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PENSIONI. C’è ancora il silenzio del premier Matteo Renzi, che nei giorni scorsi però aaveva detto che la sentenza della Consulta andava applicata e basta. Quindi il problema che ora è sul tavolo è come verrà applicata. Tutto sta su dove e come si potranno recuperare le cifre da erogare. Certo si potranno versare anche a scaglioni oppure rateizzarle. Ma tutti coloro che si lambiccano il cervello per arrivare a dire che una parte dei pensionati deve essere ancora penalizzata (tartassata, dicono gli interessati) sono ancora una volta degli avventuristi: l’eccezione di incostituzionalità è sempre lì incombente.

di OTTAVIO ROSSANI


11.5.2015 - Il “pasticciaccio” sulle pensioni - provocato dalla legge Fornero, varata con decreto (poi approvata dal Parlamento) dall’allora Governo Monti (2011), ora abolita dalla sentenza della Corte Costituzionale 70/2015, per cui devono essere restituite a tutti i pensionati le somme derivanti dalle rivalutazioni delle decurtazioni messe in atto con il blocco delle incidenze dell’inflazione - ha creato al Governo un grosso problema. Il ministro Padoan ha detto che le somme saranno restituite, ma non tutte e a tutti. “Con un occhio ai conti pubblici”, aggiungendo che su questo problema l’Italia ha addosso gli occhi dell’Europa, per controllare se si sfiora il tetto del 3 per cento del debito pubblico.  Sul contenuto della sentenza, gli interventi degli ultimi giorni sono stati tanti e quasi tutti approssimativi, soprattutto da parte di politici di terza o quarta fascia, se non addirittura totalmente sconosciuti e che in questa occasione stanno conquistando una piccola notorietà, come il sottosegretario Zanetti, che è il più sfegatato a sostenere tesi gravemente lesive delle tasche e della dignità degli anziani pensionati. Perché parlare se non si è competenti? O comunque senza aver letto la sentenza nelle sue motivazioni?



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In sostanza, la sentenza ha dichiarato illegittime queste ritenute, dovute alla mancata rivalutazione delle pensioni, a partire da quelle di 1.500 euro (tre volte il minimo), sempre lorde. Seconda cosa: le somme trattenute devono essere restituite e deve essere calcolata la rivalutazione e da qui in avanti la pensione deve recuperare non solo gli arretrati, ma anche per il futuro la cifra risultante appunto dal ricalcolo. C’è chi ha parlato  di cinque miliardi, poi invece di dieci, e infine perfino di 16 e mezzo, e in conseguenza dell’applicazione della sentenza da oggi in avanti si calcolano cinque miliardi in più all’anno. Il ministro Padoan non si è avventato nelle cifre, perché in realtà gli esperti del ministero dell’Economia sono ancora impegnati in simulazioni e calcoli. Martedì comunque il Governo sarà alla Camera a relazionare sulla situazione. Fatto sta che comunque questi soldi tolti ai pensionati devono essere restituiti e la pensione reintegrata al livello che avrebbe avuto se non ci fosse stata la legge del 2011.  A questo si aggiunga che in ogni caso nel 2013 (con la legge 147) il Governo ha stabilito un contributo di solidarietà sulle pensioni superiori a 91mila euro lordi, su cui però la Corte Costituzionale non si è ancora pronunciata (ma pesa, come precedente, la sentenza 116/2013 che ha cancellato il “prelievo Tremonti” dell’agosto 2011). Quindi i pensionati cosiddetti d’oro (ma fino a cinquemila euro netti non sono certo d‘oro! Se però si provocano confronti con chi riceve somme inferiori, decrescendo fino a 500 euro, allora si provoca uno squilibrio su tutti i piani e i giovani precari o disoccupati finiscono per odiare gli anziani!). Il discorso da fare è che chi ha versato i contributi ha diritto di ricevere una somma proporzionata. Chi non ha versato nulla, non avrebbe diritto a pensioni o vitalizi. I politici questo lo sanno bene, ma si guardano dal parlarne.



