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EDITORIA: E' GUERRA AL 'GIORNALE', DAL 30 APRILE CHIUDE LA REDAZIONE ROMANA. Nota sindacale: "Oggi l'azienda con un vero e proprio ricatto, mette diciannove lavoratori e le loro famiglie davanti alla scelta secca tra le dimissioni e il trasferimento coatto da Roma a Milano". I giornalisti hanno proclamato uno sciopero immediato.

Roma, 19 marzo 2019 - Guerra aperta al Giornale. Dopo mesi di trattative tra azienda e giornalisti sull'ipotesi di solidarietà per i redattori del quotidiano di via Negri, l'editore ha deciso unilateralmente e a sorpresa di chiudere la redazione di Roma dal prossimo 30 aprile. L'annuncio è stato dato al Cdr oggi alle 15, dopo che la decisione era stata presa ieri dal Consiglio di amministrazione della Società europea di edizione. Un fulmine a ciel sereno, visto che l'ipotesi di chiudere Roma non era mai stata paventata in questi mesi di trattativa. E che avrebbe avuto il placet diretto di Silvio Berlusconi. I giornalisti del Giornale sono ora riuniti in assemblea. In ballo sia lo sciopero che la mozione di sfiducia al direttore Alessandro Sallusti. "Non posso farci niente, non è che se mi sdraio fuori da Arcore cambia qualcosa", avrebbe detto Sallusti ai giornalisti riuniti in assemblea. (AdnKronos)


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Editoria: sciopero del Giornale contro la chiusura della redazione di Roma. "Oggi l'azienda con un vero e proprio ricatto, mette diciannove lavoratori e le loro famiglie davanti alla scelta secca tra le dimissioni e il trasferimento coatto da Roma a Milano".


MILANO, 19 marzo 2019. - Il Comitato di redazione (Cdr) e la Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) del Giornale hanno proclamato per oggi una giornata di sciopero per protestare contro la decisione unilaterale della Societa' europea di edizioni, comunicata oggi, di chiudere a partire dal 30 aprile prossimo la redazione romana della testata. "Le rappresentanze sindacali - e' scritto in una nota di Cdr e Rsu - deprecano e respingono la decisione, arrivata dopo mesi di trattative sulla riduzione del costo del lavoro giornalistico, durante le quali i dipendenti del quotidiano fondato da Indro Montanelli hanno dimostrato la massima disponibilita'. Ai dipendenti poligrafici una ipotesi analoga era stata semplicemente ventilata e mai neppure formalizzata". "Oggi l'azienda - prosegue la nota - con un vero e proprio ricatto, mette diciannove lavoratori e le loro famiglie davanti alla scelta secca tra le dimissioni e Il trasferimento coatto da Roma a Milano. La chiusura della redazione del Giornale si configura come una rappresaglia di un management poco abituato a relazioni industriali collaborative". "La soppressione della redazione romana rappresenta la perdita di un punto riferimento culturale e politico e segna Il tramonto di una lunga stagione editoriale. La scelta non porta alcun beneficio economico ai conti del quotidiano, anzi rischia di relegarlo ad un ruolo di foglio senza piu' ambizioni nazionali - conclude la nota -. La redazione di Roma e' sempre venuta incontro alle esigenze economiche e strutturali de Il Giornale, con un progetto riuscito di integrazione sul lavoro di desk tra Roma e Milano". (ANSA).


 


 


 


 


 


 


 





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