
|
 |
| FNSI-Giornalismo dipendente |
|
DA
«Per i vertici Inpgi si vota come nelle repubbliche delle banane»
Il presidente di Stampa Romana
di Dimitri Buffa
PROMEMORIA INPGI PER IL MINISTRO MARONI
I sistemi elettorali spesso sono indici della democrazia di un Paese. O anche di un semplice ente come l'Inpgi, ad esempio, per il rinnovo del cui consiglio generale sono in corso di svolgimento in tutta Italia le operazioni di voto. Pochi però sanno che un marchingegno veramente poco democratico fa sì che a decidere tra i giornalisti italiani chi ne debba presiedere l'istituto previdenziale "privatizzato" (presidente uscente Gabriele Cescutti) è un sistema per il quale il voto di una regione come la Liguria, la Calabria o l'Emilia, che tutte e tre insieme non contano neppure un terzo dei giornalisti di Roma, diventa determinante per le nuove alchimie politiche. E quindi per decidere se Cescutti sarà confermato per la terza volta di seguito. Una cosa che neppure ai presidenti statunitensi è possibile e che avvicina l'attuale classe dirigente dei giornalisti italiani a realtà da Paesi dell'est o cubane.
L'Inpgi amministra un patrimonio di circa 1 miliardo di euro (2 mila miliardi di lire) e dà ai giornalisti non solo la pensione, ma si accolla per intero senza l'intervento dello Stato (unico caso in Italia tra gli enti "privatizzati") il pesante onere degli ammortizzatori sociali per la categoria tra cui i prepensionamenti, l' indennità di disoccupazione, l'assegno di cassintegrazione, il tfr in caso di fallimento dell'azienda e persino i contributi figurativi a deputati, senatori, europarlamentari, sindaci di grandi città e presidenti di Regione.
Abbiamo chiesto al consigliere di amministrazione e presidente dell'Associazione Stampa Romana Pierluigi Franz il suo parere sulle regole del voto. Quello che ci ha raccontato (conflitti d'interesse, possibili falsi e truffe nel voto postale, voti di scambio) meriterebbe di essere oggetto di approfondita analisi da parte di qualche Procura della Repubblica del Bel Paese. Almeno di una di quelle che ogni tanto si ricordano che l'obbligatorietà dell'azione penale vale per tutti. Un ente che è rappresentato da persone candidate e scelte con questo sistema elettorale merita in pieno il commissariamento, in attesa che nuove regole logiche, intellettualmente oneste e condivise vengano nel frattempo varate da qualche garante super partes. Sennò l'attuale maggioranza non ce la toglierà di torno neanche il Padreterno.
Franz, queste elezioni dell'Inpgi servono a qualcosa?
«I giornalisti sono chiamati ad eleggere 55 dei 64 componenti del Consiglio generale che a sua volta dovrà eleggere 10 dei 16 consiglieri di amministrazione. E questi ultimi eleggeranno poi il Presidente e i due Vice Presidenti. A mio parere il Consiglio generale è un organismo assolutamente pletorico. Vi sono stati colleghi rimasti sempre assenti o quasi per 4 anni, mentre altri non sono mai o quasi intervenuti. Io vanto invece un record perchè da 12 anni non ho mai saltato una seduta ed ho preso quasi sempre la parola (ciò risulta dai verbali stenografici identici a quelli del Senato)».
Come si vota?
«Il meccanismo delle elezioni Inpgi è molto complesso ed è facile sbagliare perchè se è vero che si potrà votare al seggio ai primi di novembre (il 5,6,7 e 8 a Milano e Roma, mentre il 6,7 e 8 in tutto il resto d'Italia), è altrettanto vero che un giornalista può già votare anche per posta con il sistema della doppia busta non appena gli arriva la raccomandata spedita dall'Inpgi».
Ci può spiegare meglio?
«Ogni elettore riceve a casa le schede per votare i nuovi amministratori e i nuovi sindaci dell'ente. Le schede con bordi colorati sono, però, in bianco senza alcun nominativo dei candidati già prestampato e vanno inserite in apposite bustine che, a loro volta, vanno infilate in una busta più grande indirizzata al notaio».
E allora come fa l'elettore concretamente a scegliere fra i candidati?
«Per l'Inpgi non esistono candidature ufficiali, né esiste il voto di lista, ma candidature di raggruppamenti sindacali o singole candidature spontanee (insomma, è ammesso il panachage). È questa una delle molte anomalie dell'attuale sistema elettorale che ho apertamente contestato, essendo favorevole da anni - come peraltro lo stesso presidente Cescutti - all'introduzione del voto elettronico via Internet con appositi login e password segreti, proprio per contrastare l'attuale sistema che dà pochissime garanzie di segretezza del voto e dove c'è anche il rischio di vedersi annullata la scheda se il candidato votato con il solo cognome, ma senza il nome di battesimo o addirittura la data di nascita risultasse omonimo di altri colleghi. Infatti, dietro ad un'apparente democrazia, si nasconde, invece, come spiegherò appresso, un sistema che non mi sembra molto corretto, perché può benissimo accadere in una redazione di un giornale, di una radio o una tv che le schede per le votazioni vengano consegnate in bianco ad altri colleghi che le richiedono e che provvedono poi a riempirle - si fa per dire - per conto terzi».
Come sarebbe a dire?
