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Lettera/sfogo di un 'pensionato d'oro': "Quando noi pensionati dobbiamo avere, non sono sufficienti le sentenze della Corte costituzionale, quando dobbiamo dare si procede “d’ufficio”. Sempre due pesi e due misure".

di Rino Impronta/dirigente della Banca d'Italia in pensione

1.4.2019. - Caro Franco Abruzzo, da pensionato d’oro, con riferimento ad un noto principio costituzionale (“tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge” ) e all’approvazione della legge sui vitalizi, vorrei ricordare che, in occasione dell’abolizione della perequazione (2011) per le pensioni superiori ad un certo importo, ai politici “nominati presso la Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica” fu riservato un trattamento particolare: dopo un regolare ricorso al Ministero dell’Economia da parte dei politici stessi,il Ministero ha informato l’opinione pubblica che i parlamentari, non essendo lavoratori dipendenti, quindi dei dipendenti pubblici, bensì titolari di “cariche pubbliche”, non sono tenuti a pagare il contributo di solidarietà. Sorge spontaneo rilevare che quando siamo stati obbligati (per legge) a pagare il “contributo di solidarietà” e rinunciare alla perequazione, abbiamo reagito,  con un ricorso alla Corte Costituzionale e alla CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma nel 1950). Infatti la Consulta, con sentenza n. 70 del 2015, riconosceva l’incostituzionalità del provvedimento stesso. A fronte di tale sentenza, vi è stata una “indifferenza unica da parte degli enti erogatori delle pensioni in oggetto”. Non solo non è stata applicata la sentenza della Corte Costituzionale, ma puntualmente ogni anno, nel mese di settembre o ottobre, vengono applicati i c.d. coefficienti relativi alla perequazione e alla tassazione delle pensioni comunicati dal Casellario Centrale dei pensionati gestito dall’INPS”, con la conseguente determinazione di conguagli sia di pensione che di trattenute erariali. Tutto ciò è giusto? Concludo affermando che quando noi pensionati dobbiamo avere, non sono sufficienti le sentenze della Corte costituzionale, quando dobbiamo dare si procede “d’ufficio”. Sempre due pesi e due misure, e nel prossimo mese di aprile assisteremo ad un altro prelievo spontaneo del nostro Governo su quanto ci viene erogato, dopo ricchi e abbondanti versamenti, i cui benefici, mi sembra godranno tutti coloro che verranno ammessi a fruire del Reddito di Cittadinanza. Ebbene. Sono stato educato diversamente: intanto faccio un acquisto, solo se ho le risorse per sostenere la spesa, altrimenti rimando ad un momento economicamente migliore. Nel ricordarti che leggo sempre con interesse le tue informazioni, ti invio un cordiale saluto, chiedendoti scusa dello sfogo. (Rino Impronta, improntarino@libero.it)


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 





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