Milano, 11 maggio 2004. Nella seduta del 30 marzo del Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti figurava questo punto all’odg: “Situazione Circolo della Stampa”. Nessuno – a destra, sinistra, centro – parla dello sfratto del Circolo, che risale all’ottobre 2003. Diventerà esecutivo nel giugno 2005. In sostanza i proprietari di Palazzo Serbelloni vorrebbero gestire in proprio l’affitto dei locali del Circolo a terzi. Ora c’è un fatto nuovo. I proprietari di Palazzo Serbelloni, i conti Lalatta di Parma, hanno chiesto al tribunale civile di Milano un provvedimento d’urgenza. Il Circolo è difeso dall’avv. Corso Bovio. In verità tutta la vicenda viene avvolta nel mistero e nel segreto. Si sa solo che Maurizio Andriolo, presidente della Lombarda, è preoccupato. “Se il Circolo chiude, dopo 50 anni, si saprà di chi è la responsabilità”. Il presidente del Circolo, Giuseppe Gallizzi, diserta le riunioni del Consiglio direttivo dell’Associazione lombarda dei Giornalisti (il Circolo è una emanazione dell’Alg) e tace. Gallizzi è forte dell’amicizia di Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine nazionale, a sua volta alleato di “Autonomia e Solidarietà/Nuova Informazione”. Anche Gallizzi è alleato di “Nuova Informazione” almeno nell’Esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine, dove suo figlio, Stefano, siede accanto a Vittorio Roidi, Francesco de Vito e Michele Urbano. Le cortesie tra i due gruppi sono in atto anche a Milano in occasione delle elezioni per l’Ordine: Gallizzi (Movimento Giornalisti liberi) e Nuova Informazione hanno presentato liste speculari, che si integrano. Finora Gallizzi ha fatto circolare una lista di soli pubblicisti e Nuova Informazione, invece, una lista di soli professionisti (con 3 pubblicisti sui 15 pubblicisti candidabili tra Roma e Milano).
In questi giorni Maurizio Andriolo ha diffuso una lettera (datata 19 aprile 2004) dell’avvocato Corso Bovio indirizzata all’Avvocato Maurizio Baldoli che cura gli interessi della società Laco (che dovrebbe subentrare nella gestione del Circolo al Centro Servizi Congressuali Circolo della Stampa S.r.l.). Ecco il testo della lettera:
Caro Baldoli, ho avuto finalmente un incontro con i vertici del Circolo della Stampa, con i rappresentanti dell'Associazione Lombarda Giornalisti (come forse sai, il Circolo è “emanazione" del sindacato milanese) ed altri “soggetti” dell'”universo" della stampa interessati al Circolo stesso, tutti sconcertati ed affranti dalla prospettiva di dover lasciare Palazzo Serbelloni.
Consentimi di premettere che il mondo giornalistico sente, come già del resto mi sembra di aver accennato, la sede del Circolo della stampa, da 50 anni casa del sodalizio, come luogo storico alla cui fama e alla cui risistemazione la categoria ha contribuito in modo determinante. Ecco perché si è "manifestata" una corrente improntata alla massima "resistenza" all'idea di dover lasciare C.so Venezia, 16, preferendosi contrastare lo sfratto o, meglio, ottenere i massimi “termini di grazia" dal Giudice, considerata anche la rilevanza del mondo dei media.
Ora, ben so quali sono le norme di legge e di contratto, ho però ritenuto necessario fare questa premessa per darti da un lato la misura della situazione in cui mi trovo, dall’altro anche giustificazione di un tema che devo sottoporti.
Dalla analisi della "vicenda contrattuale", è emerso un problema tecnico che mi sembra di notevole rilievo. Il testo originario del contratto fa riferimento alla destinazione esclusiva dei locali a sede del Circolo della Stampa per l'attività istituzionale del medesimo, esclusa attività commerciale che comporti rapporti con il pubblico. Solo per completezza di quadro, mi permetto di segnalare che il Circolo della Stampa accanto all'attività per così dire di club e come proprio principale ed essenziale strumento di sussidio economico e quindi “mezzo di esistenza" svolgeva ‑ e ciò era ben noto alla proprietà ‑ attività di centro congressi, eventi ecc., sin dagli ultimi anni sessanta. Comunque, con la "voltura" dal Circolo della Stampa al Centro Servizi Congressuali circolo della Stampa S.r.l., ritengo che la proprietà abbia comunque espressamente accettato e consacrato il fatto che il conduttore sia un imprenditore commerciale con rapporti con il pubblico.
Ciò rende applicabile (anche a mio avviso, ma in primis ad avviso di chi ha sollevato il problema, che non ho potuto "contrastare") l'art. 34 della legge 27.7.1978 n. 392 sull'indennità per "perdita" dell'avviamento.
