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Editoria. Crimi: "Basta ipocrisie sui privilegi di Radio Radicale. Nessuno vuole chiuderla, ma è un'anomalia tutta italiana". Il sottosegretario all'Editoria ricorda che "l'art. 25 co. 1 lett. i) del Contratto di Servizio 2018-2022 prevede che la Rai deve per l'appunto fornire un canale tematico dedicato alla comunicazione concernente le istituzioni e cosi prevede il Piano industriale, quindi che senso ha che si provveda ancora a mantenere in piedi una convenzione onerosa con una radio privata?".

ROMA, 6 aprile 2019. - "NESSUNO vuole chiudere Radio Radicale", ne' "mette in dubbio il prezioso servizio che ha svolto Radio Radicale, un servizio che pero' avrebbe potuto svolgere in modo analogamente prezioso qualunque altra radio se si fosse trovata nelle stesse condizioni privilegiate di ricevere un contributo pubblico ininterrottamente dal 1994 prima di 5 milioni e poi di 10 milioni di euro l'anno, a cui si aggiungo i 4 milioni di contributo dalla Presidenza del Consiglio, a fronte di una gara e relativa convenzione stipulata il 18 novembre 1994 e poi prorogata per legge senza soluzione di continuita'". Lo scrive Vito Crimi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Editoria, in un lungo post su Facebook. "Noi - sottolinea Crimi - vogliamo un'altra cosa, ovvero rimuovere il velo di ipocrisia sotto il quale si nasconde l'anomalia di una radio privata che si sostiene esclusivamente grazie ai soldi pubblici e che svolge un servizio affidatole a fronte di una proroga per legge senza alcuna valutazione dell'effettivo valore del servizio offerto". "Diversamente dalle altre radio private - afferma Crimi - Radio Radicale beneficia di una convenzione esclusiva con il ministero dello Sviluppo Economico. In sostanza, la radio fornisce un servizio (trasmettere attraverso i suoi canali i contenuti relativi all'attivita' parlamentare di Camera e Senato, e altri eventi istituzionali) e il Mise paga il servizio fornito circa 10 milioni di euro l'anno". Negli anni, dice ancora il sottosegretario, "questo servizio (a tutti gli effetti "pubblico") e' stato affidato a Radio Radicale per legge. L'importo per lo svolgimento del servizio e' stato stabilito senza alcuna ulteriore gara ad evidenza pubblica e senza alcuna valutazione comparativa che consentisse di misurare il valore effettivo del servizio fornito, anche alla luce dei mutati contesti tecnologici, e se valesse davvero i 10 milioni di euro concessi". Oltre alla convenzione con il Mise "Radio Radicale percepisce (e ancora percepira') 4 milioni di euro l'anno. Perche'? Perche' la normativa italiana prevede un fondo di 4 milioni di euro da destinare alle radio d'interesse pubblico. E Radio Radicale, casualmente, e' l'unica radio ad avere i requisiti necessari ad accedere al finanziamento". Crimi ricorda che "l'art. 25 co. 1 lett. i) del Contratto di Servizio 2018-2022 prevede che la Rai deve per l'appunto fornire un canale tematico dedicato alla comunicazione concernente le istituzioni e cosi prevede il Piano industriale, quindi che senso ha che si provveda ancora a mantenere in piedi una convenzione onerosa con una radio privata?". E conclude ribadendo che "NESSUNO auspica la chiusura di Radio Radicale. Quel che e' certo e' che la radio non godra' piu' della posizione di privilegio che oggi le consente di esistere in virtu' di un contributo pubblico diretto, che per legge le e' stato ricamato addosso, camuffandolo da corrispettivo a fronte di un servizio erogato". (ANSA).





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