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www.francoabruzzo.it
Seduta del Consiglio generale dell’Inpgi:
è fumata nera, tramonta Cescutti,
timidi “spiragli” per la presidenza Siddi
(ma la carta segreta è Giovanni Rossi).
La prossima riunione prevista tra tre settimane.



dal corrispondente


Roma, 14 gennaio 2003. Con un ordine del giorno votato all'unanimità il Consiglio generale dell'Inpgi ha oggi, - in conclusione di seduta, dopo 7 ore di discussione -, ''rilevato la necessità di trovare un accordo tra le varie componenti che consenta di procedere rapidamente'' per arrivare all'elezione del prossimo Consiglio di amministrazione dell'istituto. Va detto che non c’era il quorum. Così la seduta  è stata rinviata di tre settimane, probabilmente all’8 febbraio. Sarà la seduta decisiva: o si trova il presidente o il ministro del Lavoro firmerà il decreto di nomina del commissario straordinario. L’avvertimento è stato fatto dal rappresentante del Welfare, l’avvocato varesino Maurizio Bernasconi. Si sapeva – e ne aveva parlato “Il Velino” del 12 gennaio - che il ministro Roberto Maroni  fosse  pronto a concedere qualche altra settimana. Maroni in sostanza  attenderà l’esito della terza convocazione e in caso deprecabile di terza fumata nera farà scatterà il provvedimento. Paolo Serventi Longhi, segretario generale della Federazione nazionale della stampa,  avrebbe (secondo il Velino) ipotizzato la possibilità che Gabriele Cescutti, presidente uscente, dopo le due fumate nere  (4 dicembre 2003 e 14 gennaio 2004) possa decidere di dare forfait e di favorire la candidatura di un altro esponente della sua stessa corrente o quantomeno della maggioranza. Si fa strada l'ipotesi della candidatura del presidente della Fnsi Franco Siddi come presidente di garanzia dell’ente previdenziale della categoria. “Una candidatura che servirebbe – ha scritto il Velino - a mantenere all'attuale maggioranza la presidenza e anche di attenuare il conflitto con l'opposizione di "Inpgi.si cambia" che di una terza presidenza Cescutti non vuol sentir parlare”. La carta segreta è, però,  Giovanni Rossi (vicesegretario generale della Fnsi).


La componente di “Autonomia e Solidarietà” – che governa la Fnsi con Serventi Longhi – ha offerto all’opposizione (Inpgi.sicambia) tre posti nel Consiglio di amministrazione e la vicepresidenza a uno dei tre nonché la “poltrona” di fiduciario romano dell’Istituto. Silvana Mazzocchi, leader di Inpgi.sicambia, ha respinto la proposta: Cescutti deve passare la mano, è il passato che non passa. Silvano Mazzocchi ha spiegato che “Autonomia e Solidarietà” si assume la responsabilità di portare l’Istituto al commissariamento, ostinandosi a sostenere la candidatura Cescutti. A questo punto, vista l’assenza di uno dei suoi consiglieri (Orlando Scarlata). Cescutti ha cercato il consenso sulla data della prossima seduta, l’ultima. Il Consiglio generale si riunirà tra tre settimane. Rimane il nodo Cescutti. A questo punto tocca alla componente di Cescutti e Serventi Longhi sbrogliare la matassa.


