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Minacce a una cronista del Corriere della Sera, indagato il caposcorta della Corte d’Appello di Milano.


MILANO, 14 maggio 2014.  Da una parte, un fascicolo con al centro presunte minacce nei confronti di una giornalista del 'Corriere della Sera' e, dall'altra, gli accertamenti su una gara d'appalto per la pubblicazione online degli avvisi sulle aste giudiziarie che sarebbe stata truccata e su cui proprio la cronista stava conducendo un'inchiesta giornalistica. Sono queste le due tranche di un'indagine coordinata dalla Procura di Milano e che vede coinvolto un carabiniere, storico capo della scorta della presidenza della Corte d'Appello milanese. Dell'esistenza dell'inchiesta ha dato conto oggi 'Il Fatto Quotidiano' e la notizia ha creato non pochi malumori tra i magistrati milanesi. Da quanto si è saputo, infatti, ci sono stati anche alcuni colloqui in giornata tra i vertici degli uffici giudiziari non solo per chiarimenti sulla vicenda, ma anche per capire come possa essere venuta a galla la notizia dell'indagine, un fascicolo su cui gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo. L'indagine, affidata al pm Paolo Filippini e nata in seguito alla denuncia del gennaio 2013 presentata dalla giornalista Elisabetta Andreis, è stata aperta dal pool che si occupa dei reati nella pubblica amministrazione, all'epoca guidato dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo, poi trasferito come giudice a Torino su decisione del Csm dopo l'ormai noto scontro con il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. Stando alle indagini, all'inizio del 2013 dall'anticamera della presidenza della Corte d'Appello e dal telefono fisso a disposizione del caposcorta, Roberto Scapoli, sarebbe partita una telefonata minatoria nei confronti della cronista che stava portando avanti un'inchiesta sulle aste giudiziarie e su quella gara d'appalto per la pubblicazione sul web degli avvisi d'asta, vinta dalla società Edicom Finance con un notevole ribasso dell'offerta. E l'anticamera della presidenza della Corte d'Appello, poi, sarebbe stata spesso frequentata da un amico del carabiniere che, risulta dalle indagini, si sarebbe qualificato falsamente come agente della Questura e lo avrebbe sostituito quando era assente. In realtà, quest'uomo, secondo gli accertamenti, risulterebbe titolare di un'impresa edile, nonché in contatto con appartenenti alle forze dell'ordine e personale del Palazzo di Giustizia milanese, e avrebbe anche alcuni precedenti penali. Nelle varie tranche d'indagine gli inquirenti hanno contestato inizialmente i reati di minacce, rivelazione del segreto d'ufficio e turbativa d'asta. Lo scorso novembre, poi, il gip Annamaria Zamagni ha trasmesso per competenza alla magistratura bresciana gli atti relativi alla presunta rivelazione di segreto, in quanto il presidente della Corte d'Appello Giovanni Canzio avrebbe potuto essere parte offesa, e alle minacce, reato contestato al caposcorta. La Procura di Brescia, però, ha chiesto e ottenuto l'archiviazione per il primo filone e ha mandato nuovamente a Milano la parte relativa alla presunta telefonata minatoria. Nel capoluogo lombardo, infine, è sempre rimasta la terza tranche dell'indagine nella quale viene ipotizzata una presunta turbativa d'asta, al momento a carico di ignoti. (ANSA)-


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Minacce a cronista: Brescia archivia tranche su rivelazione - MILANO, 14 maggio 2014. La Procura di Brescia ha chiesto e ottenuto l'archiviazione di una tranche dell'indagine che vede coinvolto il caposcorta della Presidenza della Corte d'Appello di Milano e, in particolare, quella che riguarda l'ipotesi di rivelazione del segreto d'ufficio in relazione a una gara d'appalto per la pubblicazione online degli avvisi delle aste giudiziarie. Lo hanno riferito in ambienti giudiziari milanesi, precisando che lo scorso novembre, il gip Anna Zamagni, aveva trasmesso per competenza gli atti alla magistratura bresciana per la tranche di indagine che riguarda le presunte rivelazioni in quanto il presidente della Corte d'Appello Giovanni Canzio avrebbe potuto essere parte offesa. Trasmissione che ha riguardato anche il filone di inchiesta sulle presunte minacce alla cronista del Corriere della Sera e nel quale Roberto Scapoli, il caposcorta della presidenza della Corte d'appello risulta indagato. Ma con l'archiviazione per il capitolo in cui Canzio sarebbe stato danneggiato, è sfumata la competenza dei pm di Brescia e, quindi, il filone sulle presunte minacce nei giorni scorsi è ritornato a Milano dove, invece, è sempre rimasta la terza tranche di inchiesta nella quale è ipotizzata la turbativa d'asta a carico di ignoti. Quindi il pm milanese Paolo Filippini, attualmente, è titolare di un fascicolo per minacce a carico del carabiniere e per turbativa d'asta a carico di ignoti.(ANSA).



 



 



 



 



 



 



 



 






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