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IL SINDACATO DI DOMANI:
FNSI e LOMBARDA

(Il fallimento di tre anni
di politica sindacale è la
credenziale dei nostri avversari)

di Giovanni Negri

Il sindacato deve essere autonomo dai poteri forti. Tutti sono d’accordo, nei fatti così non è. Non siamo autonomi perché partigiani. Essere autonomi  è faticoso, significa ignorare gli amici, soprattutto quelli che solitamente vai a votare. Riscoprire l’autonomia è un dovere, dopo la “scoppola” presa dalla maggioranza che sperava molto nel “governo amico” per rinnovare un contratto che manca da tre anni.


Autonomia, dunque, e modernizzazione. Alla Federazione occorre un centro studi, un osservatorio sulla professione che compia monitoraggi, indagini, fornisca statistiche affinché il sindacato sia preparato. Non è possibile affidarsi sempre e comunque a slogan ormai vecchi perché non si sa cosa contrapporre alle indecenze degli editori se non il semplice no. Occorre preparare i colleghi che si prestano a fare sindacato, sia ai massimi livelli sia prevedendo corsi di preparazione per i Cdr come si è fatto in Lombardia.


Occorre dotarsi di studi tecnico-legali che “traducano” leggi, decreti per poter intervenire immediatamente e saper costruire proposte, un po’ come accade all’Inpgi, dove l’Istituto può contare su supporti altamente professionali. Autonomia, modernizzazione, ma soprattutto tornare in mezzo ai colleghi. Le piattaforme dei futuri contratti devono nascere dalle redazioni, non a Roma.


Leggo che la maggiore componente di minoranza in Lombardia, che fa parte della maggioranza della Fnsi, si candida alla presidenza della Lombarda. Singolare che la credenziale per dirigere la più importante associazione di stampa d’Italia sia il fallimento di tre anni di politica sindacale: 1000 giorni senza contratto, 18 giorni di sciopero buttati al vento, almeno 5000 euro persi in due anni per il NO all’accordo ponte.


Si dice che risultati importanti si sono ottenuti col ministro del Lavoro Cesare Damiano, tra l’altro, sui lavoratori parasubordinati e sui freelance. Il risultato c’è ma è dovuto soprattutto all’impegno e alla determinazione dei vertici dell’Inpgi (Gabriele Cescutti e Maurizio Andriolo). Va anche ricordato che quando gli editori volevano più posti nel Consiglio d’amministrazione dell’Inpgi, il Consiglio generale del nostro Istituto di previdenza disse NO e l’unico a votare contro fu il segretario generale della Fnsi, che vedeva nello “scambio” l’ultima spiaggia per avere un tavolo negoziale per il contratto.


Le ambizioni della minoranza lombarda sono “comprensibili”. Ma il futuro non abita lì.


 


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In allegato la lista di Stampa Democratica


 


 


 







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