Milano, 24 giugno 2014. È morto stanotte nella sua casa Bruno Ambrosi, giornalista con una lunga carriera alla Rai e poi consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia e presidente dell'Istituto per la formazione al giornalismo Carlo De Martino. Nato a Pontremoli nel 1930, Ambrosi è stato anche consigliere regionale della Lombardia per una legislatura. Ambrosi è stato uno dei pionieri del giornalismo televisivo in Italia. Poco più che ventenne aveva fatto parte, negli anni ’50, di una pattuglia di giovani che, a Milano, prima sperimentarono il linguaggio – inedito per quei tempi – dell’informazione per immagini - e poi lo avevano applicato con creatività al telegiornale.Al primo posto il mestiere di giornalista, ma grandi passioni civili (la politica e il sindacato). Ambrosi è stato consigliere regionale della Lombardia, eletto come indipendente nelle liste del PCI, dal 1985 al 1990. In campo sindacale figura di riferimento della corrente di Nuova Informazione. Inviato, seguì grandi avvenimenti come il Vajont, la morte di Mattei, il disastro di Seveso. E’ stato anche conduttore della rubrica RAI AZ, un fatto come e perché, trasmissione di punta del giornalismo tv. Nel 1972 vinse il Premiolino. Negli ultimi anni in RAI gestì l’edizione del TG3 in onda da Milano. Consigliere dell’Ordine dei giornalisti, prima lombardo e poi nazionale, si è dedicato a lungo alla formazione dei giovani, dirigendo per parecchi anni l’Istituto di Formazione al Giornalismo “Carlo De Martino”. (fonti: ansa.it e alg.it)
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Ciao dolce Bruno, pioniere in televisione e nelle lotte - di Nuova Informazione
Se n’è andato. Ma non per noi di Nuova Informazione, non per la storia del giornalismo, non per i primi passi del telegiornale italiano, non per le lotte nel sindacato ed in Regione per la dignità del lavoro e l’eguaglianza dei diritti, non per i suoi studenti e futuri giornalisti della Scuola dell’Ordine. Per ricordarlo com’era e per essere vicini alla moglie, alla figlia, anzi alle figlie, niente di meglio che pubblicare una memoria che Bruno scrisse quattro anni fa, sollecitato da Raffaele Fiengo:
Il 21 gennaio del 1970 a Milano era stata convocata una grande manifestazione contro la repressione. Era passato poco più di un mese dalla strage di piazza Fontana e mentre, con l’aiuto del “Corriere della Sera”, si montava il caso Valpreda e la pista anarchica, prendeva corpo la “controinformazione” dei giornalisti nella ricerca della verità. Mario Capanna, leader del movimento studentesco alla Statale, aveva messo nelle prime file del corteo, sotto il loro striscione bianco nuovo di zecca, il “Gruppo giornalisti democratici” nato solo pochi giorni prima anche attorno a una pubblicazione, il “BCD”, Bollettino di controinformazione democratica. “Il Bcd – ricorda Bruno Ambrosi, già allora firma del Tg della Rai e uno dei responsabili della televisione di Milano – era un semplice ciclostilato che tendeva a far circolare le notizie che i grandi organi di stampa (primo fra tutti il ‘Corriere’) ostinatamente occultavano. Nulla di esplosivo o di sovversivo, si intende, ma semplici puntualizzazioni di fatti, personaggi e avvenimenti che meritavano la conoscenza. Il bollettino nacque per iniziativa di molti di noi (Morando Morandini, Marco Nozza[1] e tanti altri) in appassionate discussioni che si tenevano all’allora Club Turati, a un passo da Brera. E’ sempre a quel gruppo che si deve la costituzione, molto improvvisata e che consisteva semplicemente in uno striscione bianco e nel passaparola, del gruppo di ‘penne ribelli’, creato solo qualche giorno prima della manifestazione del 21 gennaio 70”. In questa prima apparizione pubblica (e anche insanguinata) davanti a tutti Giorgio Bocca, Camilla Cederna, Morando Morandini e altri nomi famosi. Capanna pensava che, con tanti personaggi importanti in prima fila, la Polizia non avrebbe osato attaccare. Invece la carica ci fu, eccome. Era il 3° Celere di Padova, e colpì duro. Quelli che stavano in prima fila furono feriti. Bruno Ambrosi finì per 43 giorni all’ospedale e però non fece la denuncia. Raccontò al Pronto soccorso che era caduto per le scale. Questo episodio può dare un’idea abbastanza precisa di che momento fosse. “All’epoca – mi racconta Ambrosi – ero un inviato del Telegiornale unico Rai (solo la riforma del ’76 portò alle diverse testate, prima tg2 e poi tg3, da me sempre scelti come organi minimamente alternativi rispetto a quello che rimase il conformista e abbottonatissimo tg1, quello stesso dei giorni nostri). Le gravi ferite riportate nelle botte mi costrinsero a un ricovero d’urgenza e a uno spericolato intervento chirurgico notturno da parte del professor Piotti, braccio destro di Sanvenero Rosselli, effettuato per salvarmi da una cecità probabilissima per le percosse subìte nelle cariche. Non denunciai il fatto, mi feci ricoverare in una clinica privata a spese mie, (la benemerita Casagit doveva ancora nascere) per la semplice