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Il moralismo è morto, viva il moralismo!

di Matteo Collura/ilmessaggero


7.4.2019 - Alcune sere fa, a conclusione di una partita di calcio, un giornalista sportivo ha espresso giusto disappunto per i cori razzisti rivolti a un paio di giocatori dalla pelle nera. Intervistato a caldo, un dirigente della società sportiva   sostenuta   da   quei   fanatici   tifosi,   nel   tentativo   di   sminuire,   di giustificare, ha dato del “moralista” al commentatore dell’incontro. Non l’avesse mai fatto! Il giornalista è andato su tutte le furie. “Io moralista? Ma come ti permetti?” “Non permetto a nessuno di definirmi moralista” e così via. Se quel dirigente gli avesse dato del ladro o del bugiardo, forse il suo interlocutore si sarebbe arrabbiato di meno. La parola “moralista”, in quel   contesto,   è   suonata   come   la   peggiore   delle   offese.   Perché?   Il proliferare   dei   talk   show   non   soltanto   sta   imbarbarendo   i   rapporti   tra italiani   (politici,   professionisti,   artisti,   sportivi,   semplici   cittadini),   sta modificando il senso delle nostre parole, incidendo sul linguaggio che fa di noi italiani un popolo dalla grande storia e cultura. Sto facendo del moralismo, mi rendo conto, ma non mi pare con questo di   essere   un   integralista,   un   insopportabile   puritano.   Se   si   consulta   un vocabolario, viene ricordato che i moralisti un tempo erano pensatori e scrittori   che   trattavano   questioni   morali,   vale   a   dire   attinenti   all’etica, bussola che dovrebbe guidare ogni azione, specie da parte di coloro che influenzano l’opinione pubblica. Oggi la parola “morale” – e ne è prova l’episodio di cui ho appena detto – ha una connotazione esclusivamente negativa. “Fare il moralista” vuol dire andare contro la cultura del presente, assumendo un atteggiamento censorio inattuale e perciò riprovevole.    Nel riferirsi al suo amato Vitaliano Brancati, Leonardo Sciascia ha scritto che “a differenza di Pirandello, c’era in lui del moralismo”. E ha aggiunto: “Ma   soltanto   gli   imbecilli,   più   o   meno   addottrinati,   continuano   a considerare il moralismo come un contraccettivo alla grandezza”.                                                                               





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