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SINDACATO GIORNALISTI. ROMA. Convegno di “Puntoeacapo”. Uno spaccato dalla professione impressionante: “Contrattazioni sempre più al ribasso, precariato permanente, prepensionamenti coatti, impoverimento diffuso e continui ricatti occupazionali, risarcitori e malavitosi, con il diritto all'informazione sotto scacco per l'uso "selvaggio" della querela intimidatoria". "Oggi contiamo 10 mila giornalisti che lavorano sotto i 5 mila euro l'anno e 20 mila sotto i 10 mila", racconta il presidente dell'Ordine Enzo Iacopino.


ROMA, 11  maggio 2015.  Contrattazioni sempre più al ribasso, precariato permanente, prepensionamenti coatti, impoverimento diffuso e continui ricatti occupazionali, risarcitori e malavitosi, con il diritto all'informazione sotto scacco per l'uso "selvaggio" della querela "intimidatoria".  È l'allarme lanciato oggi dal Convegno "Giornalisti, punto e capo! Cambiare si può. Insieme", organizzato nella sede romana dell'Ordine dal movimento Puntoeacapo. "Oggi contiamo 10 mila giornalisti che lavorano sotto i 5 mila euro l'anno e 20 mila sotto i 10 mila", racconta il presidente dell'Ordine Enzo Iacopino. Colleghi costretti a lavorare anche per "cifre indegne del vivere civile", senza i quali, però, "le grandi testate dovrebbero ridurre la foliazione e altre addirittura chiudere. Domani – prosegue Iacopino - andremo a un tavolo sull'editoria e da parte nostra non ci sarà consenso nè elargizioni. Ma due richieste: un registro degli editori, perché i cittadini sappiano quanti e quali legittimi interessi ha ognuno di loro; e un fondo per le cause per diffamazione, perché i colleghi possano tutelarsi e vivere serenamente la professione". La questione, dice l'avvocato Giovanna Lucente Corrias, "è che giuridicamente per sporgere querela bastano tre righe: non si deve pagare nè dimostrare nulla", a fronte invece di richieste economiche devastanti. "E se a un precario chiedi 200 mila euro di danni - incalza Iacopino - come fa poi a tenere la schiena dritta?".  "Anche la mafia ha capito che la precarietà rende debole  l'avversario - aggiunge il vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, Claudio Fava - Il numero di minacce e intimidazioni dirette o indirette in Italia tocca cifre che nessun altro paese europeo conosce. È un fenomeno che lascia fuori solo la Val d'Aosta e colpisce per lo più giornalisti sotto una certa età, pubblicisti ma non solo, con una fragilità complessiva della propria posizione e giornali che non li possono difendere".    Per questo, spiega Carlo Chianura, presidente di Puntoeacapo,"lavoriamo per costruire una rete di tutela per tutti i giornalisti, occupati e disoccupati, pensionati e pensionandi, e per tutti quelli come i colleghi dell'Unità, costretti a pagare in solido le cause per diffamazione. Non siamo contro il sindacato, ma contro il sindacato che svende i propri diritti". Da oggi, grazie a un "accordo con professionisti che condividono i principi alla base della nostra azione" ci sono due strumenti concreti di tutela "a disposizione di tutti, senza bisogno di alcuna iscrizione": consulenze legali gratuite e, a costi ridottissimi (quando non a carico della controparte), assistenza sia in materia di lavoro che diffamazione; e servizi di assistenza fiscale (www.puntoeacapo.org). (ANSA).


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 un altro servizio in http://www.puntoeacapo.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1038:puntoeacapo-la-rete-di-tutela-e-realta-da-oggi-giornalisti-piu-protetti&catid=50:sindacato&Itemid=53


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Giornalisti: Puntoeacapo presenta rete di tutele dalle consulenze legali alla difesa nelle cause per diffamazione - Roma, 11 maggio 2015. Una categoria sempre più sotto scacco, quella dei giornalisti: garanzie contrattuali sempre più labili, compensi spesso al di sotto del livello di sopravvivenza, attacchi sempre più pesanti dai potentati politici ed economici attraverso un uso spregiudicato ed intimidatorio della querela per diffamazione, aggressioni sempre più frequenti e devastanti dalla criminalità organizzata. Al convegno «Giornalisti, punto e a capo: Cambiare si può. Insieme», organizzato a Roma nella sede dell'Ordine del giornalisti dalla associazione Puntoeacapo, il vicepresidente della Commissione Antimafia, Claudio Fava, ha denunciato come «il numero delle minacce e delle intimidazioni dirette o indirette tocca in Italia cifre che nessun altro Paese europeo conosce. E' un fenomeno che lascia fuori solo la Val d'Aosta e colpisce per lo più giornalisti sotto una certa età, pubblicisti ma non solo, con una fragilità complessiva della propria posizione e giornali che non li possono difendere. La mafia -ha concluso Fava- ha capito che la precarietà rende debole l'avversario». E la precarietà, ha ammonito il presidente dell'Ordine Enzo Iacopino, è una situazione in preoccupante crescita: «Oggi contiamo 10 mila giornalisti che lavorano sotto i 5mila euro l'anno e 20 mila sotto i 10 mila. Colleghi -ha avvertito- costretti a lavorare anche per cifre indegne del vivere civile», senza i quali, però, «le grandi testate dovrebbero ridurre la foliazione e altre addirittura chiudere. Martedì andremo a un tavolo sull'editoria e da parte nostra -ha anticipato il presidente dell'Odg - non ci sarà consenso ne' elargizioni. Ma due richieste: un registro degli editori, perché i cittadini sappiano quanti e quali legittimi interessi ha ognuno di loro; e un fondo per le cause per diffamazione, perché i colleghi possano tutelarsi e vivere serenamente la professione. Perché se ad un precario chiedi 200 mila euro di danni per diffamazione, come fa poi a tenere la schiena dritta?». Il vero problema, ha spiegato l'avvocato Giovanna Corrias, è che «giuridicamente per sporgere querela per diffamazione bastano tre righe: non si deve pagare né dimostrare nulla», così che è fin troppo facile utilizzare questo strumento giuridico come arma di pressione impropria e devastante nei confronti del giornalista scomodo. La professione giornalistica, ha rilevato l'avvocato Carlo Guglielmi (Forum dei Diritti del Lavoro), ha una tutela debole anche perché accanto al «diritto ad informare» manca in Italia la definizione di un «diritto ad essere informati», che invece è presente in altri ordinamenti europei. Tra le iniziative costruite da Puntoeacapo ci sono appunto alcuni strumenti concreti di tutela a disposizione di tutti, come le consulenze legali gratuite, la assistenza legale a costi ridottissimi in materia di lavoro e nelle cause penali e civili per diffamazione, oltre a servivi di assistenza fiscale e di consulenza del lavoro: «Lavoriamo -ha spiegato Carlo Chianura, portavoce di Puntoeacapo - per costruire una rete di tutela per tutti i giornalisti, occupati e disoccupati, pensionati e pensionandi, e per tutti quelli come i colleghi dell«Unità', costretti a pagare in solido le cause per diffamazione. Non siamo contro il sindacato, ma contro il sindacato che svende i propri diritti». (Adnkronos)





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