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Il ricordo del Corriere della Sera:
Mieli: “Walter è la parte
migliore della coscienza
civile del nostro Paese”

Milano, 26 maggio 2005.  «Walter è la parte migliore della coscienza civile del nostro Paese». Con queste parole il direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, ha ricordato il collega Walter Tobagi, assassinato nel 1980.


Una commemorazione che si è svolta al Corriere della Sera, dove Tobagi lavorava, nella sala dedicata ad un altro grande del giornalismo italiano: Indro Montanelli. Mezz’ora intensa alla quale hanno partecipato anche l'ex direttore del Corsera Piero Ostellino, il presidente di Rcs, Piergaetano Marchetti, la moglie e la figlia di Walter Tobagi.


Nella sala, gremita di volti noti del giornalismo e di persone care a Tobagi, Mieli ha ricordato «come 25 anni dopo, la morte di Walter pesi ancora non solo sulla storia del Corriere ma dell’Italia tutta. La sua memoria è andata crescendo», ha detto descrivendo poi Tobagi come «un giornalista curioso dei conti che non tornano, che ha pagato con la vita il suo coraggio e le capacità investigative del suo intelletto».


Nei giorni immediatamente precedenti l’anniversario della sua morte, avvenuta il 28 maggio 1980, Piero Ostellino ha tracciato la figura di una persona che conosceva bene: «Mi guardava - ha detto - come un ’vecchio’ del Corsera e io guardavo a lui come ad un ragazzo intelligente e colto, potenzialmente mio successore nell'ufficio di corrispondenza di Mosca che io stavo per lasciare. Ne avevo già parlato con l’allora direttore Di Bella e ho il rammarico di non avere pressato di più affinché la mia proposta si realizzasse subito». Ostellino ha quindi ricordato proprio il giorno dell’uccisione di Tobagi, quando lui che si trovava per caso a Milano, appresa la notizia, si recò sul luogo dell’uccisione e poi tornò di corsa al Corriere «perché quando colpiscono un membro della tua famiglia devi stare con il resto della famiglia. Lì - ha detto - piansi senza freni di rabbia, disperazione, impotenza per una morte senza rassegnazione».


Il presidente di Rcs, Piergaetano Marchetti, ha voluto fare «un saluto commosso che è un impegno a non dimenticare ed insieme un rimpianto lacerante». Mentre la moglie di Walter Tobagi, visibilmente emozionata, ha trovato anche in questo momento di ricordo del marito ucciso un messaggio costruttivo: «Mi è parso di cogliere - ha detto - in questo ritrovarsi dopo molti anni di persone che forse non si vedevano da tempo, uno dei punti forti di Walter e cioè il suo essere capace di creare possibilità di stabilire rapporti, riallacciarli, favorire la dimensione del dialogo e della trasparenza in un clima amichevole e non solo civile». (da www.corriere.it)





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