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Giornalisti. Dibattiti&Polemiche. Crisi e stati generali della professione. Consiglio nazionale dell’Ordine: una correzione a proposito di un ordine del giorno (con tre righe sull’Inpgi), mai letto in aula, mai discusso, rinviato, forse, a luglio… (IN CODA l’articolo e la controreplica di Enzo Iacopino. Ma la polemica continua).

di Luisella Seveso, Oreste Pivetta e Achille Scalabrin

16.5.2015 - Caro Abruzzo, Ci permettiamo di aggiungere qualche considerazione alla lettera (risposta alle critiche rivolte da sei associazioni regionali di stampa all’Ordine nazionale dei giornalisti a proposito di Inpgi), che appare nel tuo sito, lettera del Presidente dell’Ordine, Enzo Iacopino. Siamo i tre firmatari (tre soltanto, non “molti”),  Luisella Seveso, Achille Scalabrin e Oreste Pivetta, del documento cui il Presidente fa riferimento in modo scorretto e ingiustificabile,  documento  ben più articolato, mai letto in aula, peraltro (il presidente Iacopino ha dato la precedenza ad altri documenti, ritenendoli evidentemente più significativi), mai discusso quindi, mai votato, rinviato alla prossima seduta del Consiglio nazionale in luglio, con l’esplicito accordo di emendare, tagliare, correggere, eventualmente ritirare, come da qui alla prossima estate fatti imprevedibili potrebbero consigliare. Sottolineo un aspetto del documento, quello che mi sembra più importante, cioè, alla conclusione, l’invito a tutti gli organismi di categoria, dall’Ordine all’Inpgi, dalla Fnsi alla Casagit,  a convocare gli Stati generali della professione, in considerazione della terribile crisi che colpisce il nostro lavoro.Il Presidente Iacopino tutto questo ben sa e conosce bene anche il cammino del testo di quel “quarto punto”, presentato alla presidenza del Cnog nella forma da lui trascritta, ma corretta dai firmatari medesimi senza bisogno di suggeritori alla luce della discussione che si stava svolgendo. Si dà il caso insomma che per ragioni sue Iacopino abbia voluto presentare qualcosa che non esiste. Niente di male, visto appunto che si tratta di cosa che non esiste, mentre esiste il documento  che qui sotto presentiamo e che si sviluppa in punti che sono: l’urgenza della riforma dell’Ordine, la necessità del rispetto della legge istitutiva (anche di fronte alla questione della revisione degli albi, oggetto di un aspro dibattito e di un voto a stretta maggioranza che ha contraddetto la legge e bocciato l’operato di alcuni ordini regionali rispettosi, invece, della legge), il richiamo ad una rinnovata attenzione alla formazione e alle modalità di accesso alla professione,  la salvaguardia dell’istituto previdenziale. La conclusione, ripetendo: convocazione degli stati generali della categoria.


Il documento, non letto e non discusso in sede di consiglio nazionale, ma all’ordine del giorno del prossimo consiglio, è ovviamente aperto a osservazioni critiche e integrazioni, è una proposta da discutere, è una via per sollecitare un impegno unitario di tutta la categoria, accantonando personalismi, mire elettorali, vecchie appartenenze, antiche e nuove rivalità.   Ecco il testo (autentico):


“La professione giornalistica, uno dei capisaldi della nostra democrazia, sta attraversando una stagione in cui troppi e inaccettabili sono gli interventi di quanti vorrebbero fiaccarne l'indipendenza e l'autogoverno. Tali minacce meritano risposte da parte di tutta la categoria e di chi è stato chiamato a rappresentarla con spirito unitario e riformatore , alla ricerca di soluzioni senza rinunciare ai diritti e ai doveri di cui dobbiamo rendere conto ai cittadini.


Il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti afferma che:


A) la proposta di riforma della legge istitutiva, sottoposta all'esame del parlamento è una priorità per la categoria e per il Paese. Ulteriori amnesie, lentezze, indifferenze - a qualsiasi livello - sono intollerabili. Il parlamento è chiamato a esercitare su questa materia lo stesso impegno manifestato - purtroppo a volte anche con fini censori - nel regolamentare altri aspetti della professione giornalistica. Il progetto di riforma elaborato dall'Ordine è un punto di partenza qualificato per il  governo e le forze politiche.


B) nell'attesa che l'indispensabile processo riformatore si concluda, la legge istitutiva rimane il riferimento imprescindibile per tutti i giornalisti. Il Consiglio nazionale e i Consigli regionali devono agire d'intesa, nell'ambito delle loro prerogative, per la difesa e l'applicazione di tali norme. Una auspicata omogeneizzazione dell'applicazione della legge deve accompagnarsi alla consapevolezza che interpretazioni riduttive si configurano come abuso d'ufficio.


