Riprenderà lunedì 16 settembre alla Camera dei Deputati la discussione sulla riforma della diffamazione avviata nell’Aula di Montecitorio il 5 agosto scorso sul testo varato dalla Commissione Giustizia [LEGGI], che ha come principale obiettivo l’eliminazione della pena detentiva per i giornalisti condannati per questo reato.
Aprendo la discussione generale [LEGGI IL RESOCONTO] il relatore Enzo Costa (Pdl) ha spiegato che è stata abolita la circostanza aggravante della diffamazione quando l’offesa è rivolta a un corpo politico (il governo ha dato parere contrario). È prevista inoltre l’abrogazione dell’articolo 12 della legge 47 del 1948, in base al quale la persona offesa può chiedere, oltre al risarcimento dei danni, una somma a titolo di riparazione. La nuova legge estende la normativa prevista per la stampa scritta ai giornali online registrati in Tribunale e ai notiziari radiotelevisivi ma non ai blog. La legge propone inoltre una funzione riparatrice della rettifica, che diventa causa di non punibilità penale. La pubblicazione della rettifica invece non incide sulla possibilità di chiedere i danni in sede civile, ma la richiesta deve essere fatta entro due anni e non entro entro dieci anni, com’è previsto adesso. Si concede inoltre al direttore responsabile di delegare il controllo delle notizie a redattori dei vari settori specificamente indicati.
A nome del Governo il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri ha annunciato la presentazione di un emendamento tecnico per ripristinare la competenza territoriale prefissata per eliminare i guai prodotti dal cosiddetto ‘turismo della diffamazione’, ovvero la possibilità che il querelante possa scegliere il foro a cui rivolgersi. Alcuni deputati hanno fatto riferimento ai dati e alle proposte di Ossigeno per frenare l’uso intimidatorio delle querele. Francesca Businarolo (M5S) ha proposto di sanzionare esplicitamente in base all’articolo 96-bis del Codice Civile (equo risarcimento) “le cause infondate a fini ricattatori notoriamente attivate dai potenti a scopo intimidatorio”. Queste sanzioni sono necessarie, ha detto, perché “adesso chi porta in tribunale un giornalista senza fondato motivo al massimo rischia di pagare le spese legali. Quindi un uomo potente che vuole intimidire un giornalista non ci pensa due volte”. Inoltre per evitare che una causa infondata si trascini per molti anni occorrerebbe “una fase di filtro preliminare nel processo civile”.
Daniele Farina di SEL ha ricordato che la maggior parte dei giornalisti ormai sono lavoratori precari a basso reddito. “Se il problema è sottrarre l’informazione alle pressioni dei più forti – ha detto – eliminare il carcere e mantenere integralmente la possibilità di chiedere danni patrimoniali senza limiti, non salvaguarderebbe i giornalisti dalle pressioni, sarebbe un lavoro lasciato a metà. Sarebbe ingiusto tutelare i ‘giornaloni’ e non i piccoli giornali, i giornalisti garantiti e non i precari”.
Sandra Zampa (Pd) ha chiesto ulteriori riflessioni e adeguamenti del testo per affrontare il problema dei giornalisti minacciati di querela o raggiunti dalle cosiddette querele temerarie, “utili a intimidire, a spaventare, insomma a convincerli che certe inchieste, certe indagini sulla verità dei fatti è meglio lasciarle perdere”. Una sanzione di diecimila euro a carico di chi ricorre alle querele intimidatorie “non è certo un deterrente per un gruppo mafioso o per una grande società, magari quotata in Borsa”.
“La professione giornalistica – ha aggiunto l’on. Zampa – va tutelata da una patologia sempre più ricorrente: il tentativo da parte di gruppi di potenti (potenti e criminali, naturalmente) di intimidire la libera informazione facendo ricorso a intimidazioni. Mi vengono in mente indagini importanti, spesso anche svolte da piccole testate non ricche e, come dire, non accompagnate e circondate da un sistema di strumenti per proteggersi”.
Mirella Liuzzi (M5S) ha detto che la riforma proposta è “ancora inesatta e ambigua”. Il problema delle querele per diffamazione, ha aggiunto, non può essere avulso dall’uso intimidatorio che se ne fa in Italia, e a tal proposito ha citato i dati di Ossigeno per l’Informazione. “È necessario puntualizzare che la disciplina sulla diffamazione non si applica ai commenti postati dai lettori sui blog, anche se pubblicati sulle testate telematiche regolarmente registrate. In caso contrario, una legge nata per difendere la libertà di informazione si trasformerebbe in un’ennesima legge liberticida, legge bavaglio, questa volta non per i giornalisti, ma per gli utenti di Internet”.
Numerosi sono stati gli interventi contro la proposta di considerare riparatrice solo la querela pubblicata integralmente e senza commento, perché ciò “obbligherebbe a pubblicare, con la rettifica, notizie false o addirittura a loro volta diffamatorie”. Molte le critiche anche alla fissazione di un tetto troppo alto alle sanzioni previste in caso di condanna. Numerosi esponenti di centro e di destra hanno invece invocato norme ancora più severe nei confronti dei giornalisti.
ASP – OSSIGENO (1-10 settembre 2013)
IN http://www.ossigenoinformazione.it/2013/09/diffamazione-da-dove-riparte-la-riforma-lunedi-a-montecitorio-31214/