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Legge 14 luglio 1959 n. 741 (1).
Norme transitorie per garantire
minimi di trattamento economico
e normativo ai lavoratori (2) (1/circ).
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(1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 18 settembre 1959, n. 225.
(2) La Corte cost., con sentenza 11-19 dicembre 1962, n. 327, edizione speciale, ha, fra l'altro, così deciso: «Dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale delle norme contenute negli articoli 1, 2, 3, 4, 5 e 8 della legge 14 luglio 1959, n. 741, recante «norme transitorie per garantire minimi di trattamento economico e normativo ai lavoratori» in riferimento agli articoli 39, 71, 76 e 77 della Costituzione».
(1/circ) Con riferimento al presente provvedimento è stata emanata la seguente circolare:
I.N.P.S. (Istituto nazionale previdenza sociale): Circ. 24 marzo 1997, n. 73.

1. Il Governo è delegato ad emanare norme giuridiche, aventi forza di legge, al fine di assicurare minimi inderogabili di trattamento economico e normativo nei confronti di tutti gli appartenenti ad una medesima categoria. Nella emanazione delle norme il Governo dovrà uniformarsi a tutte le clausole dei singoli accordi economici e contratti collettivi, anche intercategoriali, stipulati dalle associazioni sindacali anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge (3) (3/a).


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(3) Vedi, anche, l'art. 1, L. 1° ottobre 1960, n. 1027.


A seguito della delega sono stati emanati numerosi decreti che, salvo eccezioni sotto indicate, non si riportano, essendo stati per quasi totalità superati da contratti collettivi stipulati in epoca successiva


(3/a) Con sentenza n. 156 del 28 giugno-6 luglio 1971 (Gazz. Uff. 14 luglio 1971, n. 177) la Corte costituzionale ha così statuito:


«1) dichiara l'illegittimità costituzionale:


a) dell'art. 7, secondo comma, della L. 14 luglio 1959, n. 741, nella parte in cui esclude che la sopravvenuta non corrispondenza dei minimi economici al salario sufficiente conferisca al giudice ordinario i poteri che gli vengono dall'art. 36 della Costituzione;


b) dell'articolo unico del D.P.R. 11 settembre 1960, n. 1326, nella parte in cui esclude che la sopravvenuta non corrispondenza dei minimi salariali fissati nel contratto collettivo nazionale di lavoro 1° ottobre 1959, per i dipendenti delle industrie grafiche e affini, conferisca al giudice ordinario l'esercizio del potere derivante dall'art. 36 della Costituzione;


2) in applicazione dell'art. 27 della L. 11 marzo 1953, n. 87, dichiara l'illegittimità costituzionale degli articoli unici di tutti i decreti del Presidente della Repubblica aventi forza di legge, emanati in base alla delega di cui agli artt. 1 e 7 della L. 14 luglio 1959, n. 741, limitatamente alla parte in cui escludono che la sopravvenuta non corrispondenza dei minimi salariali fissati nei contratti collettivi resi con essi validi per tutti gli appartenenti alle rispettive categorie conferisca al giudice ordinario l'esercizio del potere attribuito dall'art. 36 della Costituzione».


 


2. Le norme di cui all'art. 1 dovranno essere emanate per tutte le categorie per le quali risultino stipulati accordi economici e contratti collettivi riguardanti una o più categorie per la disciplina dei rapporti di lavoro, dei rapporti di associazione agraria, di affitto a coltivatore diretto e dei rapporti di collaborazione che si concretino in prestazione d'opera continuativa e coordinata.


 


3. Gli accordi economici ed i contratti collettivi, ai quali il Governo deve uniformarsi nella emanazione delle norme predette, sono quelli preventivamente depositati, a cura di una delle associazioni stipulanti, presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale che ne accerta l'autenticità.


L'accordo o il contratto depositati debbono essere pubblicati in apposito bollettino.


Le norme previste dall'art. 1 non possono essere emanate prima che sia trascorso un mese da tale pubblicazione.


