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| FNSI-Giornalismo dipendente |
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DA "LA PADANIA" DI VENERDI’ 24 OTTOBRE 2003/ PAG. 9
Le strane amnesie della Fnsi
di Franco Abruzzo
presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia
PROMEMORIA INPGI PER IL MINISTRO MARONI
I giornalisti vanno già in pensione a 65 anni (uomini) e 60 anni (donne). L’autonomia previdenziale dei giornalisti? Non esiste, è un mito. Cinquemila giovani giornalisti sono passati dal 1998 al contributivo. Cumulo, cessione dei diritti e prestazioni occasionali: l’Inpgi dà meno dell’Inps! La Fnsi, aderendo allo sciopero, ha dimenticato di rendere noto che dal 1° gennaio 2001 i giornalisti conseguono la pensione di vecchiaia a 65 anni e le giornaliste a 60 anni (con un minimo di 20 anni di contributi). La pensione di vecchiaia anticipata (quest’anno scatta per chi ha 62 anni e 30 anni di contributi) scomparirà alla fine del 2006. Dal primo gennaio 2007, quindi, i giornalisti andranno in pensione tutti a 65 anni (se maschi) e a 60 (se donne). L’altra cruciale dimenticanza riguarda i giovani giornalisti assunti per la prima volta dopo il 25 luglio 1998: a questi (sono 5mila, un terzo dei giornalisti attivi) si applica già il calcolo contributivo con il risultato che gli stessi percepiranno una pensione inferiore del 22-24 per cento rispetto a quelle erogate oggi ai colleghi meno giovani.
Nessuno ci ha mai detto che se le cose dovessero andare male (faccio scongiuri), lo Stato darà ai pensionati Inpgi soltanto l’assegno sociale (meno di 400 euro al mese). Perché dobbiamo correre simili paurosi rischi? Perché non riflettere sulla necessità di ritornare al pubblico e al “come eravamo” fino al 1995?. L’Inpgi non ammette la pericolosità attuale dei bilanci (incassiamo 100 e spendiamo 90) e non sollecita Governo e Parlamento a ripristinare la scudo pubblico (che indirettamente già esiste, essendo l’Inpgi sostitutivo dell’Inps).
Almeno sei ragioni per dire no a questa gestione dell’Inpgi. Due lettere che accusano il vertice dell’Istituto
La Fnsi ha proclamato lo sciopero dei giornalisti contro il progetto del Governo di riforma delle pensioni. Questo progetto, secondo la Fnsi, “prevede che alcune parti del provvedimento siano automaticamente applicate agli enti previdenziali privatizzati. In particolare sarebbero applicate anche ai giornalisti le norme che prevedono, dal gennaio 2008, la possibilità di pensionamento di anzianità con 40 anni di contributi oppure all’età di 60 anni per le donne e di 65 per gli uomini. Si potrebbe ottenere il pensionamento anticipato a 57 anni (con 35 anni di contributi) soltanto con l’applicazione del metodo contributivo per il calcolo delle pensioni, meccanismo estraneo alla categoria dei giornalisti, con la conseguenza di una forte riduzione dell’entità della stessa pensione.Lo sciopero si rende indispensabile come prima forma di protesta contro un testo che comporterebbe, se tradotto in legge, una grave lesione dell’autonomia previdenziale dei giornalisti, incentrata su un Istituto, l’Inpgi, che non è finanziato dallo Stato ma che riesce a garantire la propria sostenibilità finanziaria mediante scelte autonome decise d’intesa con il Sindacato dei giornalisti. Per questo l’Inpgi è uno degli elementi di garanzia e di tutela dell’indipendenza e della libertà del giornalismo italiano”. Nulla da eccepire sullo sciopero politico ritenuto legittimo dalla Corte costituzionale sin dal 1974. Molto da dire, invece, sulle amnesie del sindacato dei giornalisti.
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