenchi dei pubblicisti, molti dei quali non sono poi iscritti all’INPGI 2. Lo fanno sei associazioni: Veneto, Trentino Alto Adige, Val d’Aosta, Liguria, Basilicata e Puglia. Ma perché si rivolgono al Nazionale e non ai loro dirimpettai-coinquilini degli Ordini territoriali? Le domande di iscrizione sono accolte in sede regionale; il nazionale si occupa ogni anno di qualche decina di ricorsi (statisticamente irrilevanti).
Andrebbe aggiunto che l’INPGI 2 non cambia le proprie fortune se gli iscritti sono tanti o pochi: opera con sistema rigorosamente contributivo, e tutto ciò che riceve lo restituirà al singolo iscritto.
In sostanza più iscritti all’INPGI 2 non danno alcun apporto ai bilanci dell’istituto; men che meno all’INPGI 1, le cui prospettive preoccupano perché continua il trend di più pensionati e meno occupati.
L’INPGI dispone di organismi di gestione democraticamente eletti, e ha al suo interno rappresentanti degli editori e del governo; ed è sotto vigilanza ministeriale.
Fermo il diritto di critica e di proposta che vale per tutti, non varrebbe la pena che urlassimo un po’ meno e ci concentrassimo sulla soluzione dei problemi, meglio se ciascuno nei propri ruoli di responsabilità?
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