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Inpgi/2 e redditi del 1996:
i giornalisti devono
replicare alla Cappa.
La risposta chiude la lite.


Milano, 23 aprile 2004. Le lettere della signora Giuseppina Cappa, dirigente dell’Inpgi/2, hanno creato malcontento  anche nella Fnsi e  nei sindacati regionali. Il malumore dei colleghi è crescente. Nella sede centrale dell’Inpgi (via Nizza, 98 -  00198 Roma) minimizzano. In sostanza  dicono che le 5mila  lettere della signora Cappa erano un atto dovuto. Nel luglio 2003 il direttore generale, Arsenio Tortora, aveva scritto a 6.859 giornalisti. Pochi (1.885) avevano risposto: “Tutti gli altri si sono comportati – ha scritto Gabriele Cescutti, presidente dell’Inpgi - come se la questione non li riguardasse affatto e non hanno inviato nemmeno un cenno di riscontro”.“L’argomento fu discusso – ha scritto ancora Cescutti - alla fine dello scorso settembre dal  Comitato amministratore dell’Inpgi 2. E in quell’occasione il rappresentante del Ministero del Lavoro rilevò che nel momento un cui si fosse verificata l’assenza di una risposta, la Gestione separata avrebbe potuto legittimamente richiedere il versamento dei contributi sull’intera somma denunciata al Fisco dal giornalista”.


Bisogna in sostanza rispondere come chiede il Ministero del Lavoro, dicendo che la documentazione fiscale del 1996 è stata distrutta e che la stessa riguardava, comunque, prestazioni occasionali,  o prestazioni vincolate alla cessione dei diritti oppure prestazioni non giornalistiche. Va detto, come scrive Cescutti,  “che la nostra Gestione previdenziale separata (Inpgi 2) non dispone di potere ispettivo, che non può eseguire verifiche fiscali su chicchessia, e che deve quindi limitarsi a richiedere i contributi previsti dal decreto legislativo 103/96 sulla base della denuncia reddituale presentata dal giornalista, o in relazione alle comunicazioni successivamente ricevute dall’Agenzia delle entrate”. Franco Abruzzo consiglia di rispondere così alle pretese sbagliate dell’INPGI/2:


“Gentile Signora Cappa, La informo che ho cestinato da tempo la mia documentazione tributaria del 1996, perché il Fisco mi obbliga a conservarla per 5 anni e che ho letto a suo tempo le circolari firmate da Gabriele Cescutti  (datate 16 maggio 1996 e 10 luglio 1997) secondo le quali i giornalisti autori e occasionali non avevano l’obbligo di iscriversi all’Inpgi-2. L’obbligo di aderire all’Inpgi-2 è peraltro scattato soltanto l’11 giugno 1997 con la pubblicazione del relativo Regolamento nella Gazzetta Ufficiale.  Soltanto l’Inps, quindi, può pretendere il 12% per i redditi autonomi del 1996, ma l’Inps ancora oggi non chiede alcunché (ai cittadini senza Albo)  per le prestazioni occasionali e per le collaborazioni giornalistiche regolate dalla cessione dei diritti d’autore. Lei ha “corretto” il suo presidente con 8 anni di ritardo!!! Come può sollecitare autodenunce a chi ha seguito fedelmente e con fiducia le istruzioni del presidente dell’ente?


L’Inpgi è tenuto a rispettare le regole che sono dell’Inps (punto 4 dell’articolo 76 della legge n. 388/2000). L’Inpgi non è una “repubblica indipendente”.


Le segnalo anche, qualora non fosse informata, che, in base al  comma 2 dell’articolo 61 del  Dlgs  n. 276/2003 (“legge Biagi”) e al comma 2 dell’articolo 44 della legge n. 326/2003, sono occasionali le prestazioni di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente  oppure retribuite  con un compenso annuo complessivamente  non  superiore a 5mila euro. L’avverto che la sua richiesta – essendo lei persona incaricata di un pubblico servizio -potrebbe configurare ipotesi di reato (610 Cp? 323 Cp?). Mi riservo, comunque, di agire in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni collegati allo stress, che mi provocano le sue lettere raccomandate ingiuste ed errate. Lo stress è danno alla salute”.


 


 


 


 





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