«Il voto per posta, così come è oggi, non offre alcuna seria garanzia di segretezza perché basta che un giornalista consegni la busta e firmi in bianco il relativo certificato elettorale e il gioco è fatto. In tal modo lo spoglio dei voti - almeno in parte - può dare un risultato favorevole ad un raggruppamento di colleghi piuttosto che ad un altro solo grazie a schede mai realmente votate dall'elettore. Ecco perché il voto per posta andava abolito. E ha fatto bene il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia Franco Abruzzo a invitare pubblicamente i colleghi a non consegnare a nessuno le buste in bianco. Ma è un appello che lascerà il tempo che trova perché, purtroppo, quasi certamente accadrà il contrario. E anche per i giornalisti che vivono all'estero è complicatissimo votare perché non conoscono affatto quali sono i veri candidati e non possono quindi far pesare i loro voti».
In passato è stata molto alta la percentuale dei votanti?
«Tutt'altro. Per l'Inpgi ha sempre votato in Italia in media solo il 25-30% degli elettori e di questi la maggior parte vota per posta. In Lombardia votarono appena 1.354 giornalisti, pari al 30,35% dei 4.461 aventi diritto al voto. Più di 3.000 non votarono. E lo stesso risultato ci fu nel Lazio. È un sistema elettorale che consente il cosiddetto "arraffo" delle buste!».
Ci sono altre anomalie?
«La più vistosa è la grave sperequazione nella rappresentatività. Si privilegiano le piccole Regioni a danno di Lombardia e Lazio. Basti pensare al rapporto eletti/elettori che è di appena 1 a 57 in Val d'Aosta, di 1 a 84 in Basilicata contro 1 a 505 in Lombardia e 1 a 485 nel Lazio. Ciò comporta che a Lazio e Lombardia, che rappresentano il 60% dei giornalisti italiani, spettano complessivamente 21 seggi, mentre a tutte le altre Regioni che rappresentano il 40% spettano, invece, 25 seggi».
Si vota con il sistema maggioritario o il proporzionale?
«In Lombardia e nel Lazio con il proporzionale. Pertanto chi vince può prendere al massino 7 seggi su 11 in Lombardia e 7 su 10 nel Lazio. In totale 14 su 21, mentre chi perde ne ha comunque 7 su 21. Nelle altre Regioni c'è invece il maggioritario, cioè 25 su 25. Ecco perchè è decisivo il voto nelle piccole Regioni perchè può ribaltare quello delle grandi ed ottenere così il controllo dell'Inpgi. E proprio nelle piccole Regioni sta il segreto della vittoria dell'attuale maggioranza che fa capo a Cescutti e che da 8 anni governa l'Istituto. Per di più sono proprio quelle Regioni che da mesi (basta cliccare sul sito della Fnsi) hanno ricandidato Cescutti alla presidenza dell'Inpgi e che fanno propaganda a senso unico a favore di colleghi della sua cordata su notiziari delle Associazioni stampa di categoria (come quelle della Liguria e dell'Emilia) finanziate dallo stesso Inpgi direttamente o tramite la Banca di Roma che cura la sua Tesoreria. Insomma, una sorta di voto di scambio. Ecco perché ritengo che si tratta di un apparente voto democratico».
Nello Statuto Inpgi vi sono altre contraddizioni?
«Sì. Un'enormità è il meccanismo della nomina di un consigliere di amministrazione da parte del Comitato amministratore della Gestione separata, meglio nota come Inpgi 2. A questa gestione sono oggi iscritti ben 16.400 giornalisti sia free lance, sia già occupati a tempo pieno che svolgono collaborazioni giornalistiche, sia liberi pensatori. Ebbene in tutta Italia vengono eletti appena 5 amministratori con una scheda da 3 nomi. Il raggruppamento vincente avrebbe quindi la maggioranza. Ma solo sulla carta. Assurdamente infatti non votano esclusivamente i 5 neo eletti, ma votano in 9, cioè anche il Presidente e il Vice Presidente vicario dell'Inpgi 1, cioè Cescutti e Saletti anche se ormai in scadenza di mandato, nonchè i due consiglieri che rappresentano la Presidenza del Consiglio e il ministero del Lavoro. Di conseguenza il voto della base potrebbe essere ribaltato e sarebbe quindi inutile, in quanto il consigliere d'amministrazione che rappresenta l'Inpgi 2 nell'Inpgi 1 è eletto dal Comitato amministratore Inpgi 2 anche con il voto, che può essere decisivo, proprio di Cescutti e Saletti, che a loro volta - se fossero rieletti dalla base come consiglieri generali - potrebbero poi essere pochi giorni dopo riconfermati nell'importante incarico con il voto, che può essere decisivo, proprio del neo consigliere che rappresenta l'Inpgi 2! Ma se ciò accadesse non sarebbe forse uno scandalo? Per questo avevo proposto un "gentlemen's agreement" che impegnasse Cescutti e Saletti (che peraltro non sono neppure iscritti all'Inpgi 2), nonché i due ministeraili ad astenersi da questa votazione. Mi sembrava la soluzione più logica e corretta di fronte alle storture dello Statuto. Ma la risposta è stata per ora negativa. Mi auguro che Cescutti si ravveda in tempo perchè altrimenti si finirà certamente in tribunale, essendo anche qui evidente il possibile voto di scambio con conseguente conflitto di interessi».
|
 |

|