Scia di sangue in Sicilia. Otto i morti tra i giornalisti: “Scrivevano troppo”
MESSINA. <Si allunga la lista dell'olocausto sulla frontiera dell'informazione in Sicilia>. Il presidente del consiglio regionale stampa, Giorgio De Cristoforo, ricorda che quello di Beppe Alfano è l'ennesimo omicidio di un giornalista in Sicilia. Solo in un caso le indagini hanno portato ad individuare gli assassini. Per questi otto delitti c'e', in comune, la motivazione: <Uccisi, perché scrivevano troppo>. La stagione più difficile è a cavallo fra la fine degli Anni 60 e l'inizio dei 70. Nel '66, un giornalista de <L'Ora>, Cosimo Cristina, viene ucciso e il suo corpo buttato sulle rotaie, mentre arrivava il treno. Era il corrispondente da Termini Imerese. Restano misteriose persino le esatte del decesso che qualcuno tentò di passare per suicidio. Quattro anni dopo un altro cronista de <L'Ora> scompare. Mauro De Mauro era il giornalista delle grandi inchieste del quotidiano palermitano del pomeriggio. Una, in particolare, potrebbe essergli stata fatale: quella sulla misteriosa morte del presidente dell'Eni Enrico Mattei. Nel '72 a Ragusa viene ucciso ancora un giornalista de <L'Ora>. Giovanni Spampinato, corrispondente, aveva accusato di cattive frequentazioni un rampollo della città-bene. Fu questi ad ucciderlo. E' l'unico caso chiuso con una condanna. Sette anni dopo, '79, il <Giornale di Sicilia> di Palermo perde uno dei suoi cronisti di punta. Si chiamava Mario Francese; qualche giorno prima del delitto, sarebbe stato testimone involontario di un omicidio, nel popolare mercato della Vucciria. L'anno prima, dilaniato da una esplosione, il sindacalista Giuseppe Impastato. Dai microfoni di <Radio Out> aveva denunciato gli affari mafiosi della borgata di Cinisi. Nel 1984, Catania vive il suo primo,e forse unico, delitto eccellente: un killer solitario uccide nella sua auto Pippo Fava, giornalista e scrittore, direttore della rivista <I siciliani>. Tre anni dopo, quel giornale dovrà chiudere per mancanza di fondi. Proprio nel nono anniversario della scomparsa, il figlio di Pippo Fava, Claudio, ha annunciato per il prossimo 15 febbraio la ripresa delle pubblicazioni. Il 26 settembre del 1988, a Valderice, nel Trapanese, viene ucciso Mauro Rostagno, sociologo di Trento che aveva deciso di scommettere in Sicilia la sua vita.
Rostagno, fondatore della comunità per tossicodipendenti <Saman>, ogni sera denunciava dalle telecamere di RTC il malaffare che regna a Trapani. Poi una calma apparente, fino a venerdì notte. Beppe Alfano si aggiunge a quella lista, già lunga. Il presidente della Regione, Giuseppe Campione, ieri ha espresso <l'auspicio che la libera informazione possa continuare a svolgere il suo ruolo essenziale>. Il segretario regionale dell'associazione stampa, Mario Petrina, ha detto: <Non ci lasceremo intimorire dalla mafia>. Il presidente De Cristoforo convocherà la prossima riunione del consiglio regionale e dell'associazione della stampa a Barcellona. Nei mesi scorsi, una analoga iniziativa era stata presa a Gela, dove da mesi quasi tutti i cronisti subiscono attentati e intimidazioni per il loro lavoro. (f. al., “La Stampa” del 10 gennaio 1993).
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