Milano, 8 maggio 2015. Una “nuova Inpgi” per un “nuovo welfare” dei giornalisti pensionati che abbia in Casagit il secondo pilastro fondamentale, è quanto chiede il Gruppo Lombardo Giornalisti Pensionati riunito in assemblea al Circolo della Stampa di Milano. Oltre una cinquantina di colleghi hanno discusso per tre ore sulla attuale situazione economico-finanziaria dell'Inpgi, preoccupati per il futuro delle loro pensioni. Se da un lato il bilancio 2014 chiuderà con un attivo di 17 milioni di euro, esistono tuttavia forti timori sulla tenuta dei conti (lo sbilancio dovrebbe toccare gli 81 milioni) dato l'aumento della spesa pensionistica (nel 2015 la previsione è stimata in 452,60 milioni) non adeguatamente controbilanciato dai contributi dei colleghi in attività. Di fronte a 100 le uscite sono 120!
Non di meno sono emerse altrettante preoccupazioni per Casagit, che tuttavia con adeguate operazioni di razionalizzazione, consente di ottemperare alle esigenze degli iscritti ed in particolare dei colleghi pensionati. Questi timori sono stati al centro della discussione con Edmondo Rho membro del Cda dell'Istituto, Carlo Gariboldi vicepresidente Casagit e Guido Bossa presidente nazionale dell'Ungp (Unione nazionale giornalisti pensionati). Altri timori sono emersi sugli ultime avvenimenti che hanno visto e vedono l'Inpgi in primo piano: caso Sopaf (la magistratura faccia chiarezza), ex fissa (i ministeri vigilanti decidano in fretta dopo la decisione della Covip di bloccare l'intervento Inpgi), sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale (l'Inpgi si adegui di conseguenza) pur consapevoli che ciò peserà moltissimo sui suoi conti.
Con questi temi sul tappeto e con questi spunti, frutto di attenta analisi e discussione, il Gruppo Lombardo Giornalisti Pensionati, ha approvato un documento sul futuro del nostro Istituto di previdenza, proponendolo come base di discussione a tutti i colleghi dell'Unione Nazionale Giornalisti Pensionati e chi è ancora in attività, per giocare tutti assieme la partita del riscatto e della ripresa, consapevoli che senza lavoro non ci sono le pensioni e le pensioni non potranno più essere erogate in futuro senza versamenti adeguati da parte di chi lavora. Se si vuole salvaguardare l'Inpgi da chi vorrebbe portarlo all'Inps, Fnsi, Ungp, Ordine, Casagit e Associazioni di stampa debbono fare coalizione per contribuire attraverso anche una sorta di “stati generali” della categoria a salvaguardare e rilanciare il nostro Istituto di previdenza per permettere anche alle generazioni future di percepire pensioni degne e adeguate.
Il Gruppo lombardo giornalisti pensionati, dalla la riunione di venerdì 8 maggio, esce convinto che la categoria dei giornalisti pensionati abbia bisogno di una “nuova Inpgi” per un “nuovo welfare” che sia frutto di riforme vere basati su concetti di sussidiarietà e solidarietà che valorizzino risorse e persone, tenendo soprattutto conto della fragilità e delle condizioni economiche e sociali dei soggetti anziani, aprendo una nuova fase di attenzione verso i bisogni reali. Un appello, infine, è stato rivolto anche al Governo perchè la pressione fiscale sui redditi da pensione si adegui a quella meno pesante di altri Paesi UE, rendendo anche il nostro fisco più equo e solidale.
Pubblichiamo di seguito il documento sull'Inpgi proposto come base di discussione a tutti i giornalisti italiani, pensionati e attivi, da parte del Gruppo Lombardo Giornalisti Pensionati.
Documento del gruppo lombardo giornalisti pensionati proposto come base di discussione a tutti i giornalisti italiani, pensionati ed attivi
La situazione economica dell’Inpgi, ente che gestisce la previdenza obbligatoria dei giornalisti italiani, è molto pesante, tanto da mettere in discussione l’attuale sistema pensionistico e far pensare a interventi drastici, non ultimo il passaggio all’INPS . Molto pesante è soprattutto la situazione finanziaria, con uno squilibrio tra entrate contributive e prestazioni pensionistiche iniziato nel 2011 e da allora in costante crescita a causa dei continui pensionamenti non controbilanciati da altrettante assunzioni. Ciò preoccupa molto tutti i giornalisti, sia attivi che in pensione, i quali guardano con crescente apprensione al loro futuro previdenziale.