Mi sembra che questa circostanza squisitamente giuridica possa indurre la proprietà a "rivedere" la sua posizione e semmai, anche alla luce di quelli che mi sono parsi gli intenti rispetto al futuro di palazzo Serbelloni, di considerare i "pour parler” avuti in occasione del nostro incontro.
E' ovvio che, pur essendo la presente riservata da collega a Collega, potrai rappresentare alla Società Lago da una parte la estrema resistenza che ho trovato in ordine al rilascio "in base ad accordi transattivi" e dall'altra la questione dell'avviamento commerciale alla quale ho testè fatto cenno, con la disponibilità a riprendere un negoziato, ma evidentemente su diverse basi, per trovare una soluzione equa e soddisfacente.
Resto in attesa di un Tuo cortese cenno in merito e Ti invio con l'occasione i più cordiali saluti, Avv. Corso Bovio
Le speranze di rimanere a Palazzo Serbelloni legate ai 36 mesi (800mila euro circa) che i proprietari dovrebbero pagare al Circolo della Stampa in caso di sfratto esecutivo. La clausola è scritta nella legge 27.7.1978 n. 392. L’articolo 34 (Indennità per la perdita dell'avviamento) dice:
In caso di cessazione del rapporto di locazione relativo agli immobili di cui all'articolo 27, che non sia dovuta a risoluzione per inadempimento o disdetta o recesso del conduttore o a una delle procedure previste dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (3/c), il conduttore ha diritto, per le attività indicate ai numeri 1) e 2) dell'articolo 27, ad una indennità pari a 18 mensilità dell'ultimo canone corrisposto; per le attività alberghiere l'indennità è pari a 21 mensilità.
Il conduttore ha diritto ad una ulteriore indennità pari all'importo di quelle rispettivamente sopra previste qualora l'immobile venga, da chiunque, adibito all'esercizio della stessa attività o di attività incluse nella medesima tabella merceologica che siano affini a quella già esercitata dal conduttore uscente ed ove il nuovo esercizio venga iniziato entro un anno dalla cessazione del precedente (7/cost).
L'esecuzione del provvedimento di rilascio dell'immobile è condizionata dall'avvenuta corresponsione dell'indennità di cui al primo comma. L'indennità di cui al secondo comma deve essere corrisposta all'inizio del nuovo esercizio.
Nel giudizio relativo alla spettanza ed alla determinazione dell'indennità per la perdita dell'avviamento, le parti hanno l'onere di quantificare specificatamente la entità della somma reclamata o offerta e la corresponsione dell'importo indicato dal conduttore, o, in difetto, offerto dal locatore o comunque risultante dalla sentenza di primo grado, consente, salvo conguaglio all'esito del giudizio, l'esecuzione del provvedimento di rilascio dell'immobile (3/d) (3/e).
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(3/c) Riportato alla voce Fallimento, concordato preventivo, amministrazione controllata e liquidazione coatta amministrativa.
(7/cost) La Corte costituzionale, con ordinanza 16-30 gennaio 2002, n. 2 (Gazz. Uff. 6 febbraio 2002, n. 6, serie speciale), ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, secondo comma, sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione.
(3/d) Comma aggiunto dall'art. 9, D.L. 30 dicembre 1988, n. 551.
(3/e) La Corte costituzionale, con sentenza 30 novembre-14 dicembre 1989, n. 542 (Gazz. Uff. 20 dicembre 1989, n. 51 - Serie speciale), ha dichiarato la illegittimità dell'art. 34, nella parte in cui non prevede i provvedimenti della Pubblica Amministrazione tra le cause di cessazione del rapporto di locazione che escludono il diritto del conduttore alla indennità per la perdita dell'avviamento.
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La trasparenza ha bisogno di uomini e donne che ci credano. Non fidatevi di coloro che nascondono le notizie.
Lista indipendente per l’autonomia della professione giornalistica
“Ordine. Insieme per cambiare”
Franco Abruzzo presenta agli elettori la squadra di 37 giornalisti professionisti e pubblicisti candidati alle elezioni dell’Ordine (23/24 e 30/31 maggio):
“Cari colleghi, il collettivo del quale faccio parte vuole essere anche un punto di riferimento a livello nazionale. L’Ordine di Milano costituisce un modello conosciuto e apprezzato. Ho contribuito, cito un esempio, a ripulire l’Ordine della Calabria e lo stesso Inpgi da incrostazioni clientelari e infiltrazioni delittuose che ne avevano minato la credibilità. I casi sono recenti. Non cito nomi e circostanze, perché i due protagonisti negativi di queste storie hanno diritto anch’essi all’oblio, un diritto moderno che ha radici costituzionali.