ragione che in un ospedale pubblico, spiegando la causa delle ferite, sarei stato subito denunciato per “radunata sovversiva” e “oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale” secondo il costume (e le leggi) dell’epoca. La Rai era imbarazzata per avere un proprio professionista coinvolto negli scontri con la Polizia, mandò due dirigenti a trovare Bruno Ambrosi in ospedale: gli fecero sottoscrivere il falso: lui non si trovava lì in servizio. “La dichiarazione che mi fu richiesta dai dirigenti Rai di allora (due brave persone nel frattempo morte e di cui non faccio il nome perchè non tutti, a quell’epoca, volevano permettersi la schiena dritta) mi fu sottoposta un attimo prima di entrare in sala operatoria, nel momento in cui avevo ben altro a cui pensare. La firmai limitandomi a dire a chi me la sottoponeva: ‘Non vorrei essere nei vostri panni….’”. Guido Nozzoli, del “Giorno”, invece, che era uno degli inventori del movimento dei giornalisti a Milano, se la cavò perché era pratico di manifestazioni di piazza e usò la tecnica di andare avanti (incontro ai poliziotti) anziché scappare indietro. Sicchè non gli accadde nulla. Camilla Cederna solo per puro caso non fu ferita gravemente: era in prima fila a braccetto di Ambrosi, ma al momento della carica, improvvisa e non prevista, era stata chiamata da un’amica della fila dietro. Un critico teatrale prestigioso, il poeta Giovanni Raboni, ebbe tutti i denti saltati perché un uomo in divisa, non si sa se un carabiniere o un agente di PS, avanzava ondeggiando la manetta che teneva agganciata a un polso. Dava così degli schiaffoni e gli portò via tutti i denti al Raboni. Si trattava di giornalisti piuttosto meravigliati di quello che accadeva perché non erano certamente dei facinorosi, erano professionisti affermati e non si sognavano di doversi scontrare fisicamente con le forze dell’ordine.
[1] È l’autore de “I pistaroli”, uscito postumo nel 2006
IN http://www.nuovainformazione.it/senza-categoria/ciao-dolce-bruno-pioniere-in-televisione-e-nelle-lotte/
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GIORNALISTI. FNSI: “BRUNO AMBROSI PROTAGONISTA DELLA RIFORMA DELLA PROFESSIONE”. - Roma, 24 giugno 2014. "Un'altra notizia di grande tristezza raggiunge la comunità dei giornalisti italiani: a Milano è morto oggi anche il collega Bruno Ambrosi, 84 anni, professionista dal 1957, giornalista di punta della Radiotelevisione e protagonista innovativo della formazione per giovani giornalisti e praticanti". È il cordoglio dei vertici Fnsi, con il segretario Franco Siddi e il presidente Giovanni Rossi. "Uomo di profonda cultura, di grande impegno civile e pubblico (in una fase della sua vita è stato consigliere regionale della Lombardia) - ricorda la Fnsi - ha caratterizzato la sua esperienza nel giornalismo sul piano della promozione etica dei valori della professione, da coniugare alla competenza e alla capacità di capire e interpretare, partendo dalla realtà, i fenomeni complessi della società. È stato una delle colonne portanti della redazione milanese della Rai dove ha svolto incarichi di caporedattore nel Tg2 e Tg3. È stato, inoltre, animatore del 'Bollettino di controinformazionè all'inizio degli anni Settanta, assieme ai colleghi Morando Morandini, Marco Nozza e tanti altri. Protagonista delle battaglie sindacali e soprattutto sul terreno della deontologia e della riforma dell'Ordine professionale, Bruno Ambrosi, esponente della componente 'Nuova Informazionè, è stato a lungo consigliere regionale e poi nazionale dell'Ordine dei Giornalisti. Ha presieduto l'Istituto di Formazione di Giornalismo dell'Ifg, uno delle più qualificate scuole di accesso della professione in Italia". "Con la Fnsi, nel rimpianto per la scomparsa di Bruno Ambrosi, siamo vicini alla famiglia - conclude la nota del sindacato - con i sentimenti di profondo cordoglio". (ANSA).
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LA TESTIMONIZNAZA DI UN EX-ALLIEVO DELL’IFG “CARLO DE MARTINO”: ETTORE MARIA COLOMBO.
E' morto Bruno Ambrosi, storico giornalista della Rai, autore di servizi memorabili, conduttore e inviato di tg1, tg2 e tg3, fondatore dei Giornalisti democratici e del Gruppo di Fiesole, presidente dell'Ifg (Scuola di Giornalismo di Milano) dove ho avuto l'onore e la fortuna di conoscerlo, marito e compagno di vita di Michela Dazzi, giornalista a sua volta della rai, e scrittrice, e tenero padre di fatto delle sue bellissime figlie, Zita Dazzi e Carlotta Dazzi, bravissime giornaliste a loro volta. oggi non ho parola x dire e spiegare cosa prova il mio cuore, di fronte a tale notizia. cercherò di mettere insieme un po' di idee e appunti sparsi che ora mi affollano la mente e mi fanno solo salire il groppo in gola: cercherò di raccontare chi era, Bruno Ambrosi, ai funerali che si terranno il 26 giugno (ore 11) in corso Sempione 27 (sede della “sua” Rai). Spero che chi tra voi, specie tra gli ex alunni dell'ifg, gli ha voluto bene potrà esserci. ciao, papà bruno, che la terra ti sia lieve.