STORIA AMARA. AgenParl, nota agenzia di stampa operante nell'ambito parlamentare, non versa i contributi e da più di un anno non versa neppure gli stipendi ai sei redattori. Il socio amministratore è residente all'estero e alla sede legale a Via degli Uffici del Vicario (indirizzo storico dell'agenzia) non risponde più nessuno da mesi. La società è scomparsa nel nulla e l'unico socio presente in Italia se ne lava le mani e nel frattempo, per non avere problemi, continua a trasmettere con una ditta individuale. I funzionari della Camera, però, si sono accorti che qualcosa non va per il verso giusto e hanno deciso di staccare il flusso dell'agenzia dal sistema Telpress. IL SINDACATO INFORNATO TACE.
di Orsola Gencarelli
(7.5.2014) - #ioleggoAgenparl è stato per qualche giorno un tormentone sui social network. Ma cos'era? Un appello dei tempi moderni per salvaguardare uno storico rapporto di collaborazione tra AgenParl, nota agenzia di stampa operante nell'ambito parlamentare nata nel 1956 per volontà di Franco Lisi, e la Camera dei Deputati. I funzionari della Camera però si sono accorti che qualcosa non va per il verso giusto e decidono di staccare il flusso dell'agenzia dal sistema Telpress. L'azienda non versa i contributi ai dipendenti e anche se oggi la società editrice è un'altra, i padroni sono collegati alla vecchia gestione. Secondo la Camera la sostanza non cambia quindi stacca e non rinnova. E così prende il via la campagna Twitter. Politici, uffici stampa e giornalisti tutti li a twittare in difesa dei posti di lavoro di una piccola e agguerrita squadra di giornalisti che con pochi mezzi riescono a dare eguale spazio a tutti e a quei lavori parlamentari che spesso non trovano spazio nelle pagine nazionali. Un lavoro di nicchia che sarebbe un vero peccato perdere.
Le questioni sul tavolo sono anche altre. Il tribunale di Roma, sezione del lavoro, ha emesso diverse sentenze di condanna verso l'azienda che oltre a non versare i contributi, da più di un anno non versa neppure gli stipendi. Il socio amministratore è residente all'estero e alla sede legale a Via degli Uffici del Vicario (indirizzo storico dell'agenzia) non risponde più nessuno da mesi.
I dipendenti non sono stati licenziati ed ad alcuni in periodo di maternità non sono state versate le indennità dovute. La società è scomparsa nel nulla e l'unico socio presente in Italia se ne lava le mani e nel frattempo per non avere problemi continua a trasmettere con una ditta individuale. Così i vecchi dipendenti non possono pretendere nulla dalla nuova società. Così sei persone contrattualizzate sono rimaste appese all'indifferenza di amministratore e socio (direttore responsabile) che se ne è lavato le mani come Ponzio Pilato. "L'amministratore è all'estero rivolgersi a lei per ogni lamentela /istanza" dice lui.
Il vecchio socio, però, non ha mai deciso di interrompere le trasmissioni del notiziario che hanno continuato regolari fino ad oggi. Ma se la società non adempie ai propri obblighi e all'indirizzo consueto non risponde più nessuno come è possibile?
Sul sito uno dei vecchi soci risulta essere il nuovo proprietario di una ditta individuale, ancora nella veste di direttore responsabile e l'indirizzo indicato da una visura camerale risulta essere anche la residenza dello stesso. Però non compaiono collaboratori, nè redattori. Può una persona sola battere più di 400 notizie al giorno per dodici ore di trasmissione? "Zitto e scrivi" è un vecchio libricino su un aspirante giornalista di agenzia sottoposto dai suoi capi alle peggiori angherie. Qui non risulta esserci anima viva. Eppure i pezzi pubblicati sono tutti firmati con nome e cognome... dobbiamo forse immaginarci una China Town del giornalismo che si nasconde dietro i nostri schermi? Redazioni ricavate in piccoli spazi, dove giornalisti per poco o niente battono news per molte ore al giorno senza lo straccio di un diritto?
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