La grave crisi economico-finanziaria è certamente dovuta alla crisi dell’editoria italiana ma anche alla perdita di identità di un ente che è nato per garantire e tutelare gli interessi previdenziali dei giornalisti italiani mentre nel tempo è stato coinvolto in trattative anche contrattuali che hanno comportato oneri estranei alla gestione previdenziale e a favore, per esempio, degli editori. Tutto ciò non può continuare perché con i soldi dei giornalisti, corrisposti sottoforma di contributi, si debbono garantire solo i legittimi interessi degli stessi e non di altri.
In altre parole, l’ assemblea dei giornalisti pensionati lombardi riunitasi oggi ritiene che si debba preparare, con il concorso di tutti, una “nuova Inpgi” , con una governance che abbia in sé i presupposti di una vera trasparenza e di una vera partecipazione.
Un processo per il quale ci vorrà il coinvolgimento di tutti. Nel frattempo, però, alcune cose possono essere fatte. Cominciando con il ridurre l’eccessiva spesa per il funzionamento del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale; varando una spending review che porti all’efficientamento della macchina amministrativa e contabile; azzerando le spese relative ad elargizioni e contributi non funzionali alla gestione previdenziale; gestendo con oculatezza il patrimonio, in particolare quello immobiliare e combattendo seriamente l’abusivismo esistente sia nelle redazioni sia presso gli uffici stampa pubblici e privati.
Accanto a questi interventi di ordinaria amministrazione occorrono anche almeno un paio di interventi statutari. Si propone, per esempio, l’eliminazione del Consiglio generale (organo che serve soltanto ad eleggere il consiglio di amministrazione ed a ratificare alcune sue decisioni ) con lo scopo di azzerare i costi di un organo inutile e di riportare la nomina del Cda all’elezione diretta da parte dei giornalisti (almeno per la parte che li riguarda), chiudendo con un organismo che si è reso utile sostanzialmente per distribuire un po’ di posti in più; si propone, inoltre, l’eliminazione, in sede elettorale, dell’assurda e antidemocratica distinzione fra giornalisti pensionati e giornalisti attivi, che obbliga i primi a votare soltanto candidati fra i pensionati e i secondi a fare altrettanto votando soltanto candidati attivi. Distinzione molto probabilmente comoda per meglio gestire i voti.
Si ribadisce inoltre il principio che tutti gli appartenenti ad organi elettivi non possono rimanere il carica per oltre due mandati, con ciò favorendo un democratico ricambio ai vertici dell’istituto.
Pertanto, i giornalisti riuniti quest’oggi si esprimono fin d’ora contro la ventilata ipotesi di modifiche statutarie che possano concedere un terzo mandato presidenziale.
Tutto ciò affinchè l’Inpgi ritrovi una mission che riguardi esclusivamente la sua natura di ente previdenziale, a garanzia e tutela dei giornalisti italiani, e non debba quindi essere coinvolto in trattative (neppure sindacali) che comportino per l’ente stesso impegni economici, ed eventualmente di altra natura, che nulla hanno a che fare con il suo ruolo istituzionale. A questo scopo consiglieri e sindaci devono attenersi esclusivamente alla ragione d’essere dell’istituto: Ministeri e autorità di controllo debbono vigilare affinchè questa mission sia puntualmente rispettata.
Un’ attenzione particolare va inoltre riservata al sistema elettorale informatizzato da qualche tempo adottato anche dall’INPGI. Qualora, come pare assodato, esso non garantisca segretezza e sicurezza del voto, favorendo, ad esempio, azioni riprovevoli se non illegittime come l’incetta di “pass word” da parte di alcuni colleghi, il sistema dovrà essere radicalmente rivisto.
Infine l’assemblea esprime l’auspicio di una rapida conclusione del complesso iter procedurale che vede coinvolti, insieme ai dirigenti della società Sopaf e ad altre persone, anche il presidente dell’INPGI. A tale proposito si augura che Andrea Camporese possa dimostrare la sua completa estraneità ai fatti per i quali è indagato e ad uscire a testa alta dalla vicenda.Tuttavia l’ assemblea invita i vertici dell’ente a non proseguire sulla strada di scelte procedurali francamente incomprensibili, come la decisione di non costituirsi parte civile, per garantire, invece, qualora il processo individuasse colpevoli di reati compiuti contro l’INPGI qualunque essi siano, l’immediata e concreta azione per la rifusione del danno eventualmente subito.