Più di un anno fa scrissi all’ancora oggi Segretario generale della Fnsi, di fare un gesto di cambiamento: “dimettere la commissione contratto della Federazione” e accelerare l’iter per il congresso. Era una provocazione, ma doveva essere un segnale. Un segnale per cambiare e affrontare con metodo diverso il problema del contratto, dei freelance, dei precari, della democrazia nel sindacato.
Nulla è accaduto perché il gruppo dirigente si è sempre più arroccato. Ancora oggi prevede di mantenere l’attuale maggioranza nazionale e di conservare i posti di comando. Una egemonia che ha portato una categoria al disastro; una egemonia di persone, non di cultura.
In sintesi: gattopardescamente la giunta federale uscente vuole mantenere il potere. Inaccettabile! O no?
Enormi e tanti sono gli errori commessi dalla dirigenza federale. Accompagnati da veri e propri soprusi, ne indicherò alcuni.
1) La piattaforma contrattuale è stata un assemblaggio di proposte (anche strampalate). Il “terreno di scontro” con gli editori non è stato neppure preso in considerazione. Come già si era capito nella precedente tornata contrattuale, gli editori attendevano questa occasione per suonarcele! La Fnsi sperava solo nell’aiuto politico. Risultato: questo contratto non si è fatto.
Ne si farà mai. Neppure nei prossimi anni e il Governo (questo) non ci potrà (ne vorrà) dare un aiuto. E neppure qualsiasi altro governo. La piattaforma dei 77 articoli è da ripensare completamente.
2) La Fnsi, non soddisfatta dei danni fatti, si è inchinata, recentemente, al Ministro del Lavoro ed ha accettato di firmare un protocollo d’intesa (?!) sul lavoro precario preparato dallo stesso Ministero del Lavoro con il consenso degli editori (!) che: a) disconosce le esigenze dell’Inpgi; b) costa un sacco di soldi all’Inpgi; c) mette in discussione la figura del giornalista; d) ci accomuna all’Inps prefigurando la “scomparsa” della categoria.
3) Dobbiamo aggiornare il modo di governare sindacale. Emarginiamo o annacquiamo le tradizionali nicchie di conservazione dell’attuale maggioranza. E dei gruppettini alla ricerca della poltroncina. E’ urgente cambiare il tipo di relazioni industriali fin qui osservato.
4) Contratto di lavoro: nuovo metodo di contrattazione. A livello nazionale si precisi e si valorizzi la figura e la professionalità del giornalista al di là di coloro che sono garantiti o precari.
Il mancato contratto è l’evidenziazione di un certo vacuo estremismo che non ha mai prodotto nulla in campo sindacale, ma l’ondata di scioperi che abbiamo affrontato è costata e all’INPGI è pesata per diversi miliardi.
Pensioni e pensionati
Il balletto intorno alle pensioni non è ancora concluso. I nostri pensionati sono garanti solo dalla solidità dell’Inpgi. Anche se il mancato contratto nazionale ha provocato (lo ripeto) una consistente perdita al nostro Istituto di previdenza.
Ma dobbiamo pensare al futuro dei nostri colleghi più giovani. Non sarà un prossimo Presidente calato dall’alto, come s’intende fare, a contribuire al consolidamento dell’Inpgi, a salvarla dalle mire politiche. Anzi.
Ai nostri pensionati non si possono fare promesse che poi si rivelano fallaci. E’ necessario intervenire a sostegno delle pensioni con alleggerimenti fiscali, con provvedimenti ulteriori di assistenza per fasce di età e per condizioni di salute, con interventi sociali e sulle loro reali condizioni abitative.
Ma basta con il considerare il pensionato un “estraneo” alla società; un umano buono solo per usare la paletta fuori dagli istituti scolastici!
Ed è molto importante - a questo punto - sostenere che l’Inpgi deve fare sistema.
Gli altri nostri enti di assistenza devono essere recuperati nell’Inpgi. Oltretutto risparmieremmo tanti, ma tanti soldi.
E il Circolo della stampa?
Anch’esso merce di scambio? Che ne facciamo di questo punto di riferimento lombardo, che il celebre suo primo Presidente (Renato Simone) aveva definito “centro di fermento intellettuale attorno al giornalismo militante”?
Il “fermento”, se mai ancora c’è, non è stato apprezzato da un noto salotto milanese e al Circolo è stato dato lo sfratto.
Pochi si sono interessati del caso, Né le “componenti” sindacali hanno vibrato. Il Circolo è così diventato “merce di scambio”: tu dai un voto a me e io ti garantisco la presidenza del Circolo…….”finché qualcosa non ci separi”!
Bergamo 18 ottobre 2007
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IN: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=1234
GIORNALISTI - VOTO PER IL SINDACATO.
Le liste di Stampa Democratica.
APPELLO di Franco Abruzzo gli elettori perché rafforzino “Stampa Democratica”: “IO METTO UNA X SULLA LISTA DI STAMPA DEMOCRATICA, FALLO ANCHE TU!”
Non dimenticare:
· 1000 giorni senza contratto di lavoro.
· 18 giorni di sciopero buttati al vento.
· MILIONI di euro persi in contributi all’Inpgi sulla tua pensione.
· ALMENO 5.000 euro persi in due anni per il “no” all’accordo economico-ponte.
· La maggioranza della Fnsi ha fallito. Cambia con Stampa democratica. Voltiamo pagina.
· Tra meno di tre anni, i giornalisti lombardi perderanno il CIRCOLO DELLA STAMPA dal 1951 uno dei simboli della nostra professione. Questa sconfitta ha un solo responsabile: Giuseppe Gallizzi (capo del Movimento Liberi Giornalisti), stretto alleato della cosiddetta sinistra sindacale (“Nuova Informazione” alias “Autonomia & Solidarietà”), da anni presidente del Circolo. Una gestione fallimentare segnata dalla perdita della prestigiosa ed insostituibile sede.
Vademecum per il voto
Sedi e orari
Milano: seggi aperti il 27-28-29 ottobre dalle ore 10 alle 19 presso ALG (viale Monte Santo 7).
a Milano possono votare tutti i giornalisti della Lombardia
Province: seggi aperti solo venerdì 26 ottobre, come segue:
dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 in queste sedi: Pavia (La provincia Pavese); Brescia (Brescia Oggi); Bergamo (L’Eco di Bergamo); Cremona (La Provincia); Como (La Provincia);
Varese (La Prealpina).
Inoltre:
Sondrio (La Provincia) dalle ore 10,30 alle ore 12,30; Lecco (La Provincia) dalle ore 16 alle 18; Mantova (Sala U.G.M., Teatro Sociale, corso Umberto 2b) dalle 10,30 alle 15
Chi vota chi
Professionali - Stampa Democratica vi suggerisce di votare in blocco l’intera lista. Ciò non toglie che potete attribuire delle preferenze, nel numero che riterrete più opportuno.
Collaboratori - Per l’Associazione non c’è limite al numero di preferenze.
Per il Congresso, massimo 7 preferenze.
LE LISTE DI STAMPA DEMOCRATICA
in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=1234