C) oggetto di rinnovata attenzione deve essere la formazione, sia per i giornalisti attivi che per quanti aspirano ad accedere alla professione. In questo ultimo caso ci sembra indispensabile una riconsiderazione degli accessi e in particolare del rapporto dell'ordine con scuole e master giornalistici riconosciuti.


D) l'Inpgi è e rimane uno dei capisaldi dell'autonomia e dell'autogoverno. Qualsiasi tentativo esterno di limitarlo nelle sue prerogative va respinto senza incertezze. Di fronte alle vicende recenti che ne hanno fatto oggetto di indagini, il garantismo rimane un riferimento imprescindibile, cosi come la fiducia nell'operato della magistratura.


E) le trasformazioni,  le pressioni e le minacce cui è sottoposta la professione giornalistica non possono non comportare risposte unitarie e univoche, rinunciando agli ormai obsoleti e controproducenti steccati del passato. Un confronto trasparente e a campo aperto è un diritto di tutti i colleghi chiamati oggi a fronteggiare uno dei momenti più incerti per il loro lavoro. È pertanto auspicabile che gli organismi di categoria - Ordine, Fnsi, Inpgi, Casagit - convochino con tale spirito gli stati generali del giornalismo per dare insieme risposta a quella che si configura come una pericolosa crisi del sistema informazione. Ogni singolo protagonismo sarebbe un ostacolo nella difesa degli interessi generali della categoria”.


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.15.5.2015 - .GIORNALISTI. IPOTETICA RIFORMA DELL’INPGI. REPLICA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ORDINE. IL DOVERE DELLA TRASPARENZA E  I BILANCI ASSOCIATIVI. Le sei associazioni regionali di stampa hanno anche molte ragioni per criticare l’Ordine, esattamente 463.775, tante quante sono gli euro che ricevono dall'Inpgi per servizi vari. Il diritto che le "sei sorelle" non hanno è quello di tentare di accreditare che un secondo documento, approvato dal Cnog, che riguarda le revisioni delle iscrizioni agli Albi, sarebbe in contraddizione con il primo che reclama trasparenza e coinvolgimento dei giornalisti. – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17789


 


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La controreplica di Enzo Iacopino: “Pivetta è un uomo d'onore”.  -  Roma, 17 maggio 2015. I colleghi Seveso, Pivetta e Scalabrin fanno affermazioni che sono smentite dalla registrazione della seduta (in tema di "suggeritori" e non solo). Il collega Pivetta, in particolare, avrà il buon gusto di confermare non soltanto che mi ha chiesto di riavere il documento, ma anche che quando me lo ha riconsegnato corretto venti minuti dopo gli ho fatto notare che erano state apportate le correzioni che assorbivano tutte le preoccupazioni da me manifestate al microfono il giorno prima. Lui lo ha ammesso con parole che se vorrà renderà note (ammesso la cosa abbia rilevanza alcuna). Pivetta è un uomo d'onore e qui non è in campo Shakespeare, ma il dovere di verità. Non ho mai scritto che quel documento fosse sottoscritto da molti colleghi. Se i tre firmatari non hanno come riferimento la gran parte di quanti hanno votato contro il documento approvato me ne scuso. Ma, francamente, non mi pare sia così. Anche questo è facilmente documentabile, ma è polemica di nessun interesse. Non vorrei che dalla tragedia shakespeariana si precipitasse nella farsa.



Enzo Iacopino


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REPLICA ALLA CONTROREPLICA. GIORNALISTI. ANCORA DUE PAROLE IN REPLICA AL PRESIDENTE DELL'ORDINE IACOPINO A PROPOSITO DI UN DOCUMENTO MAI LETTO, DISCUSSO E VOTATO IN CONSIGLIO NAZIONALE. - 17.5.2015 -  Caro Presidente,  tu dici che le modifiche apportate al documento sul punto relativo all’Inpgi rispecchiano anche le tue perplessità. Ci fa piacere.  Che Oreste Pivetta ti ha richiesto il documento per gli emendamenti è vero. Come avrebbe fatto altrimenti a emendarlo e restituirtelo (con uno scambio di battute, una delle quali era: “Il Presidente ha sempre ragione”… battute appunto)? E’ un reato?  Teniamo a ribadire che il nostro documento, emendato o no, non è stato da te messo in discussione e in votazione e teniamo a ribadire soprattutto  che il senso del nostro documento vuol essere di altri e diversi contenuti (la riforma, ad esempio)  e che non abbiamo alcuna intenzione di soffocarlo in una sterile polemica on line, non certo aperta da noi.  ---- Luisella Seveso, Oreste Pivetta, Achille  Scalabrin


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