Ora è il momento di costruire insieme a Milano e a Roma un Ordine rinnovato e sempre più credibile, sviluppando una linea che abbia il suo perno nell’applicazione giusta e ragionevole (cioè senza furori!) della deontologia, nella formazione universitaria, nella formazione continua dei giornalisti, nel garantire, così come vuole la legislazione comunitaria, un accesso senza barriere corporative agli elenchi dell’Albo e al Registro dei praticanti, dando a quanti svolgono di fatto la professione la prospettiva di poterla svolgere di diritto. I consiglieri dell’Ordine, nazionali e regionali, devono tenere nella loro testa e nel loro cuore vivi e vitali i valori di solidarietà, di giustizia, di promozione dell’uomo che sono i valori fondamentali della nostra Costituzione, bella e ineguagliabile nel mondo occidentale, costruita dai nostri padri costituenti che venivano da mondi diversi (liberale, cristiano e socialista) ma uniti nella visione di un mondo pacifico e fraterno. La professione giornalistica, la più difficile e la più complessa tra le professioni intellettuali, è figlia di questa Costituzione e del suo anelito perenne di libertà. L’Ordine ha senso se, spogliato di ogni venatura corporativa, si batte per difendere il diritto dei cittadini a una informazione corretta e se riesce a formare, attraverso le sue 14 scuole (tutte figlie dell’Ifg di Milano!!!) sparse per l’Italia, professionisti che credano concretamente nel giornalismo visto come servizio professionale reso ai cittadini. L’Ordine ha ragione di esistere se punta tutte le sue carte sul rispetto della deontologia scritta nella legge professionale e nella legge sulla privacy attraverso quel Codice, che oggi è anch’esso legge.
L’Italia offre al mondo un modello unico sul quale noi stessi forse abbiamo riflettuto poco: soltanto da noi la deontologia è legge. La legge impegna tutti, giornalisti e non giornalisti, a osservarla lealmente. L’autonomia della nostra professione (è scritto nell’articolo 1 del Contratto!), infatti, poggia sulla deontologia scritta nella legge professionale. Senza legge professionale, direttori e redattori sarebbero degli impiegati di redazione vincolati soltanto da un articolo (2105) del Codice civile, che riguarda gli obblighi di fedeltà. Senza l’Ordine vincerebbero solo gli ordini degli editori!
In queste ore un segnale forte viene dalla Mondadori, dove il Cdr di Panorama ha denunciato l’ennesimo caso di commistione pubblicità/informazione. La commistione è il tradimento della professione, è il tradimento del diritto dei cittadini a una informazione corretta! Prendiamo coscienza di questa verità! Agiamo di conseguenza! Difendiamo la nostra dignità!
Cari colleghi, su queste basi vi chiedo di sostenerci e di far conoscere la nostra lista, di girarla via email ai colleghi lombardi. Vogliamo continuare a servire voi e con voi anche i cittadini italiani!. Grazie,
Franco Abruzzo, presidente dell’OgL
CONSIGLIO REGIONALE
PROFESSIONISTI (scheda ARANCIO)
1) Franco ABRUZZO
2) Alberto COMUZZI
3) Sergio D’ASNASCH
4) Maurizio MICHELINI
5) Laura MULASSANO
6) Paola PASTACALDI
Collegio revisori dei conti
1) Ezio CHIODINI
2) Marco VENTIMIGLIA
PUBBLICISTI (scheda AZZURRA)
1) Brunello TANZI
2) Milena PINI
3) Pietro SCARDILLO
Collegio revisori dei conti
1) Raffaele PELLINO
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CONSIGLIO NAZIONALE
PROFESSIONISTI (scheda ROSA)
1) Marco VOLPATI
2) Sergio BORSI
3) Daniela STIGLIANO
4) Nicola D’AMICO
5) Gianni DE FELICE
6) David MESSINA
7) Romano BRACALINI
8) Mariella BUSSOLATI
9) Roberto CASALINI
10) Enrico FEDOCCI
11) Elena GOLINO
12) Antonio MASSA
13) Costantino MUSCAU
14) Ruben RAZZANTE
PUBBLICISTI (scheda GIALLA)
1) Camillo ALBANESE
2) Umberto ACCOMANNO
3) Franco ANGELOTTI
4) Paolo APICE
5) Alberto ARRIGONI
6) Salvatore CATALANO
7) Assunta CURRA’
8) Franco MARELLI COPPOLA
9) Felicia PIOGGIA
10) Cecilia SANGIORGI
11) Jole ZANGARI
SI VOTA il 23 maggio (dalle 9.45 alle 13.15) e il 24 maggio (dalle 9.30 alle 14) presso la Sala Orlando dell’Unione del Commercio di Milano (Corso Venezia 49).
Il BALLOTTAGGIO si terrà il 30 maggio (dalle 9.45 alle 13.15) e il 31 maggio (dalle 9.30 alle 14) presso la Sala Orlando dell’Unione del Commercio di Milano.
Il sistema dell’elezione a maggioranza assoluta di voti impone di trascrivere sulla scheda in blocco i cognomi di questi candidati!!!!! ANCHE UN VOTO PUÒ DECIDERE!
Attenzione!!! Conservare questo volantino per il ballottaggio del 30-31 maggio 2004!