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Intercettazioni. Abruzzo: “Diciamo no al progetto Mastella”

In: https://www.odg.mi.it/docview.asp?DID=2462


Il "progetto Abruzzo" sulla diffamazione


rilanciato dal Convegno di Bema (Sondrio) dell'8 luglio 2006


 


Franco Abruzzo: “Serve una legge di un solo articolo che abolisca i segreti istruttori in vigore, i quali sono inutili perché vengono sistematicamente violati da una pluralità di soggetti pubblici. La nuova legge dovrebbe dire che è  vietato pubblicare soltanto quegli atti processuali sui quali il giudice abbia deciso di apporre il vincolo temporaneo di segretezza”.


 


……………………………………………………..


 


Corriere della Sera del 19 giugno 2007


Le intercettazioni e le reazioni della politica


Un giro di vite velleitario


 


 


di Pierluigi Battista


Se davvero credono che chiudendo il rubinetto si possa arginare l'inondazione, continuino pure a illudersi. È da quindici anni che la classe politica si industria per trovare rimedi repressivi nei confronti della stampa. Credono che un'ingiunzione ben congegnata o un divieto qualsiasi impediscano di rendere pubblica una dimensione di riservatezza oramai violata. Cercano adesso un accordo bipartisan in Parlamento che renda impossibile ai giornali di pubblicare i testi delle intercettazioni. L'ennesimo giro di vite. Sgradevole.


Ma anche, come è ovvio, totalmente inutile. Una legge repressiva come quella che si sta delineando può al massimo svolgere un'utile mansione di autorassicurazione psicologica, ma nulla di più. Del resto, non è solo in Italia che la leadership politica protesta per il ruolo esorbitante dei media. Succede in Gran Bretagna, dove Tony Blair ha recentemente raffigurato la stampa come una belva feroce, e ovunque, con la messa sotto accusa della sua invasività distruttiva.


In Italia, terra di rivoluzioni giudiziarie che in un quindicennio ha esacerbato una battaglia senza requie tra magistratura e politica, questa insofferenza per i media prende la forma di una reattività abnorme nei confronti della pubblicità che i giornali prestano a materiali squisitamente giudiziari come verbali e intercettazioni. Ora dicono che la misura è colma e che se è impossibile contenere la fuga di notizie alla fonte (alla fabbrica delle carte giudiziarie, per così dire) almeno ci sia la soddisfazione di imbavagliare chi le notizie le riceve e le divulga. Illusione, nell' era della proliferazione anarchica e multimediale dell'informazione.


Illusione cieca di fronte a una realtà italiana in cui la pubblicazione delle «carte» non conosce distinzione politica di destra e di sinistra, e che coinvolge il Giornale come la Repubblica, il Corriere della Sera, la Stampa, ma anche Libero e l'Unità. Illusione doppiamente pericolosa che assomiglia a una sopraffazione se inasprisce una legislazione repressiva in un universo che è variegato, frantumato, infinitamente meno concorde e univoco di quanto le fantasie complottistiche, quelle che vedono una tenebrosa cospirazione condotta dai vertici dei giornali per colpire e mortificare la «politica», siano disposte a riconoscere. Peccato.


E peccato che un buon metodo, quello del coinvolgimento di un ampio arco di forze parlamentari per l'approvazione di leggi tanto delicate, venga applicato per una causa così sbagliata. C'è infatti qualcosa di primitivo nello squalificare come un volgare «inciucio» qualsiasi accordo bipartisan, nello scorgere il fantasma di una oscura «Bicamerale » in ogni intesa che superi le ferree distinzioni tra maggioranza e opposizione, addirittura nel minacciare, come ha fatto il ministro Di Pietro, un' uscita dal governo nel caso di un accordo trasversale in materia di intercettazioni.


Un accordo, invece, non è per definizione uno scambio di bassi favori tanto più in un'atmosfera di scongelamento dei dottrinarismi di schieramento, se persino un magistrato come Gian Carlo Caselli in un'intervista al Corriere ha affrontato un tema scabroso come la separazione delle carriere senza chiusure pregiudiziali. Resta l'errore di chiamare la politica a un ricompattamento bipartisan proprio contro i giornali.


I giornali accusati di manovrare le carte con una tempistica sospetta (ma Giuseppe D'Avanzo ha spiegato con dovizia di particolari che è solo da venti giorni che i verbali di Stefano Ricucci sono messi a disposizione delle parti) così alimentando la sindrome della congiura per affrettare una legge sbagliata. Sbagliata, prepotente, e velleitaria.


 





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