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LETTERA APERTA DI GIANNI DE FELICE A FRANCO ABRUZZO:
“L’inflazione, dal 1993 ad oggi, ha divorato il 30% dell’assegno. Fnsi e Fieg, con l’aiuto della Fieg, ai pensionati danno, come risarcimento (una tantum), un obolo di 450 euro lordi. E’ una vergogna! Non mi sembra vero…”.



Milano, 9 maggio 2004


“Caro Franco, dimmi che non è vero. Dimmi che mi hanno raccontato una balla. Fammi smettere, ti prego, di ridere e… piangere.


E’ quello che mi scappa di fare da quando mi hanno detto che, a titolo di indennizzo per la perdita dell’effettivo valore delle pensioni Inpgi dal 1993 a oggi – intorno al 30 per cento – ai giornalisti pensionati verrebbe corrisposto una tantum, anzi una pocum, l’obolo di circa 450 euro, diciamo 900 mila delle vecchie lire.


A differenza dell’obolo che si dà ai mendicanti ufficiali, questo obolo sarebbe invece al lordo: verrebbe dunque ulteriormente ridotto dal fisco. I miei “canarini” non hanno saputo, però, chiarirmi se l’obolo sarebbe inviato per assegno o se i giornalisti pensionati verrebbero invitati a recarsi a Roma e mettersi in fila davanti alla Cescutti House, tenendo in mano la ciotola per farci cadere le monetine.


Ti dico tutto al condizionale, caro Franco, perché non sono sicuro di niente e vorrei, anzi, che tu potessi smentirmi la fondatezza di queste vociazze al limite dell’insolenza. Non ho bisogno di telefonare ai solerti e bravissimi contabili del nostro Istituto di previdenza, per scoprire – macchinetta dei conti alla mano – che il presunto “indennizzo” per l’inflazione subita dalle pensioni dei giornalisti dal 1993 ad oggi sarebbe di circa 81.820 lire lorde l’anno, pari a 6.818 lire lorde il mese. Le noccioline costano di più.


Ho capito da un pezzo, caro Franco, che la professione giornalistica ha perso – grazie al volonteroso impegno di chi ha voluto e ancora vuole sovietizzarla – buona parte di prestigio, rispetto e soldi. Per averne conferma, basta osservare gli indirizzi delle nostre cooperative immobiliari a Milano: un tempo i giornalisti costruivano intorno a piazza della Repubblica, poi sono arretrati a Fulvio Testi e Maggiolina, infine si sono esiliati all’estrema periferia del Lorenteggio. Prossime locations: Quarto Oggiaro, se va bene. Come dire, a Roma, San Basilio e Quarticciolo. E basta anche un’occhiata alla copertina di qualche periodico.


Ne ho per le mani una, la più recente. Vignetta: davanti all’edicola un tale domanda: “Perché leggi il giornale alla rovescia?”. E l’altro: “Per avere una corretta informazione!”. Offensiva per il lavoro di migliaia di colleghi, no? Sputtanamento della categoria e della professione, no? Diffamazione pura, no? Uno si domanda: ma l’Ordine dei Giornalisti non querela? Eh, no. Non può.


Perché la testata della rivista è – incredibili dictu – proprio “Giornalisti”. Perché proprio il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che dovrebbe tutelare la reputazione professionale dei propri iscritti, è il principale socio di Fnsi, Inpgi, Casagit e Fondo Integrativo nella società che edita l’autorevole bimestrale. Perché proprio il tesoriere del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che dovrebbe controfirmare l’assegno agli avvocati per la querela, è il direttore responsabile che firma la gerenza “Giornalisti”. Storia istruttiva, no?


Caro Franco, spero – te lo ripeto – che tu possa smentirmi la voce dell’imbarazzante obolo da 900 mila lire lorde ai pensionati. Ma ho purtroppo il sospetto che essa sia perfettamente in linea con la decadenza di una categoria, che ha perso il rispetto di se stessa, che si riconosce sempre meno nelle proprie istituzioni, che arretra e si sgretola a ogni rinnovo di contratto. Che arriva perfino a insultarsi sulla copertina della sua  pubblicazione ufficiale, senza che nessuno abbia il civile coraggio di vergognarsene e chiederne conto (io, consigliere del Cnog, l’ho fatto con lettere a protocollo, che a protocollo sono rimaste).


Oltre che smentirmi la storia dell’obolo, caro Franco, dimmi anche cosa possiamo fare, cosa dobbiamo fare, con urgenza, tutti, colleghi vecchi e giovani, pensionati e no, per restituire alla categoria quella forza di reazione, quell’orgoglio di appartenenza, quel rispetto per la condizione professionale,  troppo spesso svenduti per un voto, una diaria, un “pasto caldo a Roma” e magari una poltroncina in Parlamento. Un caro abbraccio. Gianni de Felice”.


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Risposta di Franco Abruzzo: E’ tutto vero, purtroppo.


“Caro Gianni, è  tutto vero, purtroppo. L’accordo Fnsi-Fieg del 5 maggio 2004 prevede una elargizione ai giornalisti pensionati di circa 900.000 lire lorde (450 euro, euro in più, euro in meno). Ovviamente l’accordo è scritto in latino (per non farsi capire): “Art. 1 - Le delibere dell’INPGI n. 107 del 28 giugno 2001 e n. 93 del 18 giugno 2002, contenenti proposte del Consiglio di Amministrazione alle parti sociali relative alla liquidazione di un’integrazione straordinaria ai pensionati a ruolo prima del 1° gennaio 1999 e riscatto del corso legale di laurea formano oggetto di positiva determinazione da parte delle sottoscritte Organizzazioni nel testo allegato al presente accordo (Allegati 1 e 2) e potranno essere trasmesse al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l’approvazione ai sensi dell’Art. 3, 2° comma, lettera b) del Decreto legislativo n. 509/94 ai fini della loro esecutività”. Gli allegati 1 e 2, coperti…. da segreto militare, non sono stati resi pubblici. Cescutti e Serventi Longhi, fuori le carte e  almeno fate un atto pubblico…di pentimento! I pensionati sono incazzati e puniranno, con voi, anche i vostri amici Franco Siddi e  Lorenzo Del Boca, che tacciono o fanno gli indiani. I pensionati hanno due occasioni per bastonarvi: il prossimo voto dell’Ordine e il voto del sindacato (nell’ottobre prossimo). L’Unione pensionati tace ed è complice. Si sa perché: è finanziata dall’Inpgi, cioè dalla controparte. Giù la maschera! Questa Unione pensionati merita di essere soppressa. Tanto è inutile ed è anche costosa!!!”.


 


 





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