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In ogni caso, su un eventuale contributo di solidarietà non ci si può opporre, in caso di emergenza, come quella che ha vissuto l’Italia con la crisi mondiale dopo la bolla finanziaria. Ma come giustamente viene spiegato da molti costituzionalisti, e come sta martellando con i suoi notiziari e le sue analisi Franco Abruzzo, storico presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia  per 18 anni (fino al 2007), e ancora oggi consigliere dello stesso ordine, ex docente di diritto dell’informazione in università, nonché presidente dell’Unpit (Unione nazionale dei pensionati per l’Italia), se un contributo di solidarietà ci vuole, deve essere imposto a tutti i cittadini produttori di reddito (considerando dunque le pensioni come reddito tardivo per chi ha lavorato una vita versando i regolari contributi). Per rispettare uno dei diritti fondamentali della nostra Carta, e cioè l’uguaglianza tra i cittadini. Bisogna poi ricordare che la Costituzione italiana stabilisce che i diritti acquisiti non possono essere tolti. Naturalmente i governi possono proporre e fare approvare dal Parlamento una nuova regolamentazione di qualsiasi settore della vita sociale, ma solo per il futuro, senza toccare ciò che è stato acquisito. Questo è uno dei fondamenti dello “stato di diritto”. Ed è abbastanza strano che una docente universitaria di grande livello, come l’ex ministra Elsa Fornero, madre della sciagurata legge abrogata, nell’intervista rilasciata a Lucia Annunziata nella trasmissione “In ½ ora”, possa dire che se il diritto acquisito penalizza i giovani, allora può essere toccato. Una valutazione così gratuita e superficiale – se si tiene conto della Costituzione – che amplifica quello steccato di astio dei giovani di oggi verso i pensionati, è strabiliante, quasi incredibile. I diritti acquisiti sono un patrimonio dell’umanità, lì dove è stato costruito lo stato di diritto. E sono fondamento della democrazia intelligente e votata alla giustizia. 



Ma nell’intervista dell’ex ministra Fornero, ci sono altri passaggi che lasciano allibiti. Per esempio: quando dice che è perplessa sulla sentenza della Corte Costituzionale, perché quando è stata fatta quella legge c’era una pressione dall’Unione Europea per l’emergenza e il rischio di default. Per gli altri commenti, vi mando sul sito dell’Huffington Post, diretto da Lucia Annunziata.



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Il ministro Padoan comunque ha accennato che la restituzione verrà fatta con cifre decrescenti man mano che l’entità delle pensioni cresce. Se questo criterio sarà adottato, ancora una volta verrà violata la sentenza, e ancora una volta il Governo agirà in modo arbitrario e senza tener conto della Costituzione vigente. C’è ancora il silenzio del premier Renzi, che nei giorni scorsi però AVEVA detto che la sentenza andava applicata e basta. Quindi il problema che ora è sul tavolo è come verrà applicata. Tutto sta su dove e come si potranno recuperare le cifre da erogare. Certo si potranno elargire anche a scaglioni oppure rateizzarle. Ma tutti coloro che si lambiccano il cervello per arrivare a dire che una parte dei pensionati deve essere ancora penalizzata (tartassata, dicono gli interessati) sono ancora una volta degli avventuristi: l’eccezione di incostituzionalità è sempre lì incombente. E questo l’ha messo bene in evidenza il presidente emerito della Corte, Antonio Baldassarre, al Gr1: “Il governo può manovrare sui tempi ma non sul contenuto della sentenza". E anche l’altro presidente emerito Zagrebelsky, a “La Repubblica”: “Dalla Corte scelta difficile, ma l'equilibrio di bilancio non può essere lasciapassare all'arbitrio della politica", e inoltre: “interventi diversi sull'adeguamento automatico delle pensioni sono possibili, purché nel rispetto dei principi di giustizia stabiliti dalla Costituzione. Questa potrebbe essere l'occasione per un discorso generale di giustizia nell'ambito dei trattamenti pensionistici delle diverse categorie”. Franco Abruzzo, come agguerrito presidente Unpit, in una lettera inviata al Presidente del Consiglio, suggerisce che se l’Italia ha bisogno di soldi, e certamente è così, “si abbia il coraggio di prenderli dal malaffare, dalla corruzione, dall’evasione e dall’elusione fiscale, dagli sprechi di ogni genere, dall’eliminazione degli enti inutili e dalle consulenze inutili, dai privilegi assurdi che frotte di governanti si sono autoapprovati negli anni, quasi sempre con votazioni all’unanimità mentre negli show tv “litigavano” sulle cose che riguardavano gli altri cittadini, quelli non appartenenti alle varie caste”. Salvini  e Brunetta, che hanno intuito  che possono lucrare sul piano elettorale da questa vicenda, nel rinnovo delle cariche regionali a maggio, sono praticamente gli unici che si sono dichiarati totalmente a favore dei pensionati che Salvini definisce “derubati” (“occupo il ministero se non le restituiscono”). Tanto che molti pensionati minacciano di votare proprio per loro. Allora, forse, il Governo prima di prendere una decisione che non renda giustizia ai pensionati, dovrà fare una riflessione seria e adottare una linea “giusta”, non solo opportuna per tacitare l’Unione Europea. Perché i pensionati sono importanti, in una società civile, quanto i giovani, i lavoratori, e soprattutto i parlamentari e tutti gli altri che godono di vitalizi senza aver versato contributi. (orossani.corriere@ottaviorossani.it)



 






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