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La Padania del 17 ottobre 2003
L’Inpgi dà molto di meno dell’Inps su cumulo e cessione dei diritti
L’Inpgi privatizzato (ma sempre ente sostitutivo dell’Inps) non significa diritti tagliati e negati per i giornalisti
di Franco Abruzzo

presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

Il luglio 2003 rimarrà indelebile nella memoria dei giornalisti italiani, sui quali si è abbattuta una pioggia terrificante di lettere. Le lettere sono firmate dal direttore generale dell’Inpgi. In breve viene comunicato che l’Agenzia delle entrate (Ministero dell’Economia e delle Finanze) ha trasmesso all’Istituto i “dati reddituali” denunciati relativamente al 1996 da ogni singolo giornalista al Fisco “per attività di lavoro autonomo”. Il direttore generale, Arsenio Tortora, scrive che”qualora la somma in questione fosse in tutto o in parte derivante da attività autonoma di natura giornalistica, su di essa sarebbero dovuti alla gestione separata dell’Inpgi i contributi del 12 per cento……Nel suo interesse, La preghiamo di indicarci l’ammontare del reddito riferito ad attività giornalistica. Ciò al fine di poter verificare l’esistenza dell’obbligo assicurativo e conseguentemente determinare l’esatto ammontare dei contributi da versare. La presente vale anche ai fini interruttivi della prescrizione”. Attimi di panico e smarrimento tra i 18mila giornalisti professionisti e i 50mila giornalisti pubblicisti, perché Tortora non spiega chi è tenuto (e chi non è tenuto) a iscriversi alla gestione separata dell’Inpgi (o Inpgi-2) e perché lo stesso Tortora dimentica stranamente che “la prescrizione dei contributi dovuti all’Istituto interviene con il decorso di 5 anni” (art. 7 del Regolamento Gestione separata Inpgi). L’Inpgi avrebbe dovuto acquisire i dati reddituali nel 1997 e non nel 2003. Avendo acquisito i dati reddituali con incredibile ritardo, oggi l’Inpgi non può invocare l’articolo 2935 del Codice civile, che, in tema di decorrenza della prescrizione, così testualmente dispone: "La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere".


L’Inpgi ha approvato un condono previdenziale per gli anni 1997-2001. “In quell'occasione – ha scritto Giuseppe Rodà su “Il Sole 24 Ore” del 9 agosto 2003 - il 1996 è stato considerato "chiuso". Inoltre, nella lettera inviata ai giornalisti, pubblicisti e professionisti, si parla del contributo integrativo per il 1996 del 2% e del contributo di maternità, entrambi stabiliti successivamente”.


Il punto è un altro: l’Inpgi-2 è nato l’11 giugno 1997, quando la Gazzetta Ufficiale ne ha pubblicato il Regolamento. Nella circolare 10 luglio 1997 (http://www.inpgi.it/inpgi/inpgi.nsf) il presidente dell’Inpgi, Gabriele Cescutti, ha scritto: “Come vi è noto, il decreto ministeriale di ratifica dello Statuto e del Regolamento, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 134 dell'11 giugno scorso. Da questa data decorrono i tre mesi di tempo (scadenza 11 settembre '97) che ogni giornalista interessato alla Gestione separata ha a disposizione per provvedere all'iscrizione, utilizzando il modulo a suo tempo trasmesso a tutti gli iscritti al nostro Ordine professionale”. L’obbligo d’iscrizione all’Inpgi-2 (per i cococo) risale, quindi, all’11 giugno 1997. Il Regolamento non ha forza retroattiva. Tortora, quindi, non poteva bussare a quattrini per il 1996, perché il 12% del 1996 va versato soltanto all’Inps. L’Inps, però, ancora oggi continua a escludere dalla gestione separata sia chi svolge lavori occasionali sia chi cede i diritti d’autore (impostazione condivisa da Gabriele Cescutti con la circolare 16 maggio 1996).


Bisogna avviare una grande battaglia politico-giudiziaria e costringere l’Inpgi (ente sostitutivo dell’Inps, come ha ribadito il 24 settembre scorso il Ministro Maroni), impiegando soltanto la forza civile della legge, a rispettare la normativa generale dell’Inps (anche quella sulla libertà di cumulo, che è l’articolo 72 della legge n. 388/2000) come l’ordinamento impone e come hanno sancito sentenze della Corte costituzionale, della sezione lavoro della Cassazione e del Tar Lazio. Bisogna travolgere l’Inpgi con decine e decine di cause. Non possiamo subire nuove offese alla nostra dignità! Utilizziamo subito il diritto costituzionale di difesa in maniera attiva e penetrante!!! L’Inpgi privatizzato non significa diritti tagliati e negati per i giornalisti! La Costituzione non consente discriminazioni e trattamenti economici diseguali. Bisogna alzare la testa e dire no. Non è soltanto disubbidienza civile. E, qualcosa di più. Giuseppe Rodà su “Il Sole 24Ore” del 9 agosto ha prospettato l’ipotesi che i free lance (soprattutto pubblicisti) si dimettano dall’Ordine per sfuggire alle ingiuste e illegittime tassazioni dell’Istituto. Questa è una soluzione facile, come è facile costituire, con l’aiuto di commercialisti, una società alla quale conferire le proprie attività giornalistiche. Tanti pensionati, ai quali l’Inpgi nega illecitamente la libertà di cumulo, sono costretti a nascondersi in maniera legittima dietro il paravento di una società per continuare a esercitare la professione. Questa “tecnica elusiva” farà proseliti tra i liberi professionisti, anche se tale risposta è meramente difensiva sul piano individuale.


Una possibile risposta al direttore generale dell’Inpgi. Tortora merita questa risposta: “Gentile Avvocato, La informo che ho cestinato la mia documentazione tributaria del 1996, perché il Fisco mi obbliga a conservarla per 5 anni e che ho letto a suo tempo le circolari firmate da Gabriele Cescutti (datate 16 maggio 1996 e 10 luglio 1997) secondo le quali i giornalisti autori e occasionali non avevano l’obbligo di iscriversi all’Inpgi-2. L’obbligo di aderire all’Inpgi-2 è peraltro scattato soltanto l’11 giugno 1997. Soltanto l’Inps, quindi, può pretendere il 12% per i redditi autonomi del 1996, ma l’Inps ancora oggi non chiede alcunché (ai cittadini senza Albo) per le prestazioni occasionali e per le collaborazioni giornalistiche regolate dalla cessione dei diritti d’autore. L’Inpgi in sostanza dà meno dell’Inps, eppure era nata per dare di più!!! Lei, avvocato Tortora, dovrebbe fare autocritica pubblica per l’errore commesso, avendo “corretto” il suo presidente con 7 anni di ritardo!!! Come può sollecitare autodenunce a chi ha seguito fedelmente e con fiducia le istruzioni di Cescutti?


L’Inpgi è tenuto a rispettare le regole che sono dell’Inps (punto 4 dell’articolo 76 della legge n. 388/2000). L’Inpgi non è una “repubblica indipendente”.
Le segnalo anche, qualora non fosse informato, che, in base al “Dlgs Biagi”, sono occasionali le prestazioni di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente oppure retribuite con un compenso annuo complessivamente non superiore a 5mila euro”.




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