 


4. Si considerano associazione stipulanti quelle che hanno sottoscritto gli accordi ed i contratti collettivi o che abbiano ad essi aderito.


Nell'emanare le norme di cui all'art. 1 della presente legge il Governo dovrà uniformarsi anche ai contratti integrativi provinciali, cui abbiano fatto rinvio contratti collettivi nazionali od a quei contratti collettivi stipulati in sede provinciale da associazioni affiliate ad associazioni aventi carattere nazionale che non prevedano, nel caso di esistenza di norme nazionali, condizioni inferiori per i lavoratori.


 


5. Le norme di cui all'art. 1 della presente legge non potranno essere in contrasto con norme imperative di legge.


 


6. Le norme di cui all'art. 1 della presente legge saranno emanate con decreto legislativo, su proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge o nel minor termine in caso di entrata in vigore della legge applicativa dell'art. 39 della Costituzione (4).


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(4) Il termine stabilito dal presente articolo è stato prorogato di quindici mesi dall'art. 2, L. 1° ottobre 1960, n. 1027.


 


7. I trattamenti economici e normativi minimi, contenuti nelle leggi delegate, si sostituiscono di diritto a quelli in atto, salvo le condizioni, anche di carattere aziendale, più favorevoli ai lavoratori. Essi conservano piena efficacia anche dopo la scadenza o il rinnovo dell'accordo o contratto collettivo cui il Governo si è uniformato sino a quando non intervengano successive modifiche di legge o di accordi e contratti collettivi aventi efficacia verso tutti gli appartenenti alla categoria (3/a).


Alle norme che stabiliscono il trattamento di cui sopra si può derogare, sia con accordi o contratti collettivi che con contratti individuali, soltanto a favore dei lavoratori.


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(3/a) Con sentenza n. 156 del 28 giugno-6 luglio 1971 (Gazz. Uff. 14 luglio 1971, n. 177) la Corte costituzionale ha così statuito:


«1) dichiara l'illegittimità costituzionale:


a) dell'art. 7, secondo comma, della L. 14 luglio 1959, n. 741, nella parte in cui esclude che la sopravvenuta non corrispondenza dei minimi economici al salario sufficiente conferisca al giudice ordinario i poteri che gli vengono dall'art. 36 della Costituzione;


b) dell'articolo unico del D.P.R. 11 settembre 1960, n. 1326, nella parte in cui esclude che la sopravvenuta non corrispondenza dei minimi salariali fissati nel contratto collettivo nazionale di lavoro 1° ottobre 1959, per i dipendenti delle industrie grafiche e affini, conferisca al giudice ordinario l'esercizio del potere derivante dall'art. 36 della Costituzione;


2) in applicazione dell'art. 27 della L. 11 marzo 1953, n. 87, dichiara l'illegittimità costituzionale degli articoli unici di tutti i decreti del Presidente della Repubblica aventi forza di legge, emanati in base alla delega di cui agli artt. 1 e 7 della L. 14 luglio 1959, n. 741, limitatamente alla parte in cui escludono che la sopravvenuta non corrispondenza dei minimi salariali fissati nei contratti collettivi resi con essi validi per tutti gli appartenenti alle rispettive categorie conferisca al giudice ordinario l'esercizio del potere attribuito dall'art. 36 della Costituzione».


 


8. Il datore di lavoro che non adempie agli obblighi derivanti dalle norme di cui all'art. 1 della presente legge è punito con la sanzione amministrativa da lire cinquantamila a lire trecentomila. Se l'inosservanza si riferisce a più di cinque lavoratori si applica la sanzione amministrativa da lire trecentomila a lire due milioni (5).


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(5) Articolo, da ultimo, così sostituito dall'art. 13, D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758.


9. La vigilanza per l'applicazione della presente legge è affidata al Ministero del lavoro e della previdenza sociale, che la esercita a mezzo dell'Ispettorato del lavoro, ed al Ministero della marina mercantile per il settore di propria competenza, salvi i poteri di vigilanza spettanti agli altri Ministeri.


 


 


 





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