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L'Opinione- Edizione 230 (23/10/2007)

Intervista a Mariagrazia Molinari:
“ No al gioco delle poltrone".
I giornalisti devono decidere
se vogliono ancora un
sindacato-partito governo-dipendente”

di Maria Laura Zuccheri


 Lo scorso giovedì, 18 ottobre abbiamo pubblicato un’intervista a Edmondo Rho, inviato di Panorama e leader di “Quarto Potere” uno dei gruppi d’opposizione alla linea della Federazione nazionale della Stampa gestita dal segretario uscente, Paolo Serventi Longhi, che ha espresso le sue valutazioni e ha polemizzato aspramente a proposito della commistione tra politica e sindacato all’interno della Fnsi. Alla vigilia del congresso che rinnoverà le cariche all’interno del sindacato dei giornalisti esploriamo anche altri punti di vista, a cominciare da quello di Mariagrazia Molinari, leader di Stampa Democratica


“Scusa l’interruzione: “leader” è una definizione che può applicarsi a pochissimi eletti. Oggi il termine è abusato e c’è perfino qualcuno che si autodefinisce “leader”, facendo un’operazione mediatica che nulla ha a che spartire con l’essere. Personalmente preferisco dire come stanno le cose. Stampa Democratica ha avuto solo due grandi capi carismatici indiscussi: Walter Tobagi e Giorgio Santerini. Io mi limito a cercare di tenere le fila di una grande componente sindacale. Me lo chiese anni fa proprio Giorgio Santerini. Certo non da sola ma con gli amici storici che ancora resistono, perché credono nei valori di Stampa democratica, in primis la professionalità, da difendere a tutti i costi. Mi sento piuttosto, a fasi alterne, una pasionaria o una kamikaze… Oggi ho una sola certezza: senza il sindacato la professione sarà sempre più in balìa dei “forti” – intendo i poteri – ma con “questo” sindacato i giornalisti, da troppo tempo in ginocchio, non riusciranno a recuperare la credibilità che meritano, che devono avere. Non per soddisfare una vanità personale ma per riaffermare che una stampa indipendente è il primo presidio della democrazia.


 


Stampa Democratica è maggioritaria in Lombardia e all’opposizione nella Fnsi. Tu sei componente della Giunta federale, pensi di aver servito adeguatamente la “causa” dei giornalisti?


Hai presente il grillo parlante di Pinocchio? Bene, io mi sento proprio così. In Giunta ci sono solo due componenti all’opposizione: Stampa Democratica e Puntoeacapo. Rappresentate, guarda caso, dalle uniche due donne elette nella Giunta stessa: Cinzia Romano e la sottoscritta. Né l’una né l’altra hanno mai avuto timori o tremori nell’esprimere dissenso sulla linea della Segreteria: non sul rifiuto dell’accordo ponte proposto dagli editori, non sui contrattini al ribasso, non sul ricorso al governo quando ancora non c’era un tavolo di trattativa, solo per citare tre esempi. Ebbene, nella maggior parte delle volte le nostre osservazioni venivano ignorate, per altre eravamo “bacchettate”, talvolta capitava che qualcuno della maggioranza si trovasse d’accordo e, automaticamente, i nostri “consigli” si trasformavano in vere e proprie proposte che la maggioranza si attribuiva. Magari fosse sempre stato così. Comunque, vogliamo sintetizzare? Al momento del voto due mani alzate “contro” e 12 a favore. Il banco vince sempre.


 


Ma il “banco” vince davvero?


Il “banco”ha perso. I giornalisti hanno perso.


 


Come uscire da questa drammatica situazione?


Francamente posso solo dire che il futuro del sindacato è nelle mani, anzi nella matita, di chi andrà a votare a fine ottobre. Saranno I giornalisti a decidere se vogliono continare ad avere un sindacato-partito governo-dipendente o se vogliono, finalmente, puntare su un sindacato che si spoglia delle ideologie, che prende atto che non esistono governi “amici”, che non ci sta al gioco delle poltrone. Che restano l’oggetto del desiderio di molti. Secondo me, prima di desiderare queste poltrone, bisognerebbe almeno portarle dal tappezziere per una nuova imbottitura. Certo, quando vedo che nel Veneto sono raddoppiati i votanti, ma tutti a favore della componente che regge attualmente la Fnsi, mi tremano le vene ai polsi. Davvero i colleghi sono soddisfatti dei 18 giorni di sciopero fatti solo per tentare di sedersi al tavolo delle trattative? Se così fosse, il masochismo della categoria avrebbe raggiunto un punto di non ritorno. Voglio sperare che si tratti largamente di un riconoscimento e di un sostegno al presidente dell’Inpgi, Gabriele Cescutti, (“espresso” proprio dal Veneto) che ha lavorato egregiamente per l’Istituto e che ha saputo interpretare le giuste rivendicazioni di un’opposizione fortissima in termini di consensi.


 


Come mai, secondo te, il presidente uscente dell’Ordine dei gornalisti della Lomardia ha invitato Edmondo Rho di Quarto Potere – e non Stampa Democratica – a guidare l’opposizione a Serventi?


Forse perché la vera opposizione finora l’ha fatta Stampa Democratica. Un’opposizione forte e trasparente. Parlo ovviamente della Lombardia perché a livello nazionale - dalla Toscana alla Calabria passando per Roma – l’insofferenza verso il “regime” sindacale cresce a dismisura.


 


Tu credi sia possible l’unità tra le due correnti più importanti nel panorama sindacale? Mi riferisco a Nuova Informazione-Autonomia e Solidarietà (alla guida della Fnsi da dodici anni), e Stampa Democratica che tiene salde le redini della più importante associazione territoriale in termini di iscritti e di rappresentatività di testate?


Stiamo parlando di spartizione e di poltrone? Se questa è la domanda, la risposta è “no”. Un “no” secco e deciso. Forse qualcuno non ha ancora capito che per il sindacato dei giornalisti ormai ci sono solo degli strapuntini nel teatro (teatrino) del potere. E ciò per precisa ed evidente responsabilità della Segreteria federale, cioè di Autonomia e solidarietà, che in Lombardia si chiama Nuova informazione. Stiamo parlando di alleanze in termini di voti? Cioé i più forti si mettono insieme? Non è questa la strada. Stampa Democratica vuole contare soprattutto per il contributo di idee che può dare. Allora, se parliamo di programmi, di rilancio della professione, di abbandono delle ideologie e delle sudditanze, insomma se parliamo di un sindacato veramente dalla parte dei giornalisti, noi siamo e saremo in prima fila. Se dobbiamo esserlo, però, lo decideranno i colleghi con le imminenti votazioni. Ma attenzione: nel grande mare elettorale si affacciano molte sirene. I naviganti sono avvertiti.


 


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In allegato la lista di Stampa Democratica 


 







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