Il documento della corrente di Cescutti: “Invito al senso di responsabilità”. ''La maggioranza invita la minoranza a senso di responsabilità per evitare un pericoloso commissariamento dell'Inpgi da parte del Governo e fa una proposta unitaria''. Lo spiega una nota della maggioranza dei consiglieri generali dell'Inpgi, formata da 36 eletti su 58, che ''ha presentato oggi nel corso della riunione del consiglio generale dell'Inpgi una formale proposta alle minoranze riunite, rappresentate da 20 consiglieri eletti, per dare finalmente un governo all'Istituto di previdenza dei giornalisti ed evitare così la pericolosa eventualità di un commissariamento da parte del governo''.    ''La proposta - spiegano i commissari - riguarda sia i contenuti, con elementi non secondari della linea amministrativa dell'istituto, sia la struttura del consiglio di amministrazione, delle commissioni dell'Inpgi e i fiduciari, secondo le richieste avanzate dalle stesse minoranze negli incontri formali svoltisi a dicembre, dopo che nella prima riunione del consiglio generale dell'Inpgi non si è potuto raggiungere il numero di votati previsto dallo statuto (39) per legittimare le elezioni dei gruppi dirigenti per l'uscita dall'aula dei consiglieri delle minoranze riunite''.''Nel generale richiamo al senso di responsabilità verso la categoria e al rispetto del voto espresso dai colleghi sulla base di una proposta politica e di uomini chiara - continua la nota - la maggioranza dei consiglieri generali ha basato la propria proposta su sei punti. Ovvero: l'avvio di comune accordo di una riforma statutaria che innovi, tra l’altro, le regole elettorali; la disponibilità ad elevare la quota di reddito cumulabile tra pensione e lavoro; l'impegno della maggioranza a esprimere sette consiglieri di amministrazione, riservando alle minoranze tre consiglieri; l'impegno a riservare nel successivo voto nel consiglio di amministrazione il posto di vicepresidente vicario a uno dei tre consiglieri rappresentanti le minoranze; l'ampia disponibilità a concordare la partecipazione dei consiglieri delle minoranze nelle commissioni consultive dell’Inpgi. E infine l'accordo per l'attribuzione a un consigliere delle minoranze dell'incarico di fiduciario del Lazio, circoscrizione dove l'opposizione ha ottenuto molti suffragi''.


''La proposta della maggioranza, che non riguarda la ridiscussione della riforma previdenziale come chiesto dalle minoranze riunite in quanto quelle norme oggi già al vaglio delle parti sociali sono considerate decisive per la salvaguardia delle pensioni future e per evitare un domani ben più aspri interventi, è ora all’esame del consiglio generale. La maggioranza auspica che venga accolta positivamente anche per evitare un commissariamento che finirebbe per far correre alla categoria il rischio di un drammatico esproprio. Sogna chi pensa che un eventuale commissariamento possa risolversi in un baleno e che possa coinvolgere come commissario perfino qualche collega. La verità - conclude la nota della maggioranza - è diversa: il commissariamento metterebbe seriamente a rischio uno dei pilastri sui quali poggia l'autonomia, la libertà e la solidità economica dei giornalisti italiani''. (Ansa)


Il comunicato di  “Inpgi.si cambia”: “Abbiamo bisogno di una guida rappresentativa di tutti i giornalisti italiani“. “Nulla di fatto al Consiglio generale Inpgi del 14 gennaio per l'elezione del Consiglio di Amministrazione dell'Istituto. La cosiddetta maggioranza dopo aver tentato nella prima riunione del 4 dicembre di far passare un Consiglio di 9 a 1, nel più assoluto dispregio della minoranza che ha vinto le elezioni nelle circoscrizioni elettorali più ampie, ha ripetuto vecchie proposte mantendo ferma l'inaccettabile pregiudiziale sulla riconferma di Gabriele Cescutti alla terza presidenza quadriennale dell'Istituto. I  componenti dell'alleanza Inpgi.si cambia restano disponibili soltanto a una gestione unitaria e forte dell'Istituto, sulla base di un efficace e concreto programma condiviso da tutti. Inpgi.si cambia auspica che nella cosiddetta maggioranza cada la pregiudiziale Cescutti e si trovi finalmente una vera soluzione concordata che permetta all'Istituto di avere una guida rappresentativa di tutti i giornalisti italiani e non solo di una parte di essi. Evitando così il grave rischio del commissariamento”.



