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DIBATTITO. QUOTIDIANI.DIFFUSIONE. I cali delle vendite dell'ordine del 50-70% nell'arco degli ultimi dieci anni, sono dovuti anche alla ormai diffusa disaffezione per la carta stampata da parte di persone un po' di tutte le età, per la semplice ragione che molte testate sono diventate nel tempo spudoratamente di parte, al punto da manipolare l'informazione, vuoi sottolineando ossessivamente certe notizie, vuoi letteralmente omettendone altre. - di Guglielmo Gandino

3.7.2019 - Grazie al rapporto con alcuni amici giornalisti, sono a conoscenza delle molte vicissitudini della categoria, sia dal punto di vista del calo delle vendite dei quotidiani che delle inevitabili conseguenze, con i molti licenziamenti e le perdite crescenti del loro ente previdenziale. Non c'è dubbio che internet e lo stile di vita delle nuove generazioni possono aver influito in maniera determinante a questa situazione. Ma cali delle vendite dell'ordine del 50-70% nell'arco degli ultimi dieci anni, sono dovuti anche alla ormai diffusa disaffezione per la carta stampata da parte di persone un po' di tutte le età, per la semplice ragione che molte testate sono diventate nel tempo spudoratamente di parte, al punto da manipolare l'informazione, vuoi sottolineando ossessivamente certe notizie, vuoi letteralmente omettendone altre.


Non voglio scrivere del tema “immigrazione”, anche se di grande attualità in questo momento. Osservo solo che la posizione di certi giornali dovrebbe anche tenere in conto che una grande maggioranza di italiani si è democraticamente espressa nella recente consultazione per il rinnovo del parlamento europeo. Volere pervicacemente andare contro corrente, senza tenere minimamente conto della volontà popolare, mi sembra masochismo allo stato puro, che francamente non ha - a mio parere - giustificazioni plausibili.


Adesso parliamo di pensioni. Sono stati proprio i giornali gli inventori del termine "pensioni d'oro". Poi è iniziata una "gogna mediatica" programmatica, con sortite e statistiche di ogni tipo sempre con l'obiettivo di fare lo scoop. La cosa incredibile è che chi ha inventato l'espressione "pensioni d'oro" non saprebbe neppure più darne una definizione precisa. Si tratta di pensioni oltre i 3.000 euro mensili? Lordi o netti? Oppure 90-100.000 euro annui oppure che cosa? Ognuno si inventa così di volta in volta la propria definizione, pur di spararle grosse contro chi ha versato ingenti contributi durante una vita di lavoro. Qualche eccezione c'è sicuramente in questo campo, con persone che hanno approfittato, con spirito doloso, di norme stupide, che consentirono un'anomala lievitazione della pensione, ben oltre una corretta logica contributiva. Tuttavia questa non è una buona ragione per fare di tutta l'erba un fascio, mettendo in ridicolo la categoria dei pensionati, al punto che poi esimi politici sono arrivati a definirli dei "parassiti sociali". Quando poi - con grande soddisfazione dei media - il governo ha disposto nuove decurtazioni del tasso di indicizzazione delle pensioni ed un nuovo "contributo di solidarietà " sulle pensioni lorde oltre i 100.000, quale categoria - fra altre - si è sottratta al pagamento del contributo? I giornalisti naturalmente, con motivazioni giuridiche basate sul fatto che trattasi di Istituto Previdenziale autonomo. Per cui un dirigente d'azienda, che riceve la pensione dall'INPS è un bieco sfruttatore del popolo, mentre un notaio, un giornalista o un avvocato sono per definizione dei galantuomini "senza macchia", quindi senza prelievo forzoso. E poi i giornali si stupiscono che la gente normale non li compri più? Ma è ovvio: la gogna mediatica contro i pensionati dura da troppi anni, e negli ultimi vent'anni tanti sono stati colpiti da blocchi parziali o totali della contingenza, con una perdita di potere d'acquisto delle pensioni di almeno il 20%. In compenso non si è mai intervenuti sulle pensioni "anomale" di certi ex-sindacalisti, né sui beneficiari della semi-dimenticata Legge Mosca, né sulle doppie pensioni dei parlamentari. Ed i giornali di queste cose hanno scritto pochissimo, quasi niente per essere sinceri.


Quello che stupisce poi è l'atteggiamento disfattista assunto regolarmente anche da testate di primo livello. È vero che il governo giallo-verde procede con difficoltà, con frequenti diatribe interne, soprattutto dopo le elezioni amministrative ed europee.


Ma è normale che ogni santo giorno si leggano pagine e pagine su veri o presunti litigi fra i due vice-Premier? L'impressione del popolo è che i media parteggino per una crisi di governo con elezioni anticipate a breve. Ma se mai la crisi di governo ci dovesse essere, ricomincerebbero poi settimane di uscite ad effetto e di mezze menzogne, a sostegno di questo o quel movimento o partito. Sono i giornali per primi che mettono in ridicolo il nostro Paese, con polemiche sul costo delle pensioni - indicando percentuali di spesa sul PIL del tutto false -, con notizie sovente inventate o quasi su quanto avviene nell'ambiente politico, il tutto con ricadute pericolose sulla nostra immagine soprattutto per i mercati finanziari. Se un ministro o un vice-ministro fa esternazioni fuori dalla righe, ecco che i media gridano allo scandalo perché questi fatti indeboliscono la fiducia degli investitori ed andranno ad incidere sullo spread. Poi nella realtà lo spread scende per settimane, come avviene ora, e allora non se ne scrive più, perché questa è una notizia positiva, e le notizie positive vanno bandite. Sintomatica in questi giorni è la questione dei mini-BOT. È vero che il Parlamento italiano si è espresso a favore con un'impensabile maggioranza. Ma è anche vero che da settimane la questione è stata di fatto accantonata. Eppure quanti giornalisti si spendono ancora in discussioni televisive sui mini-BOT, anche se è un argomento ormai desueto, pur di andare contro la destra di governo!


L'informazione è utile ed apprezzata solo se è equilibrata. Altrimenti è disinformazione. Ed i lettori non sono degli sprovveduti. I giornali se ne facciano una ragione. O torneranno ad essere canali di informazione professionali, oppure spariranno. E a quel punto nessuno si rammaricherà, con buona pace dell’INPGI. - Guglielmo Gandino


 


 


 





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