Lettera di Andrea Montanari
Cari colleghi, sono Andrea Montanari, cronista di Repubblica e membro del comitato di redazione del quotidiano diretto da Ezio Mauro, ma soprattutto uno dei tanti di voi, cosiddetti post ’97, che fanno con passione un lavoro esaltante, ma negli ultimi anni non certo ben retribuito. Come saprete, a fine mese si voterà per il rinnovo dei vertici sindacali nazionali e regionali. Per la prima volta accadrà senza il rinnovo del nostro contratto scaduto da oltre due anni.
Quest'anno ben quattro giornalisti del nostro gruppo si sono candidati nelle liste di Stampa Democratica. Massimo Pisa (cronaca di Milano di Repubblica), Ermanno Accardi (cdr All Music), Tony Filippini (cdr Gazzetta di Mantova) e il sottoscritto, mentre altri due – Marina Garbesi e Paolo Samarelli del cdr di Repubblica – sono nelle liste di “Puntoeacapo”, la componente sindacale romana, alleata storica di Stampa Democratica a livello nazionale. Un segnale non da poco, se si tiene conto che tre candidati fanno parte del Comitato di Redazione del quotidiano. Un Cdr indipendente che ha avuto il coraggio di rompere con il passato, mettere da parte l’approccio ideologico, e affrontare in modo pragmatico i problemi della nostra professione. A partire dal tema dei precari, del governo del fenomeno della multimedialità alla lotta per ottenere gli strumenti di lavoro. Un approccio che ci ha permesso di raggiungere con la nostra azienda un accordo che, nel pieno rispetto del contratto nazionale, ha messo dei punti fermi importanti. Risultati concreti. Cosa molto diversa dalla strategia inconcludente portata avanti in questi anni della Federazione Nazionale della Stampa. Spiace dirlo, soprattutto per chi come me ha sempre visto il sindacato non solo come un'istituzione fondamentale, ma anche un punto di riferimento indispensabile per tutelare chi fa il nostro lavoro. Persino nella scelta delle forme di lotta, l’attuale giunta ha fallito. Non ha saputo fare di meglio che accodarsi alle iniziative dei singoli giornali come lo sciopero delle firme, che ha avuto nei media molto più risalto dei diciotto giorni di sciopero che sono costati alla categoria e non hanno ottenuto niente. Nemmeno la riapertura della trattativa con gli editori. È la prima volta che accade.
Non è successa la stessa cosa in Lombardia, dove, guarda caso, la guida dell'Associazione risponde da molti anni a logiche e strategie ben diverse. Eppure, nonostante ci si trovi alla vigilia delle elezioni per rinnovare i nostri vertici sindacali, sembra che in questi anni non sia successo nulla. Stessi slogan, stesse facce e stessa sicumera da parte di alcuni candidati, che si presentano senza provare alcun disagio. È giunto il momento di cambiare. Cambiare davvero, reagire, tirare fuori idee, elaborare una strategia. Ma soprattutto partecipare in prima persona. Io questa sfida l'ho raccolta, ho deciso di candidarmi sia come delegato al Congresso che come membro del direttivo dell’associazione lombarda giornalisti. Ho scelto Stampa Democratica, la parte a mio avviso migliore, quella che in questi anni con più coerenza si è opposta all'attuale giunta federale, che ha proposto una via di uscita programmatica a questo stato di cose.
Faccio da cinque anni il cronista a Repubblica. Prima ho lavorato per anni a Italia Radio, che mi ha assunto dopo un lunghissimo periodo di precariato, sono laureato in Giurisprudenza eppure il mio stipendio non arriva a duemila euro domeniche comprese. E sono già un privilegiato, se penso ai tanti colleghi che devono accontentarsi di essere pagati anche sette euro a pezzo come collaboratori. Se siamo arrivati a questo punto, è anche perché chi ci ha rappresentato in questi anni ha preferito aspettarsi aiuti dalla politica o forse da un governo amico piuttosto che scegliere un approccio pragmatico. Siamo arrivati al punto che i nostri direttori non hanno di meglio che chiederci di fare i lavavetri agli incroci delle strade o spingere sempre più avanti il confine delle regole deontologiche. Si è perso molto tempo, troppo. E ora si vorrebbe fare finta di nulla. No, colleghi. In Lombardia si è lavorato bene. È quello il modello che l’Fnsi deve seguire. Chi si riconosce in Stampa Democratica non ha nulla da nascondere ed è orgoglioso di questo nome. Non ha bisogno di nascondersi come altri nell’anonimato delle liste civetta. Per tutto questo ho deciso di mettermi in gioco. E se mi darete fiducia, farò di tutto per non deludervi.
Grazie. E buona campagna elettorale a tutti. Andrea Montanari
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Enrico Fedocci (“Studio Aperto”):
“IO VOTO STAMPA DEMOCRATICA”.
Cari amici, cari colleghi, tra qualche giorno voteremo per eleggere i nuovi organismi nazionali e locali del nostro sindacato, la Fnsi. Per la prima volta nella storia, malgrado 18 giorni di sciopero, andremo al voto senza il contratto e neppure la prospettiva di un tavolo di trattativa con gli editori. Evidentemente Nuova Informazione, corrente sindacale che da troppi anni governa il sindacato, non è in grado di ottenere gli obiettivi promessi.
Io non mi candido. Ma se non aderisco ai tanti inviti a farlo è solo perché, attualmente, non ho la disponibilità di tempo necessaria per adempiere a un mandato così delicato. Credo in Stampa Democratica, credo nelle persone che a questo movimento hanno dedicato il proprio tempo libero, la passione, l’entusiasmo. Gente come Giovanni Negri, Mariagrazia Molinari, Claudio Scarinzi, Paolo Chiarelli. Con alcuni dei candidati, - Sebastiano Grasso, Andrea Montanari e Andrea Morigi -, ho condiviso l’ultima battaglia elettorale e in questa occasione ho avuto modo di apprezzarli per la loro coerenza e correttezza. Ne cito solo alcuni, ma è evidente che anche agli altri candidati va tutto il mio sostegno.
In occasione delle prossime elezioni io sarò in via Montesanto n.7 per dare il mio voto a una lista attenta alle esigenze della professione giornalistica, una lista che non si spaventa davanti alla crescente arroganza degli editori.
Per cui ricordati: sabato 27, domenica 28 e lunedì 29 ottobre, dalle 10 alle 19, prendi a cuore il futuro della nostra professione e vai a votare per la lista di STAMPA DEMOCRATICA.
Un caro e affettuoso saluto a tutti voi
Enrico Fedocci
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In allegato la lista di Stampa Democratica