Abruzzo: “All’Istituto serve un presidente di garanzia”.  Franco Abruzzo (Movimento Professione Giornalista) ha così commentato gli avvenimenti romani: "Rimango dell'idea che l'Inpgi abbia bisogno di un presidente di garanzia e di una giunta unitaria e paritetica che in pochi mesi prepari un nuovo Statuto dell'Istituto rispettoso delle regole democratiche. La maggioranza oggi è minoranza, mentre la minoranza è maggioranza. La Costituzione è stata violentata. Dopo il varo del nuovo Statuto, bisogna andare al voto per consegnare la gestione a una maggioranza che accetti questo programma minimo: a) aggancio delle pensioni agli aumenti contrattuali biennali; b) libertà di cumulo per i pensionati; c) libertà di iscrizione alla gestione separata per chi ha contratti di collaborazione regolati dalla cessione dei diritti oppure per chi guadagna fino a 5mila euro all'anno".


 


Tutto quello che i giornalisti non sanno e che il sindacato non spiega:


1. Età pensionabile a 65 anni (maschi)


e a 60 anni (donne) dall’1. 1. 2007


(5mila giovani già con il contributivo)


Dal 1° gennaio 2001 i giornalisti conseguono la pensione di vecchiaia a 65 anni e le giornaliste a 60 anni (con un minimo di 20 anni di contributi). La  pensione di vecchiaia anticipata (quest’anno scatta per chi ha 62 anni e 30 anni di contributi) scomparirà alla fine del 2006, quando termineranno le scorciatoie ancora oggi in vigore  (e per i prossimi tre anni). Dal primo gennaio 2007, quindi, i giornalisti andranno in pensione tutti a 65 anni (se maschi) e a 60 (se donne). Ai giovani giornalisti assunti per la prima volta dopo il 25 luglio 1998 (sono 5mila, un terzo dei giornalisti attivi) si applica già il calcolo contributivo con il risultato che gli stessi percepiranno una pensione inferiore del 22-24 per cento rispetto  a quelle erogate oggi ai colleghi meno giovani. Nessuno  dice che se le cose dovessero andare male (faccio scongiuri), lo Stato garantirà il diritto alla pensione (ma non il quantum) e darà ai  giornalisti Inpgi soltanto l’assegno sociale (meno di 400 euro al mese). Perché dobbiamo correre simili paurosi rischi? Perché non riflettere sulla necessità di ritornare al pubblico e al “come eravamo” fino al 1995?. L’Inpgi non ammette la pericolosità attuale dei bilanci (incassiamo 100 e spendiamo 90).


 


2. L’autonomia dei giornalisti


(come  afferma il  Contratto)


poggia solo sulla deontologia


La Fnsi favoleggia sulla presunta  “autonomia previdenziale dei giornalisti”. Che non esiste. E’ un mito. La sezione lavoro della  Cassazione ha già stabilito (sentenza n.  6680/2002) che l’Inpgi, essendo ente sostituivo dell’Inps, deve applicare i principi contenuti nella legge finanziaria per il 2001 (legge n. 388/2000). L’articolo 76 di questa legge stabilisce al punto 4 che “le forme previdenziali gestite dall'INPGI devono essere coordinate con le norme che regolano il regime delle prestazioni e dei contributi delle forme di previdenza sociale obbligatoria, sia generali che sostitutive". “Ne consegue – ha scritto la terza sezione del  Tar Lazio con la sentenza n. 5280/2003 -  che l'esercizio della potestà di autonomia normativa e del dovere di garantire l'equilibrio finanziario della gestione…. a decorrere dall'entrata in vigore della legge finanziaria 2001 richiede il coordinamento specifico con le norme generali che regolano il sistema contributivo e delle prestazioni previdenziali”. L’unica autonomia dei giornalisti da difendere a spada tratta  è quella che, richiamata dall’articolo 1 (III comma) del Contratto,  è “garantita” dalla deontologia fissata nell’articolo 2 della legge professionale n. 69/1963: “La legge su «Ordinamento della professione giornalistica» del 3 febbraio 1963 n. 69 garantisce l'autonomia professionale dei giornalisti e fissa i contenuti della loro deontologia professionale specificando che «è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede»”.


 